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domenica 17 febbraio 2019
 
Stereotipi
 

Quella donna non è una “zingara”, ma una madre

05/09/2016 

Martedì – come ogni mattino – ero in stazione. Lì bazzica una zingara con due lunghe trecce e un bimbo in braccio. Io la ignoro, forse perché mi sento giovane e inadeguata. Ma ieri ho visto una signora bella ed elegante che si è avvicinata a lei, le parlava, teneva tra le mani le dita del piccolo che le sorrideva... Mi sono sentita da una parte stupida e dall’altra allegra, non so spiegarmi... Che devo fare?

MARTINA

Proprio perché sei tanto giovane, ci permetti, cara Martina, un rimbrotto da nonni? Quella che vedi tutte le mattine in stazione tendere la mano a viaggiatori frettolosi che vanno al lavoro, non è una “zingara”, ma una madre con un bambino. Almeno il titolo di madre glielo puoi regalare! Con lei una piccola creatura a cui piacerebbe giocare, invece di sentirsi costretta per ore a stare rannicchiata e silenziosa in braccio alla sua mamma... Tu non osi avvicinarti e invochi l’essere giovane, timida, chiusa, inadeguata... ma intanto hai anche un treno su cui salire, un lavoro che ti aspetta. Come te, decine e decine di persone non la guardano, anche se le buttano lì una monetina. Ma tu, almeno, hai gli occhi per vedere e “celebrare” un incontro che non hai osato fare: quella che si avvicina alla madre povera è una «signora bella ed elegante. Lei si ferma, parla, sorride». Forse non è una “signora”: è una donna che incontra un’altra donna e che – come ci ha ripetuto papa Francesco - non si mette a posto la coscienza solo con una monetina. Non sappiamo che cosa si sono dette: ma si sono “toccate” e la giornata è diventata più bella, per loro e per te, imbarazzata spettatrice. Hai ragione di esserti sentita più allegra: quell’incontro è stato una carezza. Ma non hai il diritto di sentirti “stupida”, cioè incapace, inadeguata, perché ne hai portato nel cuore una traccia, tant’è che scrivi alla “Posta del cuore”. Possiamo farti un augurio? Che domani tu veda ancora una volta queste due donne e abbia il coraggio di avvicinarti, magari – treno permettendo – con un dolcetto per il bambino: così potrai sperimentare che certi incontri sono una ricchezza, uno scambio: la madre povera si sente visibile, un “tu” per qualcuno e non più anonima e disperata. Forse, la sconosciuta che incontra la madre povera era una volontaria Caritas o della Conferenza di San Vincenzo. Perché non cerchi in Rete il centro più vicino a te?

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