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sabato 25 maggio 2019
 
 

Parolin: La diplomazia della pace

11/03/2015  Il Segretario di Stato Vaticano fa il punto sul ruolo della Chiesa nella risoluzione dei conflitti. Conferma la trattativa con l’Italia su capitali allo Ior e fisco. La proposta di un “Ufficio per la mediazione pontificia”.

Tra Italia e Santa Sede “sono in corso trattative nel senso di un processo di maggiore trasparenza e di maggiore collaborazione con l’Italia negli ambiti fiscali”. La conferma, dopo le notizie apparse nei giorni scorsi, è del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano che mercoledì 11 marzo, ha tenuto una relazione sulla pace e la diplomazia della Santa sede alla Pontificia università gregoriana.

Parolin ha aggiunto di sperare che “si possa arrivare presto a una conclusione che credo sarebbe di beneficio per tutti”, ma ha negato che l’accordo sia “imminente”: “Ci vuole un po’ di tempo, ma stiamo lavorando a buon ritmo”. Dell’esistenza dei colloqui tra Italia e Santa Sede sull’argomento aveva parlato il premier Matteo Renzi in un’intervista la scorsa settimana.
Parolin nella lezione tenuta alla Gregoriana ha ripercorso il significato della diplomazia vaticana anche in relazione a molte crisi aperte. Ha spiegato che la “
la Santa Sede opera sullo scenario internazionale non per garantire una generica sicurezza – resa più che mai difficile in questo periodo dalla perdurante instabilità – ma per sostenere un’idea di pace frutto di giusti rapporti, di rispetto delle norme internazionali, di tutela dei diritti umani fondamentali ad iniziare da quelli degli ultimi, i più vulnerabili”. Ha sottolineato che gli strumenti principali per affrontare le crisi sono il “dialogo, il  negoziato, la trattativa, la mediazione, la conciliazione” e ha rilevato che tra gli strumenti nuovi occorre predisporre quelli in gradi di “gestire i conflitti conclusi” con particolare attenzione al rientro di profughi e sfollati alla ripresa delle attività politiche ed economiche, alle “esigenze di riconciliazione tra le parti”, con la tutela del “diritto al ritorno, al ricongiungimento di famiglie”, alla “restituzione dei beni” o al loro “risarcimento”.

Parolin ha ripetuto che il ricorso alla forza “nel disarmare l’aggressore” deve essere considerato “estrema ratio della legittima difesa”. Ha poi lanciato una proposta e cioè che “nell’opera di riforma avviata dal Santo Padre ritrovi spazio nella Segreteria di Stato un Ufficio per la mediazione pontificia che possa fare da raccordo tra quanto sul terreno già svolge la diplomazia della Santa Sede nei diversi Paesi e parimenti collegarsi alle attività che in tale ambito portano avanti le Istituzioni internazionali”.

Il cardinale ha anche accennato alla riforma delle Onu, conversando con i giornalisti dopo la sua relazione: “
“Finora piuttosto ci si è limitati a prendere atto che lo scenario mondiale è cambiato, che non ci sono più, diciamo, gli attori di un tempo, che ne sono apparsi altri. Le soluzioni ancora non si sono trovate, o per lo meno non sono state decise e accettate. Noi continuiamo a insistere su questo, ogni volta che ci è data la possibilità ma sinora nulla è cambiato. Speriamo che davvero si vada avanti, perché ci sembra che l’Onu possa essere uno strumento valido per gestire le questioni, questo lo abbiamo sempre detto, lo crediamo, però un’Onu rinnovata rispetto alla nuova realtà alla quale ci troviamo di fronte”.

Ha poi denunciato l’indifferenza della comunità internazionale bei confronti del conflitto in Siria. Da domani e fino al 15 marzo il cardinale si recherà in visita ufficiale a Minsk, in Bielorussia, dove incontrerà le autorità religiose e politiche del Paese. La Bielorussia sta svolgendo un ruolo di “ponte” nel conflitto ucraino. Riguardo all’impegno diplomatico della Santa Sede, il cardinale ha detto che “non ci sono iniziative particolari a cui pensiamo. Stiamo seguendo molto da vicino la situazione”. Ed ha aggiunto: “Credo che anche questa visita in Bielorussia abbia un particolare significato in questo momento, tenendo appunto l’occhio rivolto alla situazione ucraina, proprio per il ruolo che il governo di Minsk vuole esercitare nei confronti dell’Ucraina: cercare un’uscita negoziata e pacifica alla crisi. In questo senso l’abbiamo già fatto varie volte negli interventi della Santa Sede e io penso che la mia presenza possa appoggiare questo sforzo che si sta facendo a livello del governo locale”.

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