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Padre Fortunato: «Ad Assisi Dario Fo era di casa»

13/10/2016  Il portavoce del Sacro Convento di Assisi ricorda la passione per San Francesco e i momenti vissuti dal celebre attore con la comunità francescana: «A sera se andava dicendoci: vado via perché se resto ancora un po' finisce che mi converto»

(Nella foto: padre Enzo Fortunato)
 

“Dario Fo per noi era uno di casa, si proclamava un fanatico di Francesco”, ricorda padre Enzo Fortunato, portavoce e direttore della sala stampa del Custode del Sacro Convento di Assisi. La passione di Fo per il santo era di lunga data, ma lui voleva coltivarla anche nella concretezza, visitando spesso Assisi. “Ci è venuto a trovare diverse volte, si intratteneva anche con padre Mauro Gambetti”. Il Custode del Convento ha commentato la scomparsa dell’autore di “Mistero Buffo” con una nota in cui ricorda i meriti dell’artista: “ Si è spenta una voce critica che è stata da stimolo per l'attenzione verso gli ultimi e le periferie della storia. La preghiera è che possa incontrare l'amore pieno”.

Del resto, continua padre Fortunato, “Dario Fo è sempre stato legato da affetto e ammirazione per il Santo di Assisi, lo testimoniano le sue rappresentazioni messe in scena, alcuni suoi scritti come la poesia per il Santo 'Il dono della Pace' e il racconto 'La leggenda della fonte tiepida”. Padre Fortunato pesca nella memoria di quegli incontri con i padri francescani. “Arrivava in auto con alcuni collaboratori, visitava la basilica e le altre opere legate al santo, spesso partecipava a dibattiti sui carcerati, sulla misericordia, sulla politica. Era molto critico verso il potere vissuto come professione e non come spirito di servizio. Ha anche collaborato con la nostra rivista e con il sito. Ci regalò un ritratto del Santo che utilizzammo come copertina”. Fo definiva Francesco “la voce della pace” e “amava soprattutto la sua capacità di mettere in discussione con la sua testimonianza la Chiesa del suo tempo e le varie fonti di egoismo che albergavano nel cuore degli uomini del Medio Evo. Ammirava la sua capacità di amare l’uomo, di cambiare la Chiesa e di essere inclusivo verso tutti”.

Padre Fortunato lo aveva sentito al telefono un mese fa: "Lo informai della visita ad Assisi della rockstar Mikka, che aveva cantato con lui in un originale duetto e lui fu molto contento che anche quel ragazzo venisse ad ammirare i luoghi del santo". Alla fine di quelle serate, ricorda il francescano, "spesso si commuoveva per l’atmosfera di Assisi e dei suoi frati. Poi, ebbro di quell'atmosfera spirituale, saliva in auto per andare a pernottare All’Alcatraz, il villaggio-laboratorio adagiato tra il verde delle colline umbre fondato dal figlio Jacopo, distante meno di un’ora da Assisi. “Ci salutava col solito trasporto e ci diceva con una battuta, ma non troppo: Non mi fate stare troppo con voi, devo scappare, altrimenti mi arriva il dono della fede e finisce che mi converto”.

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