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lunedì 23 settembre 2019
 
 

Reddito delle famiglie: Italia Cenerentola del mondo

22/08/2019  Gli ultimi dati pubblicati dall’Ocse sono eloquenti: negli ultimi 2 anni il reddito delle famiglie nel nostro Paese è cresciuto solo del 2 per cento rendendoci così fanalino di coda dell’Unione Europea. L’appello di Pietro Boffi del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia): «Al centro dei provvedimenti economici del prossimo governo, qualunque esso sia, deve esserci la famiglia. È attorno al potere di acquisto che si gioca buone parte del futuro della nostra economia».

Qualche breve trafiletto sui maggiori quotidiani (con l’eccezione del Corriere della Sera, che dedica alla notizia un ampio spazio), oggi ci informa che i redditi delle famiglie europee hanno ripreso a crescere, ma che i redditi delle italiane sono quelli che crescono di meno.

I dati, elaborati e pubblicati dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Europeo) sono eloquenti: negli ultimi 2 anni, il reddito delle famiglie è cresciuto del 4,1% nel Regno Unito, del 3,9% in Francia, del 3,3% in Germania, e solo del 2% in Italia. Se ci si riferisce ai Paesi dell’area Euro, quelli con cui inevitabilmente dobbiamo confrontarci (come ci martella quotidianamente la vicenda dello spread), l’aumento medio è stato del 3,4%. Noi, semplicemente, siamo gli ultimi, al punto che Massimo Dona, presidente dell’Unione Consumatori ha definito l’Italia «la Cenerentola del mondo intero».

Naturalmente, questi dati rispecchiano la situazione reale del nostro Paese. Non a caso, su queste pagine è stato scritto chiaramente, all’apertura della crisi di governo, «da un punto di vista economico l’Italia è ferma, il Pil è praticamente a zero. Quando gli italiani scopriranno che il problema del Paese non erano i barconi che arrivano dalla Libia, ma il lavoro e la politica fiscale, a cominciare dalla famiglia, probabilmente sarà troppo tardi». Ecco, questi dati ci confermano che non erano previsioni catastrofiche delle solite Cassandre, ma un monito per far sì che chi per il suo ruolo istituzionale ha il diritto/dovere di farlo cominci a pensare seriamente non al prossimo slogan da inventare, ma a provvedimenti concreti da attuare.

A cominciare, proprio per restare a  quanto segnalato dall’OCSE, dai redditi delle famiglie, che sono lo snodo cruciale attorno al quale si può pensare di rilanciare le (disastrate) condizioni della nostra economia. Infatti, è attorno al potere di acquisto delle nostre famiglie che si gioca buone parte del futuro della nostra economia. Le famiglie, infatti, sono il luogo in cui si esercita una solidarietà intergenerazionale che non ha nulla di ideologico, ma molto di concreto: in pratica, attraverso la cura dei propri figli e dei propri anziani tiene in piedi l’Italia.

Ma non è un mistero per nessuno che le famiglie italiane, dopo decenni di “mal-trattamenti”, si sono stancate, come dimostrano i dati sulla natalità, ormai al lumicino, mentre incombono compiti di cura sempre più gravosi a causa del fortissimo invecchiamento della popolazione. Avanti di questo passo, l’Italia sarà destinata ad avviarsi ad un mesto declino: sempre più vecchia, sempre più ferma, sempre più vuota e ripiegata su se stessa.

È per questo che dall’allarme di quanto poco cresciamo deve partire una nuova consapevolezza: al centro dei provvedimenti economici che il prossimo governo, qualunque esso sia, metterà in cantiere ci dovrà essere la famiglia, a partire dal trattamento fiscale di cui essa gode (o per meglio dire essa soffre!) nel nostro Paese. Una vera riforma fiscale, con buona pace dei “tassapiattisti”, può solo essere quella che privilegia le famiglie in base ai carichi che esse sostengono, consentendo loro di godere di un reddito sufficiente a svolgere appieno i loro compiti e a compiere le scelte riproduttive che ritengono più appaganti. Da anni il Forum delle Associazioni Familiari ha elaborato la proposta del fattore famiglia, che certamente costituirebbe un atto di giustizia verso chi sta faticosamente cercando di far nascere, crescere ed educare gli italiani di domani, ma anche un potente volano per la ripartenza dei consumi (soprattutto quelli di base) e quindi della crescita dell’intera  nostra economia.

Pensiamoci: si stanno avvicinando scadenze a dir poco drammatiche per il nostro Paese, e il balletto della politica continua a vivere più di slogan tanto roboanti quanto fasulli, mentre le nostre famiglie arrancano. Non sarebbe il caso di cominciare a rimettere i piedi per terra?

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