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mercoledì 17 luglio 2019
 
Colloqui col Padre
 

Quelle accuse di eresia contro papa Francesco

31/05/2019 

Egregio direttore, sono rimasto sorpreso dall’accusa di eresia rivolta a papa Francesco. Vorrei che lei, tramite la rivista, dicesse al riguardo una parola chiarificatrice. In particolare: chi sono gli accusatori; quali sono le accuse; hanno un fondamento o, almeno, una parvenza di fondamento o sono del tutto campate in aria; in teoria, quale tribunale dovrebbe decidere sul caso e quali potrebbero, sempre in teoria, essere le soluzioni. La ringrazio e aspetto la sua risposta, sperando che serva a fugare il turbamento inevitabile per i cattolici.

CAMILLO BELFIORE - Genova

Caro Camillo, non darei spazio a questo tema che vede coinvolto un numero ridotto di persone. Si rischierebbe di dargli solo maggiore eco. Tuttavia, i mezzi di informazione attuale appiattiscono ogni cosa ed è bene fare un sintetico intervento. Parto dalla fine: se ci fosse un Papa eretico chi dovrebbe decidere su di lui? A quanto mi risulta non c’è una procedura canonica specifica. Potrebbe essere convocato da alcuni vescovi e cardinali un Concilio, ma il rischio di uno scisma tra chi è d’accordo e chi no sarebbe troppo grande. In passato sono stati i successori e i Concili a scomunicare un Pontefice già defunto. È il caso di papa Onorio I (625-638).

Quanto alle accuse contro Francesco, l’ultima lettera-appello contro di lui è di poche settimane fa ed è stata firmata da una ventina di persone, tra cui alcuni docenti universitari e teologi; è stata lanciata anche una raccolta di firme on line. Si tratta di figure poco note e di secondo piano. Le accuse riguardano, tra l’altro, una presunta reticenza di Francesco sul tema pedofilia (sulla scia della richiesta di dimissioni fatta in proposito l’anno scorso dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò), l’aver agito contro la morale da parte di alcune personalità vicine al Pontefice e alcuni passi dell’esortazione Amoris laetitia sull’ammissione dei divorziati alla Comunione. In breve, nulla di nuovo e significativo.

La risposta migliore l’ha data lo stesso Francesco nel 2018 quando era in Cile. «Non li leggo», ha detto. Piuttosto, ha aggiunto, «quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro. Provo dispiacere, ma non mi soffermo su questo sentimento per igiene mentale». È quanto consiglio di fare anche ai lettori: preghiamo per tutti e cerchiamo di vivere davvero il Vangelo ogni giorno.

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