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lunedì 01 maggio 2017
 
Colloqui col padre
 

Quella sistematica acredine contro il Papa

16/02/2017  Due lettere arrivate in redazione: l'amarezza di un nostro lettore per l'astio di molti contro il Papa e la rabbia di un gruppo di lettrici timorose che il Santo Padre si preoccupi solo dei clandestini dimenticando le necessità dei nostri anziani. Ecco la risposta di don Antonio Rizzolo

Caro direttore, le scrivo per esprimere la profonda amarezza che provo nel constatare quanta sistematica acredine ci sia nei confronti del Papa da parte di certi cattolici. Capisco che nel nostro variegato mondo ci siano diverse sensibilità, a volte anche tra loro confliggenti, ma nel caso dell’attuale Papa il comportamento della parte cattolica “contro” mi pare inspiegabile, non perché lo critichino ma per l’astio che, quasi sempre, ne caratterizza le critiche. Nei confronti dei precedenti Papi, a mia memoria, non si è quasi mai verificato che “cattolici qualunque” si siano erti, a ogni pie’ sospinto, ad arcigni giudici del Papa. Nel passato, quelli che una volta si chiamavano i cattolici “progressisti”, anche se a volte in dissenso su alcune posizioni del Pontefice, generalmente ritenevano di dover portare comunque rispetto alla sua figura in quanto Vicario di Cristo (e comunque non era una critica metodica, “a prescindere”, come accade ora); tale sensibilità pare oggi molto carente. Si considera il Papa alla stregua del capo di un partito politico, nei cui confronti la “minoranza” può legittimamente portare avanti la propria battaglia elettorale in vista del prossimo congresso. Ma di quali colpe si sarebbe macchiato? È da condannare perché vuole una Chiesa di frontiera, non di vertice, protesa verso i bisogni dell’uomo? Perché sogna una Chiesa che stia in mezzo alla gente comune, non chiusa tra quattro mura, inaccessibile ai più? Perché per lui il Vangelo viene prima del Papa, dei cardinali, del diritto canonico? Perché non condanna, perché dona a tutti l’amore del Padre per tutte le genti? Perché non identifica nostro Signore con il potere, con la ricchezza, con gli onori? Perché ci ricorda le parole di Gesù: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti»? Perché predilige una Chiesa militante piuttosto che trionfante? Ma nel Vangelo Gesù non dice forse le stesse cose?
LUCIO CROCE

Siamo un gruppo di pensionate e siamo molto arrabbiate con papa Francesco perché si preoccupa solo dei clandestini. Continua a dire che bisogna accoglierli, ma perché non se le porta in Vaticano queste persone che hanno sporcato l’Italia? Fanno figli a catena, tanto li crescono gli italiani. Il Papa si deve preoccupare dei nostri anziani ricoverati nelle case di riposo che vengono massacrati. Poveri anziani, hanno messo da parte qualche soldo per la vecchiaia e chi li dovrebbe guardare scarica la sua rabbia su di loro. Ci vogliono le telecamere nascoste in tutte queste strutture!
GIUSEPPA - Saronno

Rispondo innanzi tutto a Giuseppa e alle sue amiche. Carissime, capisco la vostra rabbia per come talvolta i nostri anziani sono trattati nelle strutture che li ospitano. Non mi sembra giusto, però, prendersela con il Papa. Egli richiama spesso l’attenzione sugli immigrati (non tutti sono clandestini), insegnandoci ad accoglierli con amore e rispetto e invitando i responsabili a politiche adeguate nei loro confronti. Non dimentichiamo che spesso fuggono da Paesi in guerra o dove è impossibile vivere in modo dignitoso. Eppure, papa Francesco ha ricordato tantissime volte anche gli anziani, i quali che non vanno messi da parte come uno “scarto” della società, ma vanno rispettati nel loro valore e nella loro dignità. In una udienza generale ha detto che «grazie ai progressi della medicina la vita si è allungata: ma la società non si è “allargata” alla vita! Il numero degli anziani si è moltiplicato, ma le nostre società non si sono organizzate abbastanza per fare posto a loro, con giusto rispetto e concreta considerazione per la loro fragilità e la loro dignità». E ha aggiunto: «Finché siamo giovani, siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come se fosse una malattia da tenere lontana; quando poi diventiamo anziani, specialmente se siamo poveri, se siamo malati soli, sperimentiamo le lacune di una società programmata sull’efficienza, che conseguentemente ignora gli anziani».
In un’altra occasione ha pure citato le case di riposo. «Gli istituti che ospitano gli anziani», ha detto, «sono chiamati a essere luoghi di umanità e di attenzione amorevole, dove le persone più deboli non vengono dimenticate o trascurate, ma visitate, ricordate e custodite come fratelli e sorelle maggiori. Si esprime anche così la riconoscenza verso coloro che hanno dato tanto alla comunità e sono la sua radice». In realtà, papa Francesco si preoccupa di tutti, degli immigrati e degli anziani, ma anche dei giovani, di chi è senza lavoro, dei poveri in genere. E di tutto il popolo cristiano, anzi di ogni persona, che va amata e rispettata nella sua dignità. Spesso si fa una lettura selettiva delle parole del Papa, ricordando solo quello che ci interessa o ci dà fastidio, oppure togliendole dal contesto per darne una lettura fuorviante o parziale. Lo fanno in tanti, a partire dai grandi mezzi di informazione laici. Ma lo fanno anche tanti cattolici. E qui mi aggancio alle parole di Lucio. Sì, anch’io sono talvolta amareggiato dall’acredine nei confronti di papa Francesco. In certi casi si passa dalla legittima critica alla cattiveria, a una sorta di odio che non trova giustificazioni nel Vangelo. Da cosa dipende? Forse il Papa sta mettendo il dito nella piaga e alcuni si sentono toccati, messi in discussione nelle loro convinzioni o nelle loro abitudini e nei privilegi. Forse entra in gioco anche una caratteristica della cultura odierna, che tende a polarizzare le situazioni: o tutto bianco o tutto nero, o il Papa la pensa sempre come me oppure mai. C’è anche un abuso delle parole, che arrivano spesso all’insulto, soprattutto se coperte dall’anonimato di un manifesto, oppure di un commento su Internet. Lo stesso Francesco domenica scorsa ha messo in guardia dall’abitudine di lanciare offese come se si dicesse «Buongiorno», perché «chi insulta il fratello, uccide nel proprio cuore il fratello». Alla fine, è ancora papa Francesco che ci dà l’esempio e ci fa stare tranquilli. Ci invita prima di tutto a distinguere le opinioni in base allo spirito con il quale vengono espresse: «Quando non c’è un cattivo spirito», ha detto rispondendo a Stefania Falasca su Avvenire, «aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione». Papa Bergoglio, poi, ci rivela di essere sereno, nonostante le critiche. Lo ha detto parlando ai superiori degli istituti religiosi: «Qual è la sorgente della mia serenità? No, non prendo pastiglie tranquillanti! Gli italiani danno un bel consiglio: per vivere in pace ci vuole un sano menefreghismo». A Francesco piacciono le espressioni colorite! Ma poi spiega: «A Buenos Aires ero più ansioso, lo ammetto. Mi sentivo più teso e preoccupato. Insomma: non ero come adesso. Ho avuto un’esperienza molto particolare di pace profonda dal momento che sono stato eletto. E non mi lascia più. Vivo in pace». D.R.

Foto Alessandro Bianchi/Reuters

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