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lunedì 18 giugno 2018
 
 

«Il Paradiso? Non è un luogo»

26/11/2014  «Ma è uno stato dell'anima». Alla vigilia del viaggio in Turchia, durante l'udienza generale del mercoledì, papa Bergoglio chiede ancora di pregare per i cristiani perseguitati in Iraq e per la pace nella regione. E termina la catechesi sulla Chiesa

Ancora un appello ai cristiani perseguitati in Medio Oriente alla vigilia del viaggio in Turchia. Papa Francesco all’udienza generale così si è rivolto a loro: “Siate forti e aggrappatevi alla Chiesa e alla vostra fede. Trasformate con la vostra speranza e curate con il vostro perdono, con l’amore e la pazienza della vostra testimonianza”. In particolare il papa si è rivolto ai cristiani dell’Iraq.Salutando i pellegrini di lingua araba presenti in piazza San Pietro, ha ricordato «la violenza, la sofferenza» vissute dalle popolazioni della regione, invocando per loro protezione e sostegno. Tra quanti ascoltavano le sue parole c’erano due testimoni diretti della drammatica realtà dei cristiani iracheni l’arcivescovo caldeo di Mossul, Amel Shamon Nona, e l’arcivescovo siro ortodosso della stessa città, Nikodemos. Alla richiesta di pregare per le vittime della violenza Bergoglio ha unito quella per la causa ecumenica, ricordando il suo imminente viaggio in Turchia: “Questa visita di Pietro al fratello Andrea porti frutti di pace, sincero dialogo tra le religioni e concordia nella nazione turca”.

Poco prima papa Francesco aveva concluso il ciclo di riflessioni dedicate alla Chiesa. Partendo dal presupposto che essa “non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli”, ha rilanciato le domande che l’uomo si pone guardando verso questo orizzonte: «Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda?” Si tratta, ha spiegato, di interrogativi che non sono nuovi, li avevano già posti i discepoli a Gesù. Le risposte si trovano nella Bibbia, ha aggiunto, quando parla della Gerusalemme nuova e cioè del paradiso. E qui il papa ha spiegato che “più che di un luogo si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute”. E in tale prospettiva, ha esortato a “percepire come ci sia una continuità e una comunione di fondo tra la Chiesa celeste e quella ancora in cammino sulla terra”. Perché, ha sottolineato alla fine “nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è”.

 
 
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