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mercoledì 19 giugno 2019
 
 

Rogo Thyssen, fu omicidio volontario

15/04/2011  I giudici della Corte d'Assise di Torino hanno accolto le richieste dell'accusa, condannando a 16 anni e mezzo di reclusione l'amministratore delegato della multinazionale.

Il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che nella seconda Corte d'assise ha sostenuto la tesi dell'accusa contro la Thyssenkrupp e i suoi massimi dirigenti (foto Ansa).
Il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che nella seconda Corte d'assise ha sostenuto la tesi dell'accusa contro la Thyssenkrupp e i suoi massimi dirigenti (foto Ansa).

Fu omicidio volontario con dolo eventuale. Lo ha stabilito la seconda Corte di Assise di Torino che ha emesso una sentenza destinata lasciare il segno, netta - com'è - nel ricostruire dinamiche e attribuire responsabilità del rogo che, alla ThyssenKrupp,  nella notte tra il 5e il 6 dicembre 2007 causò sette morti. L'amministratore delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione. Ciò significa che è stato ritenuto fondato e sufficientemente provato che chi aveva il potere di decidere abbia in buona sostanza accettato i rischi legati ai tagli economici, facendo prevalere la logica del risparmio su quella della sicurezza in uno stabilimento, come quello torinese,  in fase dismissione e sostanzialmente abbandonato a se stesso. Gli altri cinque dirigenti chiamati in giudizio sono stati condannati dalla Corte di Assise di Torino per cooperazione in omicidio colposo. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni. Alla lettura del dispositivo, un parente delle vittime ha avuto un leggero malore.

   
Un milione di euro di sanzione pecuniaria, l'esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per sei mesi, il divieto di farsi pubblicità per sei mesi: sono le pene cui è stata condannata la ThyssenKrupp alla fine del processo di Torino. La multinazionale dell'acciaio è stata chiamata in causa come persona giuridica. La sentenza, per ordine dei giudici, dovrà essere pubblicata su una serie di quotidiani e affissa nel Comune di Terni, dove c'é la principale sede italiana del gruppo. Risarcimenti nell'ordine complessivo di svariati milioni di euro sono stati riconosciuti dalla Corte di Assise di Torino alle parti civili del processo Thyssenkrupp. Gli indennizzi sono andati alla Regione Piemonte (973 mila euro), alla Provincia di Torino (500 mila), al Comune (un milione più il diritto a fare una causa civile supplementare), ai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Flm-Cub, all'associazione Medicina Democratica, e alle decine di ex colleghi delle vittime che lavoravano nello stabilimento di Torino.
E' stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: i parenti delle vittime del rogo della ThyssenKrupp usano tutti le stesse parole. Si abbracciano, qualcuno piange, altri applaudono. C'è chi resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare. E' la fine di un calvario durato decine di mesi.  "E' andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Raffaele Guariniello (il pm, ndr.) per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perché fosse così". "Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio". "E' stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte". Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede "condanne esemplari" nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. "Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. E' stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all'ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie".

"Chi ha sbagliato ha pagato": scoppia a piangere, si copre il viso con le mani, poi si fa forza e con voce rotta, Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp, ora deputato del Pd, commenta a caldo la sentenza emessa dai giudici della seconda Corte di Assise di Torino. "Dedico questa sentenza a tutti i morti di quella notte - dice nell'aula dove è stato appena letto il dispositivo della setenza - a chi ha perso la vita sul posto di lavoro e a mia madre che è scomparsa da poco". "E' stata fatta giustizia - aggiunge - anche se, fino alla lettura della sentenza, avevamo paura che succedesse qualcosa di diverso". "E' un risarcimento morale importante e dovuto a tutti i familiari - conclude - Era un'esigenza che avevamo tutti e non é una forma di vendetta. Chi ha sbagliato, ha pagato".

     La condanna di Herald Espenhahn Nhahn in primo grado per "omicidio con dolo eventuale" in seguito al rogo di Torino è per la Thyssenkrupp "incomprensibile e inspiegabile". Lo si legge in un comunicato diffuso dall'azienda dopo la decisione dei giudici di Torino. "Per l'ulteriore corso del procedimento - si afferma ancora nella nota - si rimanda alle dichiarazioni degli avvocati difensori". Nel comunicato la Thyssenkrupp esprime ai familiari delle vittime ''il suo più profondo cordoglio e rinnova il suo grande rammarico per il tragico infortunio avvenuto in uno dei suoi stabilimenti". "Nelle sue linee guida - sottolinea ancora l'azienda -, il Gruppo conferma che la sicurezza sul posto di lavoro è un obiettivo aziendale di assoluta importanza, pari alla redditività e alla qualità dei prodotti, e che si deve provvedere con ogni mezzo a garantire la stessa. Una tragedia simile - conclude la Thyssenkrupp - non si dovrà ripetere mai più".

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