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giovedì 19 luglio 2018
 
Apostole della vita interiore
 
Credere

Sabina Nicolini: «Il Vangelo mi chiede il meglio della mia femminilità»

12/07/2018  La giovane donna fa parte delle Apostole della vita interiore, donne consacrate specializzate nella direzione spirituale e nell’evangelizzazione nelle grandi città. «Il Vangelo mi chiede il meglio della mia umanità e femminilità»

Se vostra figlia, a 7 anni, vi consegna una letterina in cui si scusa tanto, ma ha deciso che farà la missionaria, prendetela sul serio. Perché, a trent’anni di distanza da quel gesto avventato e innocente, Sabina Nicolini è una consacrata che sprizza una gioia contagiosa. Originaria di Prato Sesia, ai piedi del Monte Rosa, dove è cresciuta con la gemella Cristiana, Sabina respira da subito una fede vissuta nel segno della gratitudine e della bellezza.

Ma c’era anche un’inquietudine. Cos’è successo nell’adolescenza?

«Sentivo il desiderio di spendere la vita per qualcosa di grande, ma non capivo più come si connettesse con la fede e con un impegno che avesse presa sulla realtà. Nell’estate in cui mi ero fidanzata, un’amica mi invitò a un ritiro spirituale. Avevo altri progetti e invece, non so nemmeno io come, ci andai. La parola del Vangelo mi arrivò addosso con la forza di una pretesa inimmaginabile. Impulsiva come sempre, dissi che il Signore mi stava chiamando».

Anche se avevi solo sedici anni?

«Non volevo aspettare. E la congregazione che aveva promosso il ritiro fece una certa pressione. Solo il mio parroco sembrava poco convinto. Intanto passarono gli ultimi anni del liceo e sentivo che tutto si unificava, che il Signore mi regalava più identità e il Vangelo mi faceva crescere. Ma cominciavo a farmi qualche domanda. Finché il mio parroco non invitò le Apostole della vita interiore per una missione...».

Cosa ti colpì di loro?

«Ebbi un colloquio con Susan – la prima a iniziare la comunità – e lei mi spinse a non aver paura della mia umanità, della mia storia e nemmeno della mia femminilità... io che, scoperta la vocazione, avevo cambiato guardaroba e mi vestivo in maniera impresentabile! E poi mi colpì la loro missione: l’aspetto della relazione, dell’accompagnamento spirituale, della predicazione... Le conobbi meglio, entrai in formazione, studiai alla Lateranense e infine i voti privati. In questi 18 anni sono stata responsabile della formazione e poi della comunità di Roma».

Ci spieghi come concili femminilità e vita consacrata?

«Il Vangelo ci umanizza, perché ha bisogno del meglio della nostra umanità. E questo vale anche per la femminilità, il cui potenziale va messo a servizio del Regno. La verginità è qualcosa da investire nelle relazioni. È sinonimo di apertura, non di chiusura. Cercare di tenere il cuore vergine, per grazia del Signore, significa mantenerlo accogliente. Se non amo un uomo in maniera esclusiva è proprio per poter dare molto più amore! A me sembra questa la radicalità del Vangelo».

L’accompagnamento spirituale e la vita comune sono due pilastri del vostro carisma. Segni dei tempi, per un’epoca caratterizzata dall’individualismo, anche nella fede...

«In questi 27 anni abbiamo sentito che il Signore ci chiede di essere “collante” piuttosto che protagoniste, anima di comunione e integrazione. Si entra nelle realtà più diverse solo mettendosi a servizio, perché anche nella Chiesa c’è la tentazione di andare per conto proprio, e la collaborazione può sembrare molto difficile».

Vale anche per i giovani?

«Per quanto riguarda i giovani, aprirsi è una vera svolta di conversione. In Italia l’accompagnamento spirituale nasce per lo più nella forma dell’amicizia, da un bisogno umano fortissimo, perché siamo circondati da contatti e connessioni, ma per essere ascoltati tocca pagare uno psicologo. C’è tanta solitudine. La sfida è far maturare questa offerta di ascolto in un discorso di comunità. Il passaggio dall’io al noi non è automatico e richiede un accompagnamento».

La storia della Chiesa è costellata di “madri spirituali”, dalle eremite dei primi secoli a Teresa d’Avila o Chiara Lubich. C’è un “carisma femminile” che viene riscoperto?

«Spero di sì. Forse la cosa nuova è basarlo non su un’eccezionalità individuale, quanto viverlo come carisma comunitario. Siamo un gruppo di donne che identifica questo come propria priorità e luogo in cui indirizzare la propria spiritualità. Si crea così una circolarità virtuosa, perché sai che quello che accade dentro di te lo offrirai all’altro che incontri. A sua volta, tanti scatti di crescita personale avvengono grazie ai colloqui e agli scambi con la persona che stai seguendo».

Una di voi Apostole della vita interiore parteciperà come uditrice al Sinodo dei giovani su fede, discernimento e vocazione. Parole chiave di papa Francesco, ma un po’ anche vostre...

«Il magistero di papa Francesco insiste sull’accompagnare e sul discernere, cuore del nostro apostolato, il quale non si gioca su formule fisse, quanto sul saper entrare e stare nelle situazioni. Tanti discorsi del Papa ci sembrano una rilettura di quello che vogliamo vivere, ed è prezioso fare questo cammino insieme, come Chiesa. I giovani si trasformano in continuazione e questo ci richiede una conversione continua».

So che hai anche una grande passione per la letteratura. E hai tradotto e curato alcune opere di Gilbert K. Chesterton, lo scrittore inglese autore dei Racconti di padre Brown...

«C’è stato un momento in cui non sapevo come connettere questa passione con il mio essere consacrata. Leggevo Dostoevskij coprendolo con un altro libro. Poi partecipai a una conferenza di padre Antonio Spadaro su cosa significasse per un prete occuparsi di letteratura: mi toccò con la stessa intensità di quel ritiro a 16 anni. Sentii che il Signore non voleva sprecare niente di quella che sono, dei miei gusti e della mia propensione. E l’incontro con Chesterton – su cui ho scritto la mia tesi di licenza in Teologia fondamentale – mi ha fatto recuperare come un torrente in piena tutto quel canale di vita e di lettura della realtà».

LE APOSTOLE DELLA VITA INTERIORE

Le Apostole della vita interiore sono donne consacrate, che vivono insieme in comunità, il cui apostolato prende le forme dell’accompagnamento spirituale, dei ritiri, delle missioni parrocchiali e dell’evangelizzazione in vari contesti urbani, soprattutto universitari. Le Apostole della vita interiore sono state fondate negli anni Ottanta da padre Salvatore Scorza, un prete italiano che aveva appena trascorso un biennio di ministero negli Stati Uniti, e Susan Pieper, una studentessa californiana intenzionata a dedicare la vita alla missione apostolica, cui presto si aggiungono la giovane romana Tiziana Mazzei e altre ragazze. Attualmente le Apostole della vita interiore sono riconosciute dalla diocesi di Roma come associazione privata di fedeli. Hanno case a Roma, nel Kansas e in Texas. Nel 2002 dall’esperienza delle Apostole è nato il movimento laicale Collaboratori della vostra gioia, e nel 2007 ha preso vita anche il ramo maschile, gli Apostoli della vita interiore. Per informazioni: www.it.apostlesofil.com.

Foto di Simona Panico

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