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giovedì 23 novembre 2017
 
L'Udienza
 

Francesco: «Non è utopia il disarmo integrale»

10/11/2017  Ricevendo i partecipanti al Simposio organizzato in Vaticano sulle armi nucleari, il Papa ricorda che la società civile, con organizzazioni, Chiese, istituzioni, ha raggiunto grandi risultati. E che, se c'è l'angoscia del riarmo nucleare, c'è anche la speranza che venga data attuazione alla decisione Onu che considera crimine di guerra utilizzare le armi atomiche

«Un mondo libero dalle armi nucleari». È l’obiettivo che il cardinale Peter Turkson, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale indica spiegando il motivo della convocazione, in Vaticano, del Simposio sul disarmo integrale che si tiene in questi giorni in Vaticano. «È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta», ha subito ribadito papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti all’incontro che vede l’impegno anche di 11 premi Nobel per la pace. «Un fosco pessimismo potrebbe spingerci a ritenere che le “prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, come recita il titolo del vostro incontro, appaiano sempre più remote. È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani», ha spiegato Bergoglio. Ribadendo anche, come ha fatto più volte in questi anni, che «anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi a un’etica di solidarietà».

Ma se il quadro è angosciante, con sempre nuovi Stati che si aggiungono «alla cerchia dei possessori di armi atomiche», c’è anche qualche luce di speranza. Una «svolta storica», così l’ha definita Francesco, «è la votazione con la quale, in sede Onu, la maggior parte dei Membri della Comunità Internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. È stato così colmato un vuoto giuridico importante, cioè che le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso Convenzioni internazionali».

Un risultato che si è raggiunto attraverso una «“iniziativa umanitaria” promossa da una valida alleanza tra società civile, Stati, Organizzazioni internazionali, Chiese, Accademie e gruppi di esperti» e per questo, ancora più significativo.

Infine il Papa, dopo aver ricordato il 50° anniversario della Lettera Enciclica Populorum progressio di Paolo VI che «sviluppando la visione cristiana della persona, ha posto in risalto la nozione di sviluppo umano integrale e l’ha proposta come nuovo nome della pace», ha richiamato ancora una volta a respingere la cultura dello scarto e ad «avere cura delle persone e dei popoli che soffrono le più dolorose disuguaglianze, attraverso un’opera che sappia privilegiare con pazienza i processi solidali rispetto all’egoismo degli interessi contingenti».

«Un progresso effettivo e inclusivo», ha concluso il Papa, «può rendere attuabile l’utopia di un mondo privo di micidiali strumenti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantellamento degli arsenali. Resta sempre valido il magistero di Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo di un disarmo integrale affermando: «L’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica».

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