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"Quanta vita nelle assaggiatrici di Hitler"

16/09/2018  A colloquio con Rosella Postorino, vincitrice del premio Campiello: "Ho raccontato la storia vera di nove donne e del loro straordinario istinto di sopravvivenza"

Rosella Postorino
Rosella Postorino

In alto: (Hitler ed Eva Braun nella Tana del lupo)

 

E' Rosella Postorino la vincitrice della cinquantaseiesima edizione del premio Campiello. La quarantenne scrittrice calabrese se l'è aggiudicato per il romanzo Le assaggiatrici (Feltrinelli), con 167 voti dei 300 lettori della giuria popolare. Il prestigioso riconoscimento di Confindustria Veneto le è stato consegnato sabato sera nella cerimonia di premiazione al Teatro "La Fenice" di Venezia, condotta da Enrico Bertolino e Mia Ceran.

Seguono Francesco Targhetta con Le vite potenziali (Mondadori, voti 42), Helena Janeczek, già premio Strega 2018, con il romanzo La ragazza con la leica (Guanda, v. 29), Ermanno Cavazzoni con La galassia dei dementi (La Nave di Teseo, v. 25) e Davide Orecchio con Mio padre la rivoluzione (minimum fax, v. 15). Si è così scongiurata l'eventualità, paventata da alcuni, di un doppio premio (Strega e Campiello) alla Janeczek, distanziata di parecchi voti dalla vincitrice.

Per il suo romanzo, Postorino si è ispirata alla storia vera di Margot Wölk, assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del 1943, Rosa Sauer (nel romanzo, questo il nome del personaggio della storia reale) è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti. Quando le SS ordinano: «Mangiate», davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne si intrecciano alleanze, amicizie e rivalità. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler, che instaura un clima di terrore. Ma fra Ziegler e Rosa si crea un legame inatteso...

Rosella Postorino, che storia ha inteso raccontare?

«Le vicende di un gruppo di donne nella tana del lupo, vittime di una storia più grande di loro. La donna a cui è ispirato il personaggio di Rosa raccontò la storia che l'aveva vista protagonista soltanto pochissimi anni fa, all'età di 96 anni. Questo perché in lei, per tutti quegli anni, aveva albergato un senso di colpa».

Perché «senso di colpa»?

«Per il fatto che il suo lavoro era servito, sebbene suo malgrado, a salvaguardare la vita del Führer. Lei non era certo nazista, ma il suo compito era stato quello di garantire condizioni di sicurezza per il dittatore tedesco, cioè il male assoluto. Ma, al di là della vicenda specifica, il mio libro si pone un problema più ampio».

Quale?

«Una domanda di fondo: a quali compromessi siamo disposti pur di sopravvivere? C'è un tentativo di sopravvivere a tutti i costi, nonostante sappiamo che siamo tutti comunque destinati a morire. Eppure l'attaccamento alla vita ci conduce a fare cose di cui poi finiamo per pentirci».

Nel caso della vicenda raccontata nel suo libro, però, bisogna tenere conto delle particolari condizioni di un tempo di guerra...

«Certo, nel romanzo chiunque è messo sotto scacco dalla guerra, che è una condizione estrema, di miseria, di lontananza dalle persone che si amano, di paura, di compromesso, di disumanizzazione».

Quali sono gli elementi invisibili che agiscono in Rosa Sauer e ne trasformano il carattere?

«Rosa è sola, è esule, è una cavia. Nello spazio chiuso della mensa forzata, scopre che esistono molti modi per tradire gli altri, anche involontariamente. Il bisogno di sopravvivere, ma soprattutto quello di sentirsi ancora viva, può spingere un individuo a comportarsi in un modo che non avrebbe mai immaginato».

Come viene percepito Hitler dalle donne-cavia tra cui si trova Rosa?

«Hitler è visto come una specie di divinità. Le assaggiatrici non lo incontrano mai, come mai si vede Dio, appunto. Eppure condividono con lui l’intimità del cibo. La propaganda, poi, proponeva Hitler come una sorta di Messia, un uomo mandato dalla Provvidenza per salvare la Germania, mentre per Rosa e le sue compagne egli rappresenta un giogo e contemporaneamente una forma di salvezza: grazie al suo lavoro, lei può mangiare (mentre altri in tempo di guerra facevano la fame), e viene addirittura pagata per farlo, ma ciò le fa rischiare la morte a ogni boccone».

 

 

Le assaggiatrici di Rosella Postorino su Sanpaolostore.it

Quando le SS ordinano: "Mangiate" è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione. Per accertarsi che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato...

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