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domenica 25 febbraio 2018
 
Agonismo contro educazione
 

Quegli insulti volgari a bordo campo di mamma e papà

10/09/2017 

Mio figlio di 11 anni ha partecipato per tutto lo scorso anno alle attività di una squadra di calcio locale. L’esperienza è stata complessivamente positiva. Seguendolo però nelle partite di campionato e nei tornei sono rimasta molto colpita da due aspetti: il tifo esagerato di molti genitori e il linguaggio volgare usato spesso per deridere compagni di altre squadre, a volte addirittura della propria. Soprattutto i riferimenti alla sessualità, all’etnia e all’orientamento sessuale mi sono sembrati esagerati e fastidiosi. Ma quasi nessuno pareva farci caso. Molti genitori mi sono sembrati simili ai loro figli in quanto a frasi stupide e riferimenti offensivi. C’è un rimedio a tutto ciò?

GABRIELLA

— Gentile Gabriella, credo che tu, con la tua lettera, dia l’occasione a molti adulti di riflettere sullo stile con cui stanno a fianco dei loro figli quando li accompagnano alle gare sportive. Forse il calcio tra tutti gli sport è quello che più scatena i peggiori istinti di certi genitori, ma ho visto “brutte scene” anche in altre discipline. Quello che non comprendo è lo spirito competitivo con cui i genitori assistono alle prestazioni sportive di bambini e preadolescenti, come se si trattasse del campionato di Serie A. Aggiungo che trovo intollerabile che gli adulti siano volgari e maldestri ai bordi del campo e trovo ancora più grave che aspetti quali l’orientamento sessuale, l’etnia o la religione vengano utilizzati allo scopo di offendere l’avversario dei propri figli se non addirittura l’arbitro. Il livello di inciviltà, oltre che il pessimo esempio che viene dato ai figli in frangenti di questa natura, è incommensurabile. È incredibile che in un’epoca in cui ci si è tanto battuti per la tutela dei diritti di ogni minoranza si ricorra ancora a offese che toccano aspetti così importanti e delicati della vita di alcune persone, con il solo scopo di offendere. Auspico grande attenzione educativa su questi temi in ogni contesto aggregativo, soprattutto nello sport, che da sempre dovrebbe essere un’esperienza in cui i minori possono confrontarsi con la dimensione dei valori del rispetto, della cooperazione, dello spirito di squadra. Un romanzo di Nicola Bignasca intitolato L’arbitro arcobaleno (Fontana Edizioni) presenta ai ragazzi una storia in cui il tema del bullismo, del rispetto, dell’omofobia vengono ambientati per la prima volta nell’ambito del calcio e fornisce una storia che aiuta a riflettere e che io farei leggere a tutti gli allenatori, arbitri ed educatori che si muovono nel mondo del calcio e dello sport minorile in genere. E a tanti genitori, soprattutto a quei papà sfegatati che spesso, a bordo campo, urlano frasi di cui probabilmente, a sangue freddo e mente ferma, sarebbero i primi a vergognarsi.

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