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domenica 16 dicembre 2018
 
 

Francia: nozze gay? La Chiesa dice no

16/08/2012  Per esprimere il disagio dei cattolici francesi al progetto di legge del Governo socialista d'introdurre i matrimoni tra omosessuali, è stato letta ieri durante la Messa una preghiera.

Il cardinale Philippe Barbarin
Il cardinale Philippe Barbarin

Era un punto esplicito del programma elettorale di François Hollande e, trascorsi i tradizionali 100 giorni di assestamento del suo governo senza particolari sussulti se non la gestione della crisi economica, ora intende realizzarlo. Parliamo dalle nozze gay – promessa qualche mese fa in grande pompa dai socialisti risultati poi vincitori della tornata elettorale –, la possibilità cioè per coppie dello stesso sesso di accedere a quello che da secoli fanno le coppie eterosessuali: sposarsi. Un passo ulteriore, dunque, rispetto al Pacs, il Pacte civil de solidarité, approvato dal Parlamento francese nel novembre 1999, che all’epoca innovava il diritto aprendo le porte a un’unione civile tra persone di sesso (diverso o uguale, non importa), che manifestassero liberamente questa loro volontà attraverso una dichiarazione scritta e congiunta alla cancelleria del Tribunal d’instance del loro comune di residenza. Gli effetti del Pacs, per inciso, vanno a incidere su alcuni diritti civili (assistenza in ospedale, decidere sui trattamenti sanitari del convivente, lasciargli l’eredità) ma non arrivano a permettere l’adozione di minori da parte della coppia convivente. Possibilità che, invece, sarebbe aperta se il matrimonio omosessuale diventasse legge dello Stato.

I cattolici francesi però non ci stanno: ieri, solennità dell’Assunzione, sono stati invitati ad adottare un testo della preghiera dei fedeli redatto ad hoc in cui, tra l’altro, si invoca la Vergine «perché tutti i bambini possano godere appieno dell'amore di un padre e di una madre». Riferimento implicito al progetto di legge socialista. Una “crociata”? Così è stata definita dai media laici. In realtà una preghiera delicata e di squisito tenore “nazionale” (Prière pour la France, clicca sopra per il link al testo), comunque «il primo atto di una mobilitazione spirituale in difesa degli interessi cristiani», come l’ha definita con tono battagliero e solenne il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, sul quotidiano Les Progrès. Il prelato, commentando l’iniziativa, ha dichiarato: «È uno shock di civiltà voler snaturare il matrimonio che da sempre è una realtà meravigliosa e fragile. Preghiamo per i governanti e i legislatori sperando che ciascuno agirà innanzi tutto per il bene del Paese e delle generazioni future e seguirà la voce della coscienza prima della linea del partito». Barbarin ha anche chiesto dalle colonne del quotidiano l’apertura di un dibattito pubblico prima di far votare la legge, alla stregua di quanto successo un anno fa per la legge in materia di bioetica.

Promotore dell’iniziativa è stato il cardinale Andrè Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese. È lui l’estensore del testo – inviato a metà luglio a tutte le diocesi –, che è stato letto durante la Messa nelle parrocchie. Anche se secondo le disposizioni dei vescovi francesi l’adozione del testo era a discrezione del celebrante, pare che, almeno a quanto riferisce il quotidiano La Croix, la maggior parte dei parroci vi si sia attenuta. Il riferimento della preghiera dei fedeli al progetto di legge socialista era chiaro in alcune significative frasi: dai “destinatari” dell’invocazione («per coloro che sono stati eletti recentemente per legiferare e governare, che il loro senso del bene comune della società abbia la meglio sulle richieste particolari»), ai possibili svantaggiati dalla legge («che i bambini cessino di essere l’oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti perché possano godere appieno dell’amore di un padre e della madre»). Se il mondo del laicato cattolico ha accolto favorevolmente l’iniziativa dei vescovi, non sono mancate tuttavia voci che hanno messo in risalto il rischio che la voce della Chiesa venga confusa con quella, politicamente schierata, del Front National o che, ancor peggio – come ha fatto rilevare Jérôme Mignon, presidente delle Settimane Sociali di Francia –, emerga nell’opinione pubblica un pregiudizio di ostilità verso gli omosessuali da parte della Chiesa stessa. Non sono mancate anche, come di consueto in questi casi, accuse di omofobia da parte dell’associazionismo gay, anche cristiano, come l’associazione “David et Jonathan”, che ha tacciato l’iniziativa di omofobia. Quanto alla possibilità di adozione di minori da parte di coppie omosessuali, un recente sondaggio dell’istituto di indagini di mercato francese BVA ha indicato che il 63% dei francesi sono favorevoli alle unioni gay, mentre il 56% sono benevoli anche verso l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Il tema sarà al centro del dibattito in governo sin dal prossimo autunno.

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