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venerdì 17 agosto 2018
 
 

Il Papa: «La vita religiosa non è light»

02/02/2015  «Non si può vivere la vita religiosa in maniera disincarnata», dice Francesco nell'omelia in San Pietro per la festa della Candelora in sui si celebra la Giornata mondiale della vita consacrata. «Altrimenti la si riduce a una caricatura nella quale si attua una sequela senza rinuncia, una preghiera senza incontro, una vita fraterna senza comunione, un'obbedienza senza fiducia, una carità senza trascendenza»

Maria che porta in braccio Gesù al tempio ci apre una strada. E' attorno alla spiegazione di questo gesto fondamentale che ruota l'omelia di papa Francesco per la messa della Candelora. «La Madonna cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei», dice Francesco. E aggiunge: «Lei lo porta, ma è Lui che porta lei in questo cammino di Dio che viene a noi affinché noi possiamo andare a Lui. Gesù ha fatto la nostra stessa strada, e ci ha indicato il cammino nuovo, una “via nuova e vivente” che è Lui stesso».
E rivolgendosi ai circa 5mila religiosi e religiose presenti in San Pietro per la Messa il Papa ha ricordato che «anche per noi, consacrati, Egli ha aperto una strada». Una strada che chiede di essere percorsa con autenticità. Non si può vivere la vita religiosa in «maniera light e disincarnata», dice Francesco. Altrimenti la si riduce a «una caricatura nella quale si attua una sequela senza rinuncia, una preghiera senza incontro, una vita fraterna senza comunione, un'obbedienza senza fiducia, una carità senza trascendenza».
E per sgeuire Gesù occorre mettersi nella via dell'obbedienza: «Obbedienza e docilità non sono un fatto teorico, ma sottostanno al regime dell'incarnazione del Verbo. Docilità e obbedienza a un fondatore, docilità e obbedienza a una regola concreta, docilità e obbedienza a un superiore, docilità e obbedienza alla Chiesa». Docilità e obbedienza concrete, ha esortato il Papa perché solo «attraverso il cammino perseverante nell'obbedienza matura la sapienza personale e comunitaria, e così diventa possibile anche rapportare le regole ai tempi: il vero aggiornamento, infatti, è opera della sapienza, forgiata nella docilità e nell'obbedienza. Il rinvigorimento e il rinnovamento della vita consacrata avvengono attraverso un amore grande alla regola, e anche attraverso la capacità di contemplare e ascoltare gli anziani della congregazione. Così il "deposito", il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito dall'obbedienza e dalla saggezza». Un obbedienza che va «anche fino all’annientamento e all’umiliazione di sé stesso. Per un religioso, progredire significa abbassarsi nel servizio. Un cammino come quello di Gesù, che "non ritenne un privilegio l’essere come Dio". Abbassarsi facendosi servo per servire. E questa via prende la forma della regola, improntata al carisma del fondatore».
Sapendo anche che la regola insostituibile per tutti è sempre il Vangelo.  «Ma lo Spirito Santo, nella sua creatività infinita, lo esprime anche in diverse regole di vita consacrata, ma tutte nascono dalla sequela Christi, da questo cammino di abbassarsi servendo. Attraverso questa “legge” i consacrati possono raggiungere la saggezza, che non è una attitudine astratta ma opera e dono dello Spirito Santo, e il suo segno evidente è la gioia. Sì, letizia evangelica del religioso è conseguenza di questo cammino di abbassamento con Gesù».
Per questo quando siamo tristi, conclude il Papa, «ci farà bene domandarci come stiamo vivendo questa dimensione kenotica. Nel racconto della Presentazione di Gesù la saggezza è rappresentata dai due anziani, Simeone e Anna: persone docili allo Spirito Santo (lo si nomina 3 volte), guidati da Lui, animati da Lui. Il Signore ha dato loro la saggezza attraverso un lungo cammino nella via dell’obbedienza alla sua legge, obbedienza che, da una parte, umilia e annienta, però, dall’altra parte, obbedienza che custodisce e garantisce la speranza, e adesso sono creativi, perché pieni di Spirito Santo. Creano anche una sorta di liturgia attorno al Bambino che entra nel tempio: Simeone loda il Signore e Anna “predica” la salvezza».
Ed è curioso, dice il Papa, che i creativi non sono i giovani: «I giovani, come Maria e Giuseppe, seguono la legge del Signore, la via dell’obbedienza. E il Signore trasforma l’obbedienza in saggezza, con l’azione del suo Santo Spirito. E anche noi, oggi, come Maria e come Simeone, vogliamo prendere in braccio Gesù perché si incontri con il suo popolo, e certamente lo otterremo soltanto se ci lasciamo afferrare dal mistero per cui sia lo stesso Gesù a condurci. Guidiamo a Gesù ma ci lasciamo guidare. Questo è ciò che dobbiamo essere: guide guidate».

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Il Papa celebra la Messa per i consacrati
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