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Abusi, McCarrick non è più cardinale, papa Francesco accoglie le dimissioni

28/07/2018  Sospeso da qualsiasi ministero pubblico, McCarrick dovrà ritirarsi in una casa per una vita di preghiera e di penitenza. O’ Malley, capo della Pontificia commissione per la tutela dei minori (nella foto con il Papa): “Azioni immorali per chiunque, incompatibili con il ruolo di sacerdoti, vescovi e cardinali”.

Theodore McCarrick (Reuters).
Theodore McCarrick (Reuters).

Papa Francesco ha accettato le dimissioni da Cardinale di Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, e ha disposto “la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”.

Le accuse a carico del cardinale McCarrick, 88 anni, (presunti abusi sessuali su minori e comportamenti sessuali inappropriati con adulti, risalenti a molti anni fa), e in genere il tema del contrasto alla pedofilia, erano state nei giorni scorsi oggetto di una nota molto franca del Cardinale Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, dal 2014 alla guida della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita in quell’anno da papa Francesco.

Nella nota O’ Malley si dice “profondamente turbato” dalle notizie di “azioni, da chiunque commesse, moralmente inaccettabili e incompatibili con il ruolo di sacerdote, vescovo o cardinale”.

“Si tratta di notizie”, scrive, “che hanno traumatizzato molti cattolici e non solo. Questi resoconti – un caso riguardante un minore che l’arcidiocesi di New York ha ritenuto dopo un’indagine credibile e circonstanziata e un’altra accusa riguardante un minore ancora da indagare – sono devastanti per le vittime e per la Chiesa”. Le notizie di abusi sessuali da parte del clero, scrive il cardinale O’ Malley, “creano nella mente di molti dubbi sul fatto che stiamo affrontando effettivamente questa catastrofe nella Chiesa. Questi e gli altri casi richiedono più che delle scuse. Servono protocolli trasparenti e coerenti per garantire giustizia alle vittime e rispondere all’indignazione legittima della comunità. La Chiesa ha bisogno di una politica forte e globale per affrontare le violazioni dei voti di celibato da parte dei Vescovi nei casi di abuso criminale dei minori e nei casi che coinvolgono adulti”.

Non usa mezzi toni, il cardinale O’Malley, ribadendo di aver maturato queste conclusioni nella sua esperienza in numerose diocesi e durante il lavoro della pontificia commissione per la tutela dei minori. Il cardinale individua tre punti strategici. Primo: “una valutazione equa e rapida delle accuse”; secondo: “una verifica dell’adeguatezza dei nostri standard e delle nostre politiche nella Chiesa”; terzo: “bisogna comunicare più chiaramente ai fedeli cattolici e a tutte le vittime, cui dev’essere rivolta la preoccupazione principale, che devono essere elogiate per aver portato alla luce la loro tragica esperienza e trattate con rispetto”.

Mancare queste azioni, sostiene il cardinale, vorrebbe dire: “mettere in pericolo l’autorità morale della Chiesa”. E conclude: “Non c’è imperativo più grande per la Chiesa che sentirsi la responsabilità di affrontare questi problemi che porterò ai miei prossimi incontri con la Santa Sede, con grande urgenza e preoccupazione”.

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