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martedì 23 luglio 2019
 
Il Segretario di Stato Parolin
 

«In papa Francesco corpo e parole sono una cosa sola»

10/05/2014  Lectio del segretario di Stato Parolin al Salone del libro di Torino sulla comunicazione del Papa. Tenerezza, verità, misericordia e giustizia sono le parole chiave del suo Pontificato, stelle polari per la costruzione, afferma il cardinale, di una «città affidabile» per l'uomo

"Non parlare tanto ma parlare con tutta la vita". È il senso dell'esperienza di conversione dell'Innominato, raccontata da Manzoni nei Promessi Sposi, a restituire la cifra autentica del linguaggio di papa Francesco secondo l'analisi del cardinale Pietro Parolin. Il Segretario di Stato vaticano è intervenuto sabato mattina al Salone del libro di Torino, dove la Santa Sede è ospite d'onore, per "spiegare" le parole di papa Bergoglio, lo stile comunicativo e la sua visione di Chiesa. L'efficacia del linguaggio del Pontefice, secondo Parolin, non è frutto di "studiate tecniche di comunicazione" ma deriva "dall'autenticità evangelica" e dalla capacità, già proposta da Agostino, di annunciare il Vangelo con dolcezza abbracciando la libertà dell'uomo contemporaneo e condividendone difficoltà e travaglio interiore. Uno stile comunicativo che è emblematico dell'obiettivo del Papa: avere sempre, ha detto Parolin, una Chiesa "capace di essere amica e compagna dell'uomo" capace di fuggire la "fede da laboratorio".

Nella comunicazione di Bergoglio non c'è - come ha sottolineato in apertura dell'incontro anche padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica - una cesura tra parole e gesti, tra linguaggio e azione. "Le parole di Francesco", ha detto Parolin, "fanno corpo con il personaggio, sono un tutt'uno. E le parole esprimono quasi la corporeità del Pontefice, il suo protendersi nello slancio verso l'interlocutore", la "gioia di un padre mentre annuncia la bella notizia del Vangelo". Il Segretario di Stato ha analizzato alcune parole chiave del magistero bergogliano. A cominciare dalle parole "tutto-tutti" che nei discorsi e nei documenti di Francesco ricorreva fino a novembre scorso più di 300 volte e sottolineano la sua missione di essere al servizio di ogni uomo e di tutto l'uomo in una logica di apertura. Queste due parole, ha detto il cardinale, "manifestano bene la visione delle cose, portata a superare i recinti e aprire le porte".

Un altro aspetto sottolineato da Parolin, visibile soprattutto nelle omelie mattutine del Papa a Santa Marta, è la frequenza dei punti di domanda perché, spiega Parolin, "la domanda, l'attesa e la mendicanza esprimono la condizione umana" e sono spia di quel pensiero "aperto e incompleto" che il cristianesimo e la Chiesa devono saper accogliere e abbracciare da un Dio che, come ha ripetuto più volte Bergoglio, si caratterizza anzitutto come "il Dio delle sorprese". Queste domande, ha detto, "sono interrogativi reali, non retorici". Inoltre, per il Papa, "non bisogna portare le periferie a casa ma viverci dentro". Tra le tante espressioni (Dio spray, Chiesa baby sitter) coniate dalla "creatività", altra parola chiave del magistero, di papa Francesco, Parolin si è soffermato su quattro in particolare: tenerezza, misericordia, verità e giustizia. La "tenerezza" è ciò di cui, come ha detto il Papa, non bisogna mai vergognarci perché esprime lo stile autentico di Gesù quando si avvicina all'uomo. Logica conseguenza di questo atteggiamento sono le parole "scusa, permesso, grazie", che il Papa raccomanda di usare in famiglia e che, nota Parolin, "sono divenute sempre più rare nei rapporti interpersonali ma secondo Bergoglio aiutano a preservare l'umanità di ogni convivenza".

La misericordia è, spiega Parolin citando il Papa, "il messaggio più forte del Signore perché i giusti si giustificano da soli" mentre Cristo è venuto per i "peccatori". La misericordia non è Grazia a buon mercato, come pure sostengono certi teologi, ma è il luogo in cui "si manifesta l'onnipotenza di Dio". Qui siamo nel cuore del messaggio di Francesco che Parolin spiega con grande chiarezza. La misericordia, autentica chiave di narrazione di questo pontificato, è un habitus che "dice in che misura l'amore ci ha cambiati fino a produrre in noi atteggiamenti di apertura e compassione per l'altro". Ma soprattutto, fare esperienza di "essere abbracciati dalla misericordia che perdona" - come tante volte ha sperimentato Bergoglio  nella sua esperienza - "può risvegliare nelle coscienze degli uomini e delle donne di oggi la percezione del male, del peccato che indurisce il cuore, del bene cha attrae e rende felici". La terza parola è verità, la cui testimonianza "fa parte del compito affidato alla Chiesa per liberare gli uomini dalla menzogna". Per il Papa, spiega Parolin, verità non è parola astratta ma il suo stravolgimento è l'espressione massima della corruzione, della manipolazione delle coscienze, dell'ipocrisia: "Non è onesto agire con l'alterazione delle parole, adulando per circuire le intenzioni di altri così da ingannare e persuadere in danno del prossimo".

La quarta parola è giustizia. L'interpretazione data dal Papa è chiarissima: "Finché ognuno cerca di accumulare per sé", ha detto nell'Angelus del 2 marzo scorso, "non ci sarà mai giustizia. Dobbiamo sentire bene questo!". Ecco perché, chiosa il cardinale Parolin, non basta l'amore, non basta una "Chiesa magari più austera" perché "amore e povertà senza giustizia non colmano la misura di grazia promessa dal Vangelo". Per Parolin la "conversione" a cui richiama Francesco, credenti o no che si sia, è quella "della centralità di ogni uomo e ogni donna". Solo se l'uomo è il "metro che misura il nostro agire" si può costruire quella "città affidabile", una polis che è anche "una proposta politica" in grado di impegnare "al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace". Parolin ha chiuso il suo intervento con una domanda che il Papa ha posto a un gruppo di giovani del Belgio arrivati a Roma per una videointervista: "Dov'è il tuo tesoro? Su quale tesoro riposa il tuo cuore?". Ed è proprio dal modo in cui ognuno risponderà a questo interrogativo "non originale, preso dal Vangelo ma giusto per tutti", ha detto Parolin, che dipende il "cammino che abbiamo davanti".

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