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Santuario di polsi
 

Si dimette don Pino Strangio, il prete in odore di mafia e massoneria

29/01/2017  Il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva, ha sostituito il sacerdote che, secondo le accuse della Dda di Reggio Calabria, farebbe parte di un’associazione di stampo massonico. Per anni don Pino Strangio ha tentato di minimizzare all'esterno la presenza dei mafiosi sul territorio.

Alla fine il provvedimento è arrivato, seppure con le prudenti parole della Chiesa. Indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e violazione della legge Anselmi, sulle logge massoniche, don Pino Strangio, rettore per oltre vent’anni del santuario di Polsi, luogo che la 'ndrangheta considera simbolo del suo potere, è stato sostituito dal vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva. Dopo che al sacerdote è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini, il vescovo ha nominato come nuovo rettore don Antonio Saraco, parroco di Ardore Marina. Il vescovo ha consegnato a entrambi un saluto che non demonizza il cammino di don Strangio, «che mi ha chiesto di essere dispensato da un così gravoso impegno pastorale al santuario in modo da seguire con più attenzione i tuoi problemi personali», ma che traccia chiaramente il futuro della comunità aspromontana «che ha sofferto per le profanazioni subite a causa di fatti e misfatti, di complicità e sangue versato da gente senza scrupoli, in nome spesso di una religiosità deviata e non vera». Al nuovo rettore il vescovo di Polsi ricorda che il «Vangelo rifiuta il compromesso col potere del denaro e delle armi, della violenza e dell’arroganza mafiosa», che la sfida è «essere luogo di spiritualità e di fede» e chiede di «esserne fedele e coraggioso interprete».

Secondo le accuse della Dda di Reggio Calabria, don Pino Strangio farebbe parte dell’associazione di stampo massonico messa in piedi dagli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano per influenzare «le dinamiche decisionali degli enti locali e alcune vicende economiche di massimo livello per la locale asfittica economia». Il sacerdote, a lungo intercettato, avrebbe rivestito il ruolo di mediatore «nelle relazioni fra esponenti delle forze dell’ordine, della sicurezza pubblica ed esponenti di rango della ‘ndrangheta» rafforzando «la capacità dell’organizzazione criminale di controllare il territorio, l’economia e la politica, amplificando la percezione sociale della sua capacità di intimidazione, generatrice di assoggettamento e omertà diffusi».

Per anni don Pino Strangio ha tentato di minimizzare all'esterno la presenza dei mafiosi sul territorio scagliandosi contro giornalisti, magistrati e forze dell’ordine ree di “infangare” il territorio e continuando a giustificare frequentazioni sospette. Tra gli episodi più clamorosi  quello del 6 agosto 1994, quando don Giovanni Stilo, controverso sacerdote di Africo, viene arrestato a Montecatini, e don Strangio che era con lui in quell’occasione, viene trovato in possesso di due banconote da centomila lire provenienti dal riscatto dei rapimenti del farmacista reggino Giovanni Labate (tenuto prigioniero per 325 giorni e liberato il primo gennaio 1983 dopo il pagamento di un miliardo e duecento milioni) e dell’imprenditore napoletano Carlo De Feo (rapito a Napoli il 28 febbraio 1983 e rilasciato a Oppido Mamertina il 19 febbraio 1984 dopo il pagamento di quattro miliardi e 400 milioni di lire). In quell'occasione a don Strangio non furono formalizzate accuse e il sacerdote non spiegò mai come era entrato in possesso delle banconote.

Un altro episodio emblematico avviene nel settembre 1999 quando don Strangio, riferendosi a polizia e carabinieri presenti durante i giorni della festa della Madonna, aveva commentato: «quei signori sono ormai anni che ci perseguitano. Hanno fatto intervenire sette auto e decine di poliziotti che hanno chiesto i documenti anche a donne e bambini». L’allora questore di Reggio Calabria, Franco Malvano aveva replicato: «Le nostre carte parlano chiaro. Quello è un posto dove, proprio nel periodo della festa che si tiene dal primo al 3 settembre, si danno appuntamento i personaggi più influenti del gotha della ’ndrangheta. L’elenco dei latitanti catturati o delle armi scoperte in quel territorio è abbastanza lungo».

L’anno successivo don Strangio testimonia a favore di due mafiosi, Francesco e Sebastiano Giorgi, accusati di essere stati i carcerieri di Alessandra Sgarella (l’imprenditrice lombarda sequestrata per nove mesi tra il 1997 e il 1998).  Francesco Giorgi sarà poi condannato a 28 anni e Sebastiano Giorgi assolto per non aver commesso il fatto.

Infine, tra gli episodi di rilievo, quello del video del 2009 girato dalle forze dell'ordine. Seppure don Strangio nega la presenza di mafiosi a Polsi durante i giorni della festa o ne minimizza il ruolo i video dei carabinieri mostrano il vertice tenutosi a Polsi in quell’anno, con i boss della ’ndrangheta, riuniti in uno spiazzo poco distante dal santuario, che sanciscono l’elezione di Domenico Oppedisano a capo supremo della criminalità calabrese e che ridisegnano l’organigramma di un’organizzazione che diventa, scrivono le Dda (Direzioni distrettuali antimafia) di Milano e di Reggio Calabria, «di tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di vertice». Lo stesso Oppedisano verrà poi arrestato il 31 luglio 2010 nell’ambito dell’operazione “Crimine”, che porterà in galera anche altri trecento affiliati.

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