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domenica 21 luglio 2019
 
Nuovo Senato
 

Riforma costituzionale, che cosa cambia

13/04/2016  Ecco, in sintesi, le principali modifiche alla Costituzione introdotte dal Ddl Boschi. In autunno la parola ai cittadini con il referendum.

Ecco, in estrema sintesi, i punti fondamentali della riforma contenuta nel Ddl Boschi che modifica 36 articoli della Costituzione. E' stata approvata definitivamente in Senato il 12 aprile e verrà, con ogni probabilità, sottoposta agli elettori per il referendum confermativo in autunno. Per il momento proponiamo un anticipo, molto stringato, cui seguiranno approfondimenti man mano che ci si avvicina al voto.  
 
FINE DEL BICAMERALISMO PARITARIO - 
 Le due Camere non avranno le medesime funzioni, come invece è stato fin qui dalla nascita della Repubblica.

LA CAMERA DEI DEPUTATI -  Sarà composta come oggi di 630 membri e voterà da sola la fiducia al Governo. Solo la Camera, si legge nel cosiddetto Ddl Boschi:  «esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo". Questo significa che le leggi, con alcune eccezioni che vedremo, verranno approvate dalla sola Camera dei deputati.

IL NUOVO SENATO –
Pur continuando a chiamarsi Senato “della Repubblica”, il Senato disegnato dal Ddl Boschi, sarà in realtà composto da 100 senatori (oggi sono 315): 95 eletti dai Consigli Regionali: tra i Consiglieri regionali (74 eletti) e tra i tra i sindaci (21 uno per Regione), cui andranno aggiunti altri 5 nominati per meriti particolari dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni (l’evoluzione degli attuali senatori a vita) e i presidenti emeriti della Repubblica in carica invece a vita.

CHE COSA FARA' -
 Il Senato parteciperà alla pari dell’iter legislativo solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma la Camera avrà facoltà di ignorare la richiesta. Se la modifica avrà come oggetto una legge che regola il rapporto tra Stato e Regioni, la Camera potrà respingere la modifica chiesta dal Senato soltanto con un voto a maggioranza assoluta (50%+1 degli aventi diritto).

ELEZIONE DEI SENATORI – Il Senato non sarà eletto direttamente dai cittadini, che potranno però indicare i consiglieri regionali che saranno anche senatori contestualmente alle elezioni amministrative per il rinnovo dei Consigli regionali. Le modalità di questa indicazione tuttavia sono da definire, perché il Ddl rimanda la questione a una successiva legge ordinaria. I  Consiglieri senatori saranno distribuiti tra le Regioni in proporzione alla popolazione e i Consigli Regionali eleggeranno i senatori tra i propri componenti con metodo proporzionale. Un senatore per ogni Regione dovrà essere eletto tra i sindaci. Scompare il vincolo dell’età minima a 40 anni per i senatori.

INDENNITA' NO, IMMUNITA' SI' -  I nuovi senatori non percepiranno indennità parlamentare oltre lo stipendio di amministratori locali, ma godranno delle stesse tutele dei deputati, compresa l’immunità parlamentare. Questo significa che non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione e perquisizione, da parte della magistratura, senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza (una tutela che sindaci e consiglieri regionali non senatori non hanno).

STATO -REGIONI - Con l’intento di ridurre l’elevato conflitto di competenze tra Stato e Regioni, moltiplicato dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, saranno riportate allo Stato competenze in materia di energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. E su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza normalmente delle Regioni, «quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale».

 VOTO VELOCE PER LE LEGGI PROPOSTE DAL GOVERNO -
con lo scopo di accelerarne l’approvazione, i Regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei Disegni di legge di iniziativa governativa. Saranno però più stretti i limiti posti al Governo sui contenuti dei Decreti legge.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - Attualmente il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune con la partecipazione dei delegati regionali (tre per ogni Regione, 1 per la Valle D’Aosta. Se il Ddl Boschi supererà il referendum popolare: il nuovo Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori (senza delegati perché le regioni sono già rappresentate nel nuovo Senato. Per i primi tre scrutini occorreranno i due terzi degli aventi diritto, poi dal quarto si scenderà ai tre quinti; dal settimo scrutinio basteranno invece tre quinti dei votanti (oggi il quorum prevede la maggioranza assoluta degli aventi diritto dalla quarta votazione in poi).

CORTE COSTITUZIONALE - Dei 15 giudici Costituzionali, 3 saranno eletti dalla Camera e 2 dal Senato, oggi sono eletti dal Parlamento in seduta comune.

REFERENDUM-
Il Ddl introduce un quorum più basso per i referendum abrogativi promossi con almeno 800.000 firme: per renderlo valido basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali, come già avviene e come continuerà ad avvenire per quelli con 500.000 firme. Vengono introdotti con la riforma i referendum propositivi: una legge ordinaria ne stabilirà le modalità di attuazione.

DDL DI INIZIATIVA POPOLARE - 
Salgono da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per presentare un Disegno di iniziativa popolare. Però i regolamenti della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame, clausola che oggi non esiste.

LEGGE ELETTORALE - Il Ddl Boschi, visto l’esito del cosiddetto “porcellum” dichiarato incostituzionale dalla Consulta dopo oltre otto anni dall’entrata in vigore, introduce il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. Tra le norme transitorie è prevista anche la possibilità di ricorso preventivo già in questa legislatura. Anche l'Italicum potrebbe culminare preventivamente all'esame della Corte.

PROVINCE –
Scompaiono dalla Costituzione le province, un atto necessario per consentire di cancellarle definitivamente.

CNEL –
Viene soppresso il Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, organo costituzionale ausiliario secondo la Carta del 1948.  

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