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giovedì 17 ottobre 2019
 
Opera
 

Rossini alla corte del Sultano

14/03/2019  Successo alla Royal Opera House di Muscat, in Oman, per "La scala di seta", la farsa comica del compositore pesarese. Uno spettacolo allestito dal Festival rossiniano di Pesaro, che porterà altri titoli nel teatro omanita, divenuto ormai punto di riferimento per gli spettacoli di d'opera nel mondo arabo.

 

Muscat

Rossini piace e diverte anche nella Penisola Arabica. Due recite dell’opera “La scala di seta” sono state applaudite con entusiasmo dal pubblico accorso alla Royal Opera House di Muscat, la capitale dell’Oman. Successo meritato per uno spettacolo collaudato di grande qualità, già apprezzato dal pubblico e dalla critica,  allestito dal Rossini Opera Festival di Pesaro. La regia di Damiano Michieletto e le scene di Paolo Fantin (riprese a Muscat da Eleonora Gravagnola) sono una garanzia e la parte musicale è stata frizzante, come si addice a una “farsa comica” in un atto, ottanta minuti di intrecci, equivoci, amori, passioni, languori e divertimento. Merito del direttore d’orchestra messicano Ivan Lopez-Reynoso, alla guida dell’Orchestra Sinfonica Rossini, e di un cast molto brillante formato da Marina Monzò, Paolo Bordogna, Pietro Adaini, Laura Verrecchia, Davide Giangregorio ed Enrico Iviglia.

Non era la prima volta che il Rossini Opera Festival portava un suo spettacolo a Muscat. Infatti la collaborazione con il teatro omanita prevede la messinscena integrale delle cinque farse composte da Rossini. Nel 2017 fu portata alla Royal Opera House “L’occasione fa il ladro”, seguiranno nel 2020 “L’inganno felice (con una produzione firmata da Graham Vick nel 1994) e le coproduzioni dei nuovi allestimenti di “La cambiale di matrimonio” (2021) e “Il Signor Bruschino” (2022).

Per il Rof ormai Rossini è come un capo di abbigliamento che si indossa tutto l’anno. Al celebre e collaudato Festival di agosto (con i suoi oltre venti spettacoli) si aggiungono le tournée come quella in Oman e gli spettacoli che si svolgono a febbraio e novembre, in concomitanza con le date della nascita e della morte di Rossini. Il 1° marzo è andata in scena a Pesaro “La cambiale di matrimonio”, anche con un’anteprima dedicata dedicata alla scuole, parte di un programma didattico  spiritosamente battezzato “Crescendo per Rossini”, mentre il prossimo novembre ci sarà una particolare versione jazz della Petit Messe Solennelle con l’interpretazione, fra gli altri, di Paolo Fresu. Prima del Festival, a luglio, è prevista anche una versione per marionette de “L’italiana in Algeri”.

Il Rof non si limita a portare a Muscat i suoi spettacoli, ma cerca di seminare conoscenza per suscitare  anche nel mondo arabo passione e interesse per il teatro e per l’opera. Durante la tournée, il Rof e la Royal Opera House hanno organizzato workshop per tecnici teatrali e attività didattiche per gli allievi dell’Università di Muscat.  I giovani omaniti hanno reagito con curiosità ed entusiasmo. Alla “prima” del 7 marzo erano in sala, vestiti con i loro abiti tradizionali (una lunga tunica bianca, la dishdasha, e sul capo il colorato turbante denominato muzzar), felici di aver assistito per  la prima volta a questa forma di spettacolo per  loro totalmente nuova, in cui si fondono musica, canto e e recitazione.

“Creare ponti culturali attraverso la musica”, così Umberto Fanni, direttore generale della Royal Opera House, spiega qual è la missione dell’istituzione musicale voluta dal sultano omanita Qaboos bin Said al-Said. Arrivato al potere nel 1970, il sultano ha rimesso in piedi l’Oman, allora impoverito, isolato e in decadenza. Qaboos ha investito soprattutto nelle infrastrutture e nell’istruzione rendendo l’Oman uno dei Paesi più stabili e sviluppati del Golfo, in buoni rapprti diplomatici con tutti i Paesi della regione mediorientale, compresi Iran e Israele.

Costruita fra il 2007 e il 2011, la Royal Opera House ha una sala da concerto da 1.100 posti a cui fanno da contorno ristoranti, negozi eleganti e giardini. L’edificio è stato costruito con l’uso di marmi, travertino e legni pregiati intarsiati dai migliori artigiani dell’Oman. I concerti e le opere cominciano con una puntualità teutonica e le maschere, in abiti tradizionali, sollecitano il pubblico a prendere posto in sala con ferma gentilezza. “Il 23 per cento del pubblico dei nostri spettacoli d’opera è formato da arabi”, spiega Fanni. La Royal Opera House ha 300 dipendenti, il 73 per cento dei quali sono omaniti, tutti molto giovani.

Inaugurata nel 2011 con “Turandot”, in questi anni la Royal Opera House ha ospitato spettacoli d’opera portati dai principali teatri italiani e internazionali. Ma in calendario ci sono anche concerti sinfonici, balletti , concerti di musica tradizionale, jazz, world music. Spesso di esibisce la Royal Oman Symphony Orchestra, fondata dal Sultano melomane nel 1985.

A fine marzo andrà in scena a Muscat  “Lakmè” di Delibes, il primo spettacolo direttamente prodotto dalla Royal Opera House, in collaborazione con teatri dei cinque continenti: Los Angeles Opera, Teatro dell’Opera di Roma, Fondazione Arena di Verona, Teatro Carlo Felice di Genova, Cairo Opera House, Astana Opera, National Centre for the Peforming Arts of Bejing, Opera Australia.  La grande musica davvero non conosce confini.

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