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domenica 28 maggio 2017
 
Dopo Parigi
 

Ripopolare le periferie dei nostri valori

25/11/2015  Il vuoto di politiche sociali ha aggravato il disagio

L’attacco terroristico a Parigi, il 13 novembre scorso, fa paura. La violenza toccherà anche noi? Il successivo attacco a Bamako in Mali dà la sensazione di una guerra, come del resto ha dichiarato il presidente francese, François Hollande. Dovremo cambiare abitudini? O bisogna scendere in campo contro i terroristi in Medio Oriente, come fa la Francia con i raid aerei sui territori dell’Isis?

A lungo abbiamo pensato che la violenza restasse lontana. Ora la nostra vita deve cambiare. Ma abbiamo la memoria corta. Nei primi anni del 2000, Spagna e Gran Bretagna sono state colpite. Sarebbe un errore cadere subito nel panico. Certo la minaccia c’è. Ci sono infiltrati nelle nostre società, pronti a raccogliere l’invito dell’Isis a colpire. Ci si chiede: abbiamo sbagliato a far entrare tanti musulmani in Europa? Da questa domanda potrebbe nascere un atteggiamento diffidente verso i musulmani europei, quasi un muro contro muro. È la reazione che l’Isis vuole. Ma la gran parte dei musulmani ripudia il terrorismo. Certo, tutti debbono rispettare la legge. Compito decisivo è quello della polizia e dell’intelligence, sempre più coordinate a livello europeo, contro un pericolo insidioso.

Bisogna, però, agire in Medio Oriente

Bisogna, però, agire in Medio Oriente. Qui c’è un Iraq, frantumato dopo l’intervento per abbattere Saddam Hussein. La Siria, da quattro anni, è dentro una guerra terribile. In questo caos, con complicità occulte, si è incuneato l’Isis creando uno Stato territoriale tra Iraq e Siria, dotato di buone risorse finanziarie. Il grande errore è stato non porre fine alla guerra in Siria, mettendo insieme con realismo i resti del regime di Assad e le opposizioni. Ha giocato la rivalità tra Stati Uniti e Russia. La Siria è distrutta: su venti milioni di abitanti, più della metà hanno lasciato le loro case e otto milioni sono fuori dal Paese. Ci vuole la pace in Siria, per far tornare i rifugiati e contenere l’Isis. E occorre la collaborazione di tutti. Le guerre aperte sono sempre origine di drammi e di pericolose conseguenze collaterali.

Bisogna agire anche in Europa. Nelle periferie europee, come a Parigi o Bruxelles, sono sorti quartieri-ghetto, dove giovani musulmani diventano accoliti dell’estremismo o addirittura terroristi. Il vuoto di politiche sociali ed educative ha aggravato il pericolo in questi “mondi perduti”. Molto devono fare le organizzazioni musulmane nell’educare al rispetto dell’altro. Ma va ripresa l’iniziativa sociale, ricostruendo una città dove si vive insieme. La preoccupazione non ci deve far innalzare muri. C’è bisogno di un nuovo slancio umano, per affermare i nostri valori europei: vivere insieme nel rispetto, nella legge, solidali, in pace e in democrazia.

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