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Pellegrini senza età

11/07/2018  Un itinerario sulle orme di san Benedetto, il patrono d’Europa, tra abbazie, basiliche e un incomparabile paesaggio naturale.

«Consigliatissimo, tornerete migliori»; «Un cammino senza età»; «Abbiamo trovato tante persone gentili e generose»: ecco alcuni dei commenti di chi ha fatto tutto o una parte del Cammino di san Benedetto. Passo dopo passo i racconti conducono tra sentieri e strade sterrate, boschi e antichi centri abitati, lungo un itinerario spirituale e naturalistico, nei luoghi dove nacque il monachesimo. Un modo di vivere la fede, fissato nella Regola benedettina, che non chiede la fuga dal mondo, ma lo serve attraverso la preghiera e il lavoro (ora et labora). Una rivoluzione del pensiero, che nel Medioevo pose fine al mondo antico. La Regola si diffuse nelle comunità monastiche di tutta Europa e i monaci benedettini diedero un’indelebile impronta cristiana alle popolazioni europee. Paolo VI lo riconobbe, proclamando san Benedetto patrono d’Europa nel 1964.

Il cammino è lungo 310 chilometri e va da Norcia (Perugia), dove Benedetto nacque nel 480, a Subiaco (Roma) dove visse per più di 30 anni e fondò numerosi monasteri, per terminare a Montecassino (Frosinone). Qui il santo trascorse l’ultima parte della sua vita (i suoi resti riposano nella cattedrale dell’abbazia).

Il primo tratto, da Norcia a Cascia (Perugia), non presenta difficoltà. Norcia è un borgo antichissimo, con bei monumenti. Qui nacquero san Benedetto e la sorella santa Scolastica. Da visitare, la basilica di San Benedetto, del XII secolo, che si dice sia stata costruita sui resti della casa natale dei due santi. Cascia è circondata da monti coperti da fitti boschi. A Roccaporena (nel 1371 o 1381) nacque santa Rita, la santa degli impossibili. Il santuario con le sue spoglie richiama pellegrini da tutto il mondo.

Dopo la città di Leonessa, con il santuario di San Giuseppe da Leonessa, si va verso La Valle Santa. È un tratto difficile, tutto in montagna, con quote da 900 a 1.500 metri, che conduce al santuario francescano di Poggio Bustone. Il paese, molto amato da san Francesco, fu da lui salutato al suo arrivo con la celebre frase: «Buongiorno, buona gente». Ogni anno il 4 ottobre il sindaco rievoca l’episodio e rivolge questo saluto ai suoi paesani.

Una tappa molto bella è quella che va da Rocca Sinibalda a Castel di Tora, con la splendida vista del Lago di Turano. Il centro storico di Castel di Tora è un dedalo di stretti vicoli e case in pietra, tipico paesino medioevale e uno dei “Borghi più belli d’Italia” .

Arrivati a Subiaco, si è nel cuore del Cammino. San Benedetto vi giunse alla fine del V secolo. Dopo tre anni di vita da eremita in una grotta, fondò il primo monastero, sui resti di una villa dell’imperatore Nerone. Intorno alla grotta dell’eremitaggio, il Sacro Speco, oggi sorge il monastero di San Benedetto. Sempre a Subiaco, il monastero di Santa Scolastica è il più antico rimasto di quelli fondati da san Benedetto. Qui è custodito il primo libro stampato in Italia, nella tipografia allestita da due allievi di Gutenberg. Proseguendo, tra boschi secolari, si incontra la Certosa di Trisulti (Frosinone), a 825 metri di altezza, un luogo ideale per la contemplazione.

L’abbazia di Casamari e di San Domenico, l’eremo dello Spirito Santo, i resti della rocca dei conti d’Aquino a Roccasecca dove nacque san Tommaso d’Aquino sono alcune delle cose da vedere prima di arrivare alla meta finale del Cammino, l’abbazia di Montecassino. La sua origine risale al 529 quando san Benedetto sui resti dell’acropoli romana di Casinum edificò un oratorio e una chiesetta. Qui elaborò la sua Regola e qui morì, nel 547. Grazie anche alla produzione di codici da parte degli amanuensi, dopo il Mille l’abbazia divenne il più importante centro culturale d’Europa.

Per info: www.camminodibenedetto.it

www.subiacoturismo.it

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«Ricostruire i cuori prima delle case»: san Benedetto rimette l'uomo al centro
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