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martedì 12 dicembre 2017
 
 
Benessere

Piante natalizie: come usarle per fare infusi e suffumigi

30/11/2017  Le loro foglie sempreverdi sono simboli diffusi di questi giorni di festa, ma hanno anche proprietà benefiche contro i più comuni mali di stagione. Vediamo come sfruttarne le virtù contro tosse, reumatismi e pelle screpolata...

Il freddo non le spaventa, non le scolora, non le avvizzisce. Così le piante natalizie, floride anche in inverno, decorano le nostre case e diventano emblemi di festa, oggetto di storie e leggende, simboli religiosi. Con le giuste ricette, inoltre, possiamo utilizzarle in modo alternativo, contro i piccoli mali di stagione.

«Spesso credenze popolari, tradizioni religiose e medicina ufficiale trovano punti di contatto», spiega Luisa Romandini, docente di Farmacognosia e Laboratorio galenico alla Scuola di erboristeria “Scienza e tecnica” del Comune di Roma. «E, grazie all’erboristeria, possiamo sperimentare le proprietà benefiche di queste sempreverdi… con un occhio agli antichi simboli che portano con sé».

ABETE (ABIES ALBA)

Nel calendario celtico ogni mese lunare era dedicato a una pianta: il 23 dicembre cadeva sotto l’emblema del tasso, «un albero tra i più velenosi, a indicare la morte dell’anno», spiega Romandini. «Tuttavia, il periodo in cui convenzionalmente si colloca la nascita di Gesù corrisponde anche a quello in cui le ore della notte iniziano ad accorciarsi e la luce aumenta. E già il 24 dicembre la pianta di riferimento diventa l’abete, albero della vita». Nella tradizione cristiana si conserva questo simbolo pagano di rinascita. «Le foglie aghiformi dell’abete bianco sono aromatiche e hanno proprietà espettoranti», illustra l’esperta. «Immergendo in acqua bollente alcune cime di rametti si può preparare un suffumigio che apre e disinfetta le vie respiratorie». Si può fare anche un unguento efficace contro il catarro, da spalmare sul petto: «Si fonde a bagnomaria una parte di cera d’api, vi si versano, mescolando lentamente, quattro parti di olio d’oliva e quattro di resina di abete. L’effetto balsamico è potenziato se si aggiunge olio essenziale di eucalipto (30 gocce su 100 grammi)».

VISCHIO (VISCUM ALBUM)

  

Anche il vischio è simbolo di fertilità fin da tempi antichissimi. I Celti lo consideravano sacro e magico, in grado di curare qualsiasi malattia. E la chimica ne conferma le virtù: «Le foglie contengono glicosidi, saponine e colina, un aminoacido ad azione cardiotonica, ma, tra gli altri, anche un alcaloide che può risultare tossico, motivo per cui non vanno prolungati i tempi di terapia. L’infuso delle sue foglie giova al sistema nervoso, sedandolo. Un tempo si somministrava contro il cosiddetto “mal caduco” (epilessia), oggi viene impiegato soprattutto per abbassare la pressione sanguigna».

INCENSO E MIRRA (BOSWELLIA CARTERII, COMMIPHORA MYRRHA)

Che cos’erano esattamente i doni dei Re Magi? «Gommoresine ricavate dalla Boswellia carterii e dalla Commiphora myrrha, due alberelli della famiglia delle Burseracee», illustra la docente. «Queste resine si formano per difendere l’albero dal caldo e dal freddo e sono sostanze ricche di oli essenziali ad azione antisettica. Questa proprietà viene da sempre sfruttata, tramite la loro combustione, per sani. care ospedali o luoghi di culto, ma hanno anche un effetto sul sistema nervoso: sono ansiolitici e abbassano leggermente la pressione sanguigna». A casa possiamo usare facilmente l’olio essenziale che si ricava dall’incenso per distillazione: tonifica la pelle ed è antirughe con proprietà leggermente astringenti. «Basta aggiungerne 4-5 gocce nel vasetto da 50 grammi della crema nutriente», consiglia Romandini.

AGRIFOGLIO (ILEX AQUIFOLIUM)

  

È la pianta invernale per eccellenza con le sue foglie verdissime e lucide e le bacche rosse, «che, a dispetto della bellezza, sono molto tossiche», mette in guardia Romandini. «Non ci resta, quindi, che il gemmoderivato, assolutamente innocuo. Si può acquistare in erboristeria, e alla dose di 30 gocce in 20 millilitri d’acqua, 2-3 volte al giorno, è efficace contro problemi oculari e congiuntiviti». Una diversa specie di agrifoglio ma senza spine, che nasce in America latina, l’Ilex paraguariensis, non è altro che la Hyerba mate, bevanda dal gusto amaro molto diffusa in Argentina. «Contiene mateina, un alcaloide a effetto riducente del senso di fame, cardiotonico, stimolante dell’attività cerebrale ma che, a differenza della caffeina, non provoca insonnia».

Prima di augurarvi buone feste, un ultimo avvertimento dell’esperta: «Le piante possono avere effetti molto potenti sull’organismo. È importante chiedere sempre consiglio all’erborista per il loro corretto utilizzo».

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