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martedì 12 dicembre 2017
 
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Quando la parrocchia diventa un ostello

19/06/2015  Don Doriano Carraro, parroco di Cristo Re e Maria Nascente nel comune senese di Castellina Scalo, ha trasformato la canonica e altri locali in casa d'accoglienza per migranti, rom e ragazzi italiani in difficoltà. Un anno fa raccontavamo su Famiglia Cristiana questa storia che riproponiamo. Nel frattempo...

Una famiglia rom accolta da don Doriano
Una famiglia rom accolta da don Doriano

Quello che segue è il testo dell'articolo uscito sul n.22/2014  di Famiglia Cristiana. Racconta  di una parrocchia che è diventata ostello accogliente per profughi, rom, italiani in difficoltà,  seguendo l'insegnamento di Papa Francesco e del Vangelo.

   Nel frattempo,  il parroco, don Doriano non si è fermato, ma ha dato ospitalità,  in un alberghetto preso in affitto, a 16 profughi provenienti da Ghana, Gambia, Guinea Bissau e Nigeria. Gli ospiti, nessuno dei quali supera i 25 anni d'età, frequentano corsi d'italiano e di formazione professionale.  Da luglio prossimo la parrocchia tramite l'associazione Assistenza migranti San Francesco onlus"  ospiterà in un agriturismo  vicino a Siena altrei 35 migranti. Ecco il testo dell'articolo.


All’udienza del Papa nel gennaio del 2014 don Doriano si presentò con due cartelli in mano. In uno stava scritto: «Caro papa Francesco: o tu hai copiato da me o insieme abbiamo copiato da Gesù!»; nell’altro: «Santo Padre: mi inviti a pranzo coi miei poveri?». Jorge Mario Bergoglio, passando, li lesse e gli fece un “ok” con il pollice.
  
 Tra le colline senesi, a Castellina Scalo, frazione di Monteriggioni, nella grande canonica e negli altri edifici della parrocchia di Cristo Re e Maria Nascente, migranti, rifugiati e rom sono da tempo di casa. Ben prima che il Papa, il 10 settembre 2013, lanciasse dal Centro Astalli l’ormai noto appello ad aprire i conventi vuoti. Perché l’accoglienza, per il parroco don Doriano Carraro, 64 anni, veneto, originario di Dolo ma da tanti anni in Toscana, non è un optional ma una scelta di vita, «coerente con il mio essere sacerdote », dice. «E le parole di papa Francesco mi sono state di grande conforto. Ci ha incoraggiati a continuare a rischiare, perché solo così si pratica la carità, sapendo che la Provvidenza, lo sperimento giorno dopo giorno, c’è e agisce». Una prova? Gli ultimi soldi, e non pochi, per finire il nuovo Centro parrocchiale, racconta, li ha trovati tutti assieme nella cassetta delle elemosine. D’altra parte don Doriano, che è anche direttore della Migrantes per la diocesi di Siena, da sempre non conosce altri modi di rispondere a chi chiede un tetto se non con un «vieni».

   Così la comunità, che raccoglie in unità pastorale le parrocchie di Castellina, Monteriggioni, Abbadia Isola e Rencine, oltre alle quattromila anime qui residenti, ha fatto spazio negli ultimi dieci anni a molti ospiti che vengono da lontano e che spesso la vita ha segnato pesantemente. Nella canonica-ostello il viavai c’è fin dal primo mattino. Philip e Antony, due giovani ghanesi rifugiati, arrivati in Italia nel 2001 dopo una dura esperienza in Libia, occupano una camera. Un caffè e via al ristorante di Monteriggioni, dove hanno trovato lavoro come aiuto-cuochi. Un’altra camera è occupata da un paio di giovani rom e un ragazzo italiano. Una terza da un kosovaro. E infine, lo studio di don Graziano è stato adibito a quarta camera per alloggiarvi un albanese. Nel frattempo arriva Sebastiano, 23 anni, un giovane rom, dai modi gentilissimi e, dicono, dalla grande abilità manuale. È stato assunto, e così regolarizzato, da don Carraro come collaboratore domestico. Lo conobbe assieme alla compagna Maria, 21 anni, a un funerale di un bimbo rom a Siena: lei, incinta di due gemelli, all’ottavo mese, dormiva all’aperto, dietro un supermarket. Li portò con lui in casa, seguì il parto e i due bambini Narcis e Narcisa, che oggi hanno un anno, sono diventati le mascotte della parrocchia. Ora la famiglia si è sistemata in un appartamento, in un paese non distante da Castellina.

   Non sono gli unici rom che il sacerdote ha aiutato: dopo averli accolti, altri cinque nuclei familiari sono stati aiutati a rientrare in Romania grazie a un progetto della Migrantes e della Caritas senese, che li ha anche avviati all’attività lavorativa agricola e d’allevamento nella zona di Mercina, vicino a Timisoara. Nell’edificio dell’ex cinema parrocchiale don Doriano ospita ancora una famiglia albanese e una coppia, padre e figlio, di nigeriani. «Fui tra i primi albanesi arrivati in Italia nel 2011. Quando mi ha trovato don Doriano, otto mesi fa, dormivo in auto», racconta Edmond, 46 anni, di Scutari, tanti lavori in giro per l’Italia, e ora in cerca di occupazione. Divide la stanza con la moglie Merita e il figlio Brendon, quindicenne.

     Anche nel nuovo oratorio, oltre alle sale per le attività pastorali, il parroco ha voluto riservare un appartamento e alcune camere per ospiti. «Servono per gruppi parrocchiali e pellegrini della Via Francigena ». Per Abbadia Isola transita infatti questo storico percorso e qui, restaurando la splendida abbazia, il parroco è riuscito ad aprire un ostello gestito della Confraternita di San Jacopo di Perugia. «Anche i pellegrini alla ricerca di Dio sono dei migranti che cercano ospitalità», commenta il sacerdote. Nelle due parrocchie dove don Doriano era stato in precedenza lo stile d’accoglienza non era differente: aveva iniziato con gli albanesi, poi fu la volta dei bosniaci e dei kosovari e infine dei rom. Si occupa di cooperazione internazionale da 14 anni e solo in Kosovo c’è già stato una ventina di volte. «Come faccio a mantenere tutti questi ospiti? Accogliere crea solidarietà diffusa. Accade che le generosità si moltiplicano: oggi, ad esempio, i polli, le patate e le uova che avete mangiato con noi, le hanno portate alcuni parrocchiani. Domani? Qualcos’altro arriverà per un nuovo ospite».

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