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sabato 22 settembre 2018
 
Il segreto
 

Papa Luciani non è stato avvelenato

12/09/2018  La testimonianza inedita di don Martino Valerii sulla morte di Giovanni Paolo I: «Non veleno, ma una malattia nascosta...»

Ho custodito per anni un segreto nel cuore, rivelandolo solo a qualche amico, ma ora ho deciso di darne pubblica notizia. Ho preso tale risoluzione mentre seguivo la trasmissione Atlantide, su La7, nella quale Andrea Purgatori, servendosi di esperti, portava avanti il discorso della morte di Giovanni Paolo I per avvelenamento. L’avrebbero ucciso, secondo lui, perché stava minacciando di fare riforme non gradite a molti fra i capi della Chiesa. Si tratta di questo. Nei primi anni del Concilio, e precisamente nel 1963 e 1964, il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia (poi asceso al soglio pontificio con il nome di Giovanni Paolo I), aveva preso dimora a Roma, in un istituto di suore sulla via Tuscolana. Il caso volle che nello stesso periodo, in quello stesso istituto, fosse assegnata una stanza a mio zio, mons. Domenico Valerii, vescovo di Avezzano, e una stanza a me, suo segretario.

Accadde così che, per molti mesi, io facessi loro da autista, accompagnando ogni giorno il cardinale Luciani e mio zio alle sedute conciliari in San Pietro. Un giorno, arrivati in San Pietro, Albino Luciani mi posò una mano sul braccio e mi disse: «Fai scendere tuo zio e riaccompagnami a casa». Pensando a un disturbo intestinale, invitai mio zio a scendere, aggiungendo che sarei tornato a prenderlo alla chiusura della riunione conciliare. Tornati all’istituto, il cardinale mi disse: «Aspettami in macchina. Tornerò fra poco». Attesi più di un’ora. Stavo già decidendo di andare a vedere cosa fosse successo al cardinale, quando lo vidi tornare verso la macchina. Aveva un volto così pallido... Sedette in auto e mi disse: «Ora siamo in tre a saperlo io, tu e mia madre. Sono affetto da una forma di epilessia, che mi trascino da tanti anni. Ho la fortuna di avere molto ampia la cosiddetta “zona aurea”, per cui percepisco la crisi un po’ di tempo prima. In tal caso, mi chiudo in camera e aspetto che passi. Abitualmente riesco a dissimulare il pallore, strofinando il volto con un po’ di alcool. Oggi, però, ho dimenticato di farlo».

Turbato per la rivelazione, lo riaccompagnai in Vaticano. Tutto proseguì normalmente. In seguito, raccontai il fatto a mio zio e, per tanto tempo, non ne parlai con nessuno. Quando Luciani fu eletto Papa, mi incontrai con mio zio a Teramo, dove viveva in riposo da cinque anni, e gli dissi: «Hai visto Luciani? L’hanno fatto Papa». Lo zio mi rispose: «Ma hanno sbagliato. Con la sua salute camperà pochissimo». Tornai a Teramo dopo un mese. Il Papa era appena morto. Dissi a mio zio: «Sei stato tristemente profeta». Egli mi rispose: «Quando mi parlasti del grande pallore, io capii che il cuore in quegli attacchi si sforzava enormemente». Ed aggiunse: «Come tu sai, per evitare di andare in guerra, ho fatto due anni di medicina. Quindi un po’ me ne intendo. In questo caso, ci voleva poco a capirlo». Alla luce di questo, è evidente che papa Luciani è morto non per avvelenamento, ma per sovraffaticamento cardiaco.

(foto Ansa)

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