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venerdì 17 agosto 2018
 
Orientamento
 

Tutti vogliono fare il liceo... ma non hanno metodo. Come orientare i ragazzi

27/12/2017 

Insegno da trent’anni, e mi sembra sempre più difficile formulare il consiglio orientativo ai ragazzi di terza media. Un po’ perché vogliono andare tutti al liceo e, soprattutto i genitori, non si fidano delle indicazioni. Un po’ perché tanti finiscono comunque per non impegnarsi adeguatamente. Sarò pessimista, ma la maggior parte dei miei allievi, che studiano in modo ancora immaturo, non li vedo a frequentare una scuola superiore.

LILIANA

— Cara Liliana, anch’io ritengo che oggi fare orientamento significhi non soltanto scegliere cosa studiare dopo la scuola media, ma anche come studiare. E cioè qual è l’approccio all’apprendimento: quali strategie l’alunno ha sviluppato per affrontare la fatica di studiare, come sa mettersi in modo attivo e organizzato davanti ai libri. La riflessione sul metodo di studio è più che mai necessaria per ragazzi che hanno a disposizione così tante informazioni e che devono abituarsi a una vita di formazione e lavoro insieme. Avere un buon metodo non significa studiare più in fretta e meglio. Ma essere consapevoli del proprio modo di imparare e delle diverse tecniche di apprendimento. È necessario possederle per leggere un testo, sia esso il capitolo di un libro o un video sul Web, comprenderlo e ritrasformare in modo personale e sintetico i contenuti. Occorre che i ragazzi imparino a utilizzare attentamente tutti gli indici testuali, a partire dai titoli e dalle immagini, che guidano l’occhio e la mente del lettore verso i contenuti più rilevanti. Che sappiano come estrarre le informazioni più importanti per collegarle in un nuovo testo, più sintetico e più facilmente memorizzabile. Che poi un ragazzo frequenti un corso professionale, un istituto tecnico o un liceo, poco importa. Conta che capisca che studiare è essere attivi e non immagazzinare passivamente qualche contenuto per poi dimenticarlo dopo la verifica. Occorre anche aiutare i ragazzi a riconoscere che non basta capire una lezione per saperla. Molti si affidano all’intuito, magari anche con buoni risultati nell’immediato, ma col rischio di una preparazione fragile. Comprendere è necessario, ed è un lavoro che si fa soprattutto in classe, ma non basta per possedere alcune conoscenze in modo duraturo e utilizzabile. Per raggiungere risultati stabili occorre fatica. Forse bisogna anche rispolverare la vecchia idea del sacrificio, che può voler dire mettere da parte il cellulare quando si studia per evitare distrazioni o ridurre alcune attività in vista di una migliore organizzazione dei tempi. Senza ciò, è difficile giungere a gustare davvero il piacere della conoscenza.

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