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mercoledì 15 agosto 2018
 
Teatro
 

Rosetta Cucchi: «Con Miseria e Nobiltà vi mostrerò quanto è profonda una risata»

01/02/2018  Ma è più facile far ridere o fare piangere? Lo chiediamo a Rosetta Cucchi, una delle poche registe d’opera lirica al mondo, che sta preparando il debutto della nuova produzione, Miseria e nobiltà: «Molto più difficile da mettere in scena un’opera comica. Perché bisogna sempre capire che cosa c’è dietro la gaiezza...»

Il genere “comico” è una colonna portante della storia del Teatro, della drammaturgia, dell’opera lirica, dello spettacolo. Il compositore Marco Tutino, reduce dal successo strepitoso ottenuto a San Francisco ed a Cagliari con la sua drammaticissima “Ciociara”, torna a cimentarsi con l’opera comica: quella tipologia d’opera che la tradizione italiana ha portato nei secoli ai massimi livelli (basti pensare a Pergolesi, Rossini, Paisiello), ma che il ‘900 ha emarginato. Lo fa con “Miseria e nobiltà” tratta dalla commedia di Eduardo Scarpetta, in programma al Teatro Carlo Felice di Genova dal 23 febbraio al 1° marzo.

Ma è più facile far ridere o fare piangere? Lo chiediamo a Rosetta Cucchi, una delle poche registe d’opera lirica al mondo, che sta preparando il debutto della nuova produzione: “Non ho dubbi: è molto più difficile da mettere in scena un’opera comica piuttosto che un’opera seria. Perché bisogna sempre capire che cosa c’è dietro la comicità. Quale pensiero. La gaiezza nasconde sempre una profonda malinconia: ed è proprio il caso di “Miseria e nobiltà”. La comicità in fondo è più profonda, ha sfaccettature complesse: la macchina teatrale può portare al sorriso, ma occorre sempre capire cosa c’è dietro. E basta pensare ai grandi comici, da Keeton a Chaplin, ed alla malinconia che avevano dentro di loro”.

Lei è anche musicista ed ha avuto modo in altre occasioni di allestire opere buffe. Con l’opera lirica è più facile o difficile raggiungere l’effetto comico?

“Solo in alcuni casi lo è. L’opera buffa rossiniana per esempio ha un ritmo musicale che produce in sé la sensazione del comico. Ma non sempre è così”.

Il cliché, la gag, la situazione ripetuta aiutano a creare l’effetto comico?

“Il cliché è la via più facile e sicura per arrivare al pubblico: ma il difficile è fare del cliché una situazione umoristica. Io ho sempre il terrore del cliché. La comicità poi cambia nei secoli. Nel caso di “Miseria e nobiltà” (famosa è la riduzione cinematografica con Totò e Sophia Loren del 1954, ndr) l’azione è spostata dagli autori dalla fine dell’800 al secondo dopoguerra. Sempre di fame si parla, ma di altro genere di fame”.

A proposito di trasposizioni di ambientazioni, oggi si dibatte molto sulle attualizzazioni dell’opera lirica: a Bologna è andata in scena una “Bohème” di Puccini con protagonisti ragazzi d’oggi. A Miano un “Pipistrello” (Die Fledermaus) di Johann Strauss ambientato in una località sciistica frequentata da arricchiti milanesi.

Nel comico o nel drammatico quale pensa debba essere il punto di riferimento di un regista?

“Credo che in ogni caso ed in ogni genere sia sempre fondamentale sapere cosa la musica racconta: e la fedeltà alla musica è essenziale. Il primo gesto teatrale e drammaturgico proviene dalla musica e dal genio del compositore”.

Lei è stata chiamata a dirigere molte opere, ovviamente anche drammatiche, con protagoniste femminili. Il suo “sguardo”, in quanto donna, è uno sguardo particolare sulle loro vicende?

“Io cerco di lavorare sui personaggi in modo imparziale ed impersonale. A volte ci riesco, a volte no. Perché sono le nostre vicende personali a determinare il nostro modo di vedere i personaggi. Quando ho allestito “Traviata” avvertivo un transfer emotivo nei confronti della protagonista: ma era in relazione alle mie vicende biografiche del periodo. Ecco, quando questo avviene, il mio sguardo è più attento all’universo femminile. Ma non vale il luogo comune che la regista donna debba essere vicina  all’universo femminile perché donna”.

E nell’immediato futuro, oltre ai suoi impegni internazionali a Wexford in Irlanda ed a Boston?

“Curerò la prossima estate la regia di “Adina” una farsa di Rossini al Rossini Opera Festival. Per me è una gioia ed una emozione tornare al Festival dove ho debuttato come pianista ed a Pesaro, la città dove mi sono formata”.

Ancora una volta Rosetta Cucchi cercherà di strappare il sorriso al pubblico. Rossini l’aiuterà, ma c’è da scommettere che un filo di malinconia non potrà mancare.  

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