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domenica 25 agosto 2019
 
Parla la pronipote
 

«Pio XII? Uno zio dolce e coraggioso»

05/10/2018  «Un uomo freddo e austero? Con noi parenti era affettuoso e divertente», rivela donna Orsola dei Principi Pacelli, la pronipote del Papa, morto il 9 ottobre di 60 anni fa. E sui presunti silenzi su Hitler ribadisce: «È accertato che salvò migliaia di ebrei in segreto»

Papa Pio XII (foto Wikimedia Commons). In alto, con i bimbi mutilati di guerra (foto ANSA).
Papa Pio XII (foto Wikimedia Commons). In alto, con i bimbi mutilati di guerra (foto ANSA).

Sessant’anni fa, il 9 ottobre del 1958, moriva Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli. Grande Papa il cui pontificato durò dal 1939 fino alla morte e di cui è in corso il processo di beatificazione. Un Pontefice molto amato, il primo a fare riferimento in modo ufficiale alle apparizioni di Fatima e al quale si deve la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria Santissima. Ma anche un Papa criticato da alcuni storici per i “silenzi”, cioè la presunta assenza di condanna del nazismo durante la Seconda guerra mondiale. Un’interpretazione del suo operato che, ormai, è stato dimostrato essere completamente falsa. «Una vera campagna denigratoria mirata a far credere che Pio XII con il suo silenzio abbia permesso lo sterminio degli ebrei nei lager. Ma i documenti ufficiali dimostrano invece il contrario», dice con forza donna Orsola dei Principi Pacelli, la pronipote del Papa. «Pio XII agì con cautela, non condannò apertamente Hitler per non peggiorare le cose. Se avesse tuonato contro il nazismo le vittime avrebbero potuto essere molte, molte di più. È accertato invece che salvò centinaia di migliaia di ebrei in segreto, facendoli fuggire in America o addirittura nascondendoli in Vaticano. Aveva dato ordine a conventi e monasteri di ospitare e nascondere le famiglie perseguitate, e lo stesso aveva fatto lui medesimo nelle stanze di Castel Gandolfo».

La dolce espressione di donna Orsola si indurisce quando affronta questo argomento che le sta a cuore. È una delle ultime persone legate da stretta parentela con Pio XII, che era il fratello del suo nonno paterno, l’avvocato della Sacra Rota Francesco Pacelli. Quando il Papa morì, lei aveva 21 anni. Ha perciò fatto in tempo a conoscerlo, frequentarlo durante l’infanzia e la prima giovinezza. E può fornire di lui un ricordo quotidiano, personale e intimo. «Lo hanno spesso descritto come freddo e austero», prosegue donna Orsola, «ma con noi della famiglia era affettuoso, divertente e a volte ci sorprendeva con battute in romanesco. Voleva molto bene a mio padre e mia madre. E a me e ai miei fratelli, che eravamo i suoi nipotini. Ricordo che andavamo a trovarlo nell’appartamento pontificio in Vaticano e anche a Castel Gandolfo, la sua residenza estiva. Io ero molto vivace, avevo l’argento vivo addosso, e in quei lunghi corridoi silenziosi mi mettevo a correre e ridere ad alta voce. I miei genitori ovviamente mi rimproveravano, cercavano di farmi stare composta, ma il Papa sorrideva, mi prendeva per mano e si metteva a giocare con me. Le occasioni in cui si andava a trovarlo erano il Natale e il 2 giugno, giorno di sant’Eugenio, per festeggiare il suo onomastico. Ho ricordi nitidi di quei momenti. Si lasciava la macchina nel cortile di San Damaso, davanti al Palazzo Apostolico. Poi si entrava in ascensore e si saliva direttamente fino all’appartamento privato del Papa. Le stanze erano per me misteriose. Per niente lussuose, anzi un po’ spartane, contenevano oggetti esotici e affascinanti. Avevo l’impressione di entrare in un libro di fiabe. Nello studio del Papa, per esempio, mi colpiva sempre la pelle di un leone. Era un dono che aveva ricevuto da Pio XI. Mi rapiva, restavo a guardarla estasiata. E poi c’era un “cavallo elettrico”. Il Papa lo teneva nel bagno e gli serviva per fare ginnastica appena sveglio. Quando era giovane ed era nunzio apostolico in Baviera, aveva preso l’abitudine di cavalcare e così ora, con quell’attrezzo ginnico, ripeteva gli stessi movimenti benefici per la sua salute. Di quelle visite ricordo anche i biscotti che le suore facevano trovare a noi bambini e la cioccolata calda fumante».

I ricordi di Orsola Pacelli fluiscono spontanei: «Quando stava con noi della famiglia, il Papa era rilassato, cordiale e disponibile», dice ancora. «Nonostante le sue giornate fossero piene di impegni, riusciva sempre a trovare tempo per i suoi parenti. Si interessava di quello che facevamo, di come andavamo a scuola o di quello che sognavamo per il futuro. Ascoltava e dava anche dei consigli. Ricordo con tenerezza un Natale in cui mio fratello Filippo aveva imparato una poesia apposta per recitarla davanti al Papa. Pio XII era entusiasta e si era messo comodo per ascoltarla. Ma Filippo, vinto dall’emozione, all’ultimo momento si era rifiutato. Teneva le manine dietro la schiena e con aria imbronciata esclamava: “Io non dicio!”. Il Papa si mise a ridere, poi lo prese in braccio e lo tenne sulle ginocchia riempiendolo di coccole. In quel momento, ai miei occhi di bimba, non era il Pontefice, ma uno zio affettuoso cui gettare le braccia al collo».

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