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sabato 21 ottobre 2017
 
I 70 anni del Csi
 

Papa Francesco e lo sport: nella vita mai chiudersi in difesa

07/06/2014  Grande festa in piazza san Pietro per i 70 anni del Centro sportivo italiano. Bergoglio indica tre strade: scuola, sport e lavoro. E dice: "Cercate la vittoria sempre. Non accontentatevi di un pareggio".

Bergoglio con il capitano della Nazionale amputati Francesco Messori
Bergoglio con il capitano della Nazionale amputati Francesco Messori

Tre parole: educazione sport e posti di lavoro. Papa Francesco indica la strada in piazza san Pietro nel giorno della festa del Csi. Alza lo sguardo verso le migliaia di ragazzi e di educatori che lo hanno atteso giocando per tutto il giorno. Dice a loro: “Non accontentatevi di un pareggio, date il meglio di voi stessi”. E poi aggiunge tra gli applausi: “Per i giovani ci sono tre strade: la strada dell’educazione, la strada dello sport e la strada del lavoro”. Ma non si ferma e sottolinea. “I posti di lavoro devono essersi all’inizio della vita dei giovani”. Messaggio chiaro e forte, soluzione per uscire dalla crisi e per evitare la disperazione sociale.

Affonda Papa Francesco: “Seguendo queste tre strade non si incontrerà droga, alcool”. Lo ripete due volte, anche alla fine del suo discorso. E dice ancora. “Non accontentavi di una vita mediocremente pareggiata. Andate avanti cercando la vittoria sempre”. La festa con il Papa è cominciata nel tardo pomeriggio, festa dello sport più bello, festa del volto umano dello sport. Abbraccia la nazionale italiana amputati, ragazzi che giocano con una gamba sola presentati uno per uno da Bruno Pizzul. Sul sagrato di San Pietro hanno montato un campetto di calcio e i canestri del basket. Il Trap gli regala un pallone e spiega che è stato “l’oratorio a formarmi e darmi la gioia di rimanere umile”.

Igor Cassina e Vanessa Ferrari fanno un breve esibizione al cavallo e alla trave, in mezzo a tante testimonianze di gioco pulito, di sport che cambia la vita, anche in carcere. Papa Francesco sorride, stringe mani, abbraccia atleti e dirigenti, riceve palloni e magliette. Poi parla e dice che “è importante che lo sport rimanga un gioco”, che va bene giocare ma occorre anche “mettersi in gioco nella vita come nello sport”, alla “ricerca del bene nella Chiesa e nella società”. Spiega che occorre “accogliere soprattutto i meno fortunati e dare loro un’opportunità di esprimersi”. Invita i ragazzi a comportarsi da “veri atleti, degni della maglia”, a riscoprire “la bellezza del gioco di squadra”.

Dice “No all’individualismo”: “Un giocatore non fa gioco per se stesso. Nella mia terra quando un giocatore gioca da solo si dice che vuol mangiarsi il pallone. Questo individualismo, invece va fatto gioco d’equipé”. Poi ricorda che lo sport è importante nella missione della Chiesa e fa con la memoria a padre Lorenzo Massa, il salesiano che nelle strade di Buenos Aires nei primi anni del Novecento raccolse un gruppo di ragazzi che poi diventarono una grande squadra il club “San Lorenzo de Almagro”, di cui il Papa è supertifoso.

Spiega: “In parrocchia se non c’è il gruppo sportivo manca qualcosa”. Ma si raccomanda che giochino tutti non solo i più bravi e si privilegino invece “i più svantaggiati”. Infine invita a i dirigenti sportivi a portare lo sport nelle periferie, perché “insieme ai palloni potete dare anche ragioni di speranza e di fiducia”. Chiude con un appello nella sua nuova veste di capitano del Centro Sportivo Italiano, appena nominato dal presidente Massimo Achini: “Da capitano vi sprono a non chiudervi in difesa, ma venire in attacco, a giocare insieme la nostra partita che è quella del Vangelo”.

E poi come sempre fa chiede ai ragazzi di pregare per lui, perché “anch’io devo fare il mio gioco, che è il vostro gioco, che è il gioco di tutta la Chiesa: pregate che io possa fare questo gioco fino al giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé”.

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