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domenica 22 settembre 2019
 
L'esortazione apostolica
 

«Questa economia uccide»

02/12/2013  Una lettura degli aspetti economico-sociali dell'Evangelii gaudium. Parlando delle sfide del mondo contemporaneo, il Papa denuncia l’attuale sistema economico: «è ingiusto alla radice». «Questa economia uccide» perché prevale la «legge del più forte». «Gli esclusi non sono ‘”sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”».

La questione è la sostenibilità e quando il Papa scrive nella Evangelii gaudium che «questa economia uccide» pone esattamente il problema che il sistema economico capitalistico, così come oggi si è evoluto, mette a rischio la vita. Quindi occorre molto pensare per sostituirlo con uno migliore, non per orientamento ideologico, ma perché in gioco c’è la sopravvivenza dell’uomo. Le parole dell’Esortazione sono in fondo molto semplici e l’analisi altrettanto evidente.

Non si tratta di cose nuove, ma papa Francesco porta a conseguenze più chiare e nette, forse a conseguenze estreme, la dottrina sociale della Chiesa. Le radici della riflessione di Bergoglio si trovano nella Pacem in Terris di Roncalli, s’intrecciano attorno alla Populorum progressio di Paolo VI e contengono tutta l’insoddisfazione di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI nei confronti delle politiche liberiste senza vincoli, che fanno più acuta la miseria, l’emarginazione sociale e la precarietà. Ma si potrebbe anche andare più indietro a Pio XI, quando nella Quadragesimo anno, denunciò lo squilibrio tra capitale e lavoro.

Il Papa inoltre disarticola completamente le teorie che gli inquilini recenti della Casa Bianca hanno elaborato circa  le origini della violenza e del terrorismo, come prodotto di uno scontro di civiltà, dove l’Occidente è il buono che lavora per la pace e gli altri sono i cattivi che la stravolgono. Dice invece che «fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’inequità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza». Non è in discussione in capitalismo in sé, al papa non interessa una trattazione accademica.

Bergoglio chiede una rifondazione del capitalismo e dell’economia sociale di mercato, che oggi nessuno ha il coraggio di fare, nemmeno le sinistre. Usa parole e toni forti e va al di là della semplice critica al capitalismo, quando usa quella frase («Questo economia uccide») e quando spiega che il capitalismo abbinato all’aggettivo sfrenato non porta allo sfruttamento, ma alla cultura dello scarto dove gli uomini diventano rifiuti. La cosa che preoccupa  Bergoglio è sicuramente l’aberrazione a cui tutto ciò ha portato, ma in realtà le sue critiche più forti sono al clima di indifferenza e ad un capitalismo che non ha più il volto truce, ma visibile, del padrone delle ferriere, ma quello evanescente e più pericoloso degli gnomi delle finanza che operano nelle stanze ovattate delle city mondiali a tutte le latitudini e in tutti i regimi, dal turbo capitalismo cinese a quello più creativo di Wall Street, al neocapitalismo delle petrodemocrazie al cleptocapitalismo degli Stati mafia.

Sono gli investimenti spietati che accarezzano la finanza e stravolgono il lavoro, è l’idea di proprietà come possesso personale, la replica irresponsabile all’infinito della destrutturazione di ogni norma etica che preoccupano il Papa. Ecco perché dalla sua penna sono uscite cose cento volte più nette, severe e robuste di quelle mai scritte fin ora da un Papa.

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Evangelii gaudium, la presentazione in Vaticano
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