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Pasolini, il genio e la miseria

05/09/2014  Pur imperfetto, il film di Abel Ferrara dedicato all'intellettuale friulano è un'opera potente e soprattutto sincera che, nel cinquantenario dell'uscita del "Vangelo secondo Matteo", ricorda una figura controversa, ma imprescindibile della nostra cultura.

Willem Dafoe è uno strepistoso Pasolini nel film di Abel Ferrara.
Willem Dafoe è uno strepistoso Pasolini nel film di Abel Ferrara.

Chi era Pier Paolo Pasolini? Mentre sullo schermo scorrono alcune sequenze crudeli di Salò o le 120 giornate di Sodoma, l'ultimo film da lui girato, seguite da immagini altrettanto terribili di Petrolio, il romanzo che lo scrittore e regista non riuscì a terminare e che Abel Ferrara si è preso la libertà di trasformare in un film nel film, si ascoltano le note sublimi della Passione secondo Matteo di Bach. Quel Bach che l'artista friulano amava così tanto da dedicargli un saggio in gioventù.

Pasolini, il film che Ferrara ha presentato ieri a Venezia, è costruito tutto su questa duplicità che è stata al centro della sua vita, così come della sua poetica, basti pensare all'opposizione tra modernità e tradizione . Nel ricostruire fedelmente le sue ultime 48 ore di vita, il regista americano alterna l'infinita dolcezza della madre di Pasolini (Adriana Asti, che nella realtà fu una sua  grande amica) che al mattino lo sveglia chiamandolo "Pieruti" come se fosse ancora un bambino, allo squallore dell'ultima sua scorribanda notturna in compagnia di un "ragazzo di vita", Pino Pelosi, che secondo la magistratura si trasformerà nel suo assassino (il regista, però, sceglie una versione diversa).

Ma non è questo il cuore del film: Ferrara ha voluto rendere omaggio a un'artista che lo ha profondamente influenzato e il cui pensiero è ancora attualissimo. Esemplare a questo proposito la scena dell'intervista che Pasolini il giorno della morte concesse all'allora inviato della Stampa Furio Colombo, in cui sosteneva che viviamo in una società in cui anche un assassino può sentirsi un uomo buono e che fin da bambini siamo educati a "possedere e poi distruggere".

Per rendere ancora più affettuoso questo omaggio, Ferrara, oltre a Petrolio, ha messo in scena una parte del film che Pasolini non riuscì a girare affidando a Ninetto Davoli (che con il regista friulano girò 11 film) la parte da protagonista che aveva pensato prima per Totò e poi per Eduardo De Filippo: quella di Epifanio, un novello Re Magio che con un giovane (Riccardo Scamarcio) intraprende un viaggio verso Oriente, inseguendo una cometa avvistata nel cielo di Napoli e nella prima tappa trova una Roma devastata dalla depravazione.

Due parole, infine, sul protagonista del film, Willem Dafoe:
a parte la somiglianza fisica impressionante con Pasolini (Davoli ha raccontato di avergli prestato i vestiti autentici del poeta e perfino una collana che Maria Callas gli regalò), la sua interpretazione è davvero immensa: la Coppa Volpi come miglior attore potrebbe essere sua.

Alla fine questo Pasolini, pur non essendo un'opera perfetta, è un'opera potente e soprattutto sincera. Nel cinquantenario dell'uscita del Vangelo secondo Matteo, non c'era miglior modo per ricordare una figura che, per quanto discutibile, resta centrale nella cultura italiana e nel cinema mondiale del Novecento.

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