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mercoledì 23 ottobre 2019
 
Il Teologo
 

Quando nella preghiera diciamo «Signore» a chi ci rivolgiamo?

31/05/2019 

FRANCESCO - Quando pregando diciamo «Signore» a chi ci rivolgiamo, a Dio Padre, alla Trinità o a Gesù Cristo?

La domanda ci immerge nell’oceano infinito dei due più grandi misteri della fede: l’unità e la trinità di Dio; l’incarnazione, passione e morte di Cristo. A partire dai Vangeli (da quello secondo Giovanni in particolare), dalle Lettere di san Paolo e dall’Apocalisse fino alle solenni dichiarazioni del concilio di Calcedonia (451) c’è un crescendo nella Chiesa nell’affermare l’unità delle tre Persone nella stessa natura divina, pur nella distinzione e diversità dei ruoli (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, Compendio n. 49).

È significativo che il concilio di Ippona (393), a scanso di equivoci, abbia dovuto stabilire che le orazioni liturgiche debbano sempre essere rivolte al Padre, similmente alla conclusione del Canone romano: «Per Cristo che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo». Verso la fine del primo millennio, per combattere l’arianesimo persistente, si incominciò a formulare orazioni liturgiche rivolte direttamente a Cristo. Pertanto il termine «Signore» è appropriato a tutte e tre le Persone divine, compreso lo Spirito Santo «che è Signore e dà la vita». È dal contesto che si deduce a chi sia rivolta l’orazione senza perdere mai di vista l’unità inseparabile dell’agire trinitario.

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