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venerdì 18 ottobre 2019
 
Il ricordo
 

Quell'incontro ai piedi di un altare tra Silvestrini e Ingrao

19/09/2019  Il 13 luglio 1997 il cardinale della Ostpolitik recentemente scomparso e il dirigente del Pci presidente della Camera si incontrano nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Lenola, in provincia di Latina per volontà del parroco di allora. Il ricordo di chi organizzò quell'evento storico

Il cardinale Achille Silvestrini, tra le più autorevoli personalità del sacro collegio cardinalizio, fine diplomatico al servizio di Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II (compresa la breve parentesi dei 33 giorni di Giovanni Paolo I) e Pietro Ingrao, storica figura del comunismo italiano. L'uno davanti all'altro, a parlare di fede, cristianesimo, valori umani, rispetto, laicità. Un evento avvenuto ben 22 anni fa, ma che anche a tanto tempo di distanza conserva intatta tutta la sua profonda attualità. Un incontro inedito, al quale i due personaggi si avvicinarono con curiosità e rispetto reciproco verso le rispettive “dottrine” di cui erano portatori, fin dalle prime battute. 

“Ho timore, quasi paura di parlare della figura di Gesù. Lo confesso, davanti al cardinale Achille Silvestrini, da non credente e da persona che ha sempre avuto un profondo rispetto per i valori cristiani, tra i quali ho sempre ammirato, in particolare, il discorso della Montagna sulle Beatitudini fatto da Cristo ai suoi primi seguaci”. Così l'esordio del leader comunista, che, tra l'altro, è stato il primo Presidente della Camera dei deputati proveniente dalle file del Pci, ma asceso alla terza carica dello Stato grazie anche ai voti della Dc. “Io invece, e lo confesso con altrettanta sincerità, ho sempre ammirato la figura di Pietro Ingrao, non solo come uomo politico, figura istituzionale e intellettuale, l'ho sempre tenuto in grande considerazione e portato come esempio per la sua serietà e il suo rigore morale e civile”, le prime parole del porporato, scomparso recentemente all'età di 95 anni dopo una lunga malattia presso il Policlinico Gemelli di Roma.

    Non si trattò solo di uno scontato scambio di reciproche cortesie e, tantomeno, di un dialogo tra “sordi”, anche se fatto con garbo, rispetto e ascolto. Il confronto tra il cardinale Achille Silvestrini e l'onorevole Pietro Ingrao, avvenuto nella parrocchia di S.Maria Maggiore di Lenola (Latina) il 13 luglio 1997 fu qualche cosa di più. Per la novità – mai in precedenza un cardinale e un leader del Pci avevano dialogato pubblicamente ai piedi di un altare -, per le idee trattate (fede e politica alle soglie del terzo millennio) e, soprattutto, per il valore dei due personaggi, il porporato all'epoca prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, ex ministro degli Esteri della Santa Sede, stretto collaboratore di bn 4 papi e del cardinale Agostino Casaroli, padre della Ostpolitik vaticana e per anni segretario di Stato della Santa Sede; Ingrao, tra i più autorevoli parlamentari del Pci, appassionato difensore delle istanze dei poveri e degli operai, che da primo comunista eletto presidente di uno dei rami del Parlamento italiano si contraddistinse come personalità di riferimento in un periodo, gli anni di piombo del '70, in cui lo Stato fu colpito al cuore dal terrorismo e l'uccisione di Aldo Moro e della sua scorta fu certamento il momento più tragico.

    Inevitabile, quindi, che il dialogo tra due personalità tanto forti, quanto distanti tra loro, fosse destinato a suscitare grandissimo interesse e vastissima eco a livello nazionale ed internazionale al di là dei ristretti confini della cittadina di Lenola, il paese dove Ingrao – scomparso a Roma il 27 settembre 2015 ultracentenario - era nato il 30 marzo 1915.

    L'idea di far dialogare nella chiesa lenolese il cardinale Silvestrini e il leader comunista fu dell'allora parroco don Adriano Di Gesù. A me, l'onore e l'onere di organizzare l'incontro e di fare da coordinatore della tavola rotonda, su invito dello stesso don Adriano. Un’“impresa” che – pur apparentemente complicata per la novità del progetto e per la statura dei due personaggi, esponenti, in verità, di due “chiese” lontane anni luce tra di loro come il cattolicesimo ed il comunismo – fu per me relativamente semplice portare a termine grazie alla entusiastica disponibilità di Ingrao e Silvestrini, che, prima del confronto del 13 luglio, incontrai nelle loro residenze (Ingrao a Roma e Silvestrini in Vaticano) per mettere a punto il programma dei lavori. Inutile dire che l'idea di don Adriano ebbe un grandissimo successo di pubblico e di critica. La parrocchia e la stessa cittadina di Lenola quel giorno furono prese d'assalto da centinaia di giornalisti della carta stampata, delle radio e delle tv, e persino da inviati della stampa estera che dedicarono all'evento intere paginate e lunghi resoconti quasi in diretta.

E da tanta gente arrivata anche dai centri vicini spinti dall'interesse – ma anche da comprensibile curiosità – di vedere “come avrebbero dialogato e cosa si sarebbero detti un ministro della Santa Sede e uno dei capi storico del Pci” (queste le parole che alla vigilia dell'incontro si coglievano più frequentemente tra quanti in “religioso” silenzio si erano assiepati in chiesa e nella piazzetta prospiciente per ascoltare i due personaggi). E, ad onor del vero, va detto che le attese non furono per niente deluse. Ingrao e Silvestrini, pur partendo da esperienze di vita, di cultura e di fede totalmente differenti, si trovarono in piena sintonia intorno alla promozione dei valori umani, della difesa degli ultimi e della condanna di qualsiasi forma di ingiustizia, di violenza e di oppressione, attingendo entrambi nelle rispettive radici sociali, quella cristiana e quella comunista, alla luce delle aperture del Concilio Vaticano II. Un successo messo a segno da due protagonisti del dialogo e del confronto, un cardinale di Santa Romana Chiesa e un altissimo dirigente comunista sensibile ai valori umani, che dopo venti anni continuano giustamente ad essere ricordati e portati ad esempio da quanti credono nell'incontro costruttivo delle idee e delle culture anche se nate da radici differenti. “Valori, idee e culture messe sempre e comunque al servizio dell'uomo”, specificarono quel giorno Ingrao e Silvestrini. Parole comunque sempre attualissime e necessarie.

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