logo san paolo
mercoledì 24 aprile 2019
 
Raffella Rea
 

Raffella Rea: «Amo recitare ma preferisco la vita vera»

24/02/2015  Torna in Tv nei panni del commissario Daria Lucente nella serie "Narcotici 2". Nessun divismo, però: «Mai perdere contatti con la realtà».

Prima la vita, poi la carriera. Potrebbe essere questo il motto di Raffaella Rea, uno dei volti più belli e intensi del cinema italiano. Una donna che resta con i piedi saldamente per terra, senza cadere nella tentazione del divismo. Le sue parole di grande saggezza sorprendono in un’attrice ancora così giovane. «Mi piace molto», con da, «l’aspetto artigianale del mio lavoro. Lo faccio con impegno e passione, ma senza mai dimenticarmi che la vita viene prima di tutto. Perdere il contatto con la realtà non ti aiuta».

Da questa premessa, ecco il rifiuto del divismo: «Sarebbe affascinante costruirsi l’immagine dell’attrice tormentata e inaccessibile, ma dopo un po’ questa cosa comincia a consumarti. Invece se continui a vivere hai un terreno da cui attingere l’emotività da donare sulla scena o sul set.

Se ti costruisci il personaggio poi quello ti fagocita». Raffaella Rea, 32 anni, originaria di Pomigliano d’Arco (Napoli), torna su Rai 1 nei prossimi giorni, interprete di nuovi episodi della fortunata serie Narcotici. In Sfida al cielo - Narcotici 2, regia di Michele Soavi, Raffaella veste sempre i panni del commissario Daria Lucente.

- Rispetto alla prima serie del 2011 quali sono le novità del suo personaggio?

«Daria è una donna più serena, che unisce la vita familiare alla sua passione per un lavoro impegnativo e pericoloso. Nella prima serie era più fragile, paurosa, bisognosa d’amore. Ora ha trovato un maggiore equilibrio, anche se n dall’inizio della serie la sua vita subirà uno scossone importante che non anticipo. Inoltre la seconda serie, rispetto alla prima, vede le donne più protagoniste. Sono il motore di tutto, sia delle storie emotive sia delle indagini poliziesche. Le donne fanno succedere le cose».

- Lei ha interpretato moltissime serie televisive: che cosa le piace di questo mondo?

«Ho incontrato persone di altissime qualità, come Pierfrancesco Favino, e ho potuto fare storie che magari al cinema è più dif cile raccontare. Penso a storie epiche, importanti, come Il generale Della Rovere, La leggenda del bandito e del campione, Pane e libertà, Graf o di tigre».

- In Pane e libertà lei interpretava Carolina Morra, la moglie del sindacalista Giuseppe Di Vittorio: come si trova nei panni di personaggi realmente esistiti?

«Sento la responsabilità, direi una sana paura, di non essere all’altezza. C’è il desiderio di non deludere chi davvero ha conosciuto la persona che interpreto, anche perché le esigenze della sceneggiatura spesso tendono a colorare un po’ i personaggi, magari tradendo in qualche caso la verità storica. Nel caso della serie su Di Vittorio ho conosciuto Baldina, la glia di Carolina Morra, la quale si è commossa e mi ha detto: è stato come veder rivivere mia madre. Siamo rimaste in contatto e a Natale mi telefona sempre per farmi gli auguri».

- Quale personaggio vorrebbe interpretare?


«Sogno di interpretare Anna Karenina, un grande personaggio della letteratura. So che la sua storia è già stata portata molte volte sugli schermi, in tutte le salse, ma nessun lm può eguagliare la bellezza del libro».

- Che cosa le piace di Anna?

«Le contraddizioni del suo personaggio. In genere mi piacciono le contraddizioni, ma quando diventano consapevoli, non quando sei in balìa di esse, se no rischi di farti molto male. Se ci fai pace e ti conosci allora può essere una ricchezza. Anche la mia terra, in fondo, è piena di contraddizioni».

- Che rapporto ha con la sua terra, la Campania?

«Un rapporto di odio e amore. Amo il fatto che non ti senti mai solo, che sei parte di una grande comunità, ma detesto l’invadenza e la poca discrezione. Amo il fatalismo che però non deve diventare rassegnazione, mi piace la leggerezza però mi dà fastidio l’imprecisione. Ci vorrebbe una giusta via di mezzo».

- Sognava di fare l’attrice fin da bambina?

«No, è stata una scoperta. Al liceo la mia passione era lo sport, giocavo a pallavolo e partecipavo ai Giochi della gioventù. Un giorno uno dei miei insegnanti organizzò un laboratorio teatrale e mi costrinse a frequentarlo, visto che non lo seguiva nessuno. Ci andai e per la prima volta ho scoperto questo mondo. Mi ci sono appassionata, ma non pensavo che potesse diventare il mio mestiere. Poi l’insegnante di teatro mi disse che forse potevo provare e così dopo il diploma venni a Roma per frequentare l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. Feci questa scelta con la massima serenità, pronta a tornare indietro in caso di fallimento. Invece, eccomi qua».

-  Un sogno?

 «Amo ballare e cantare, quindi mi piacerebbe fare un musical. Ma non quelli che fanno in Italia. Penso a quelli stupendi che ho visto a Londra, dove torni bambino e piangi, ridi, ti emozioni».

I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo