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martedì 20 febbraio 2018
 
 

Salviamo i monumenti di parole

24/04/2010  Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore: perché si legge? E come? E quanto? Per dovere o per scelta? Rispondono Eraldo Affinati e Paola Mastrocola.

    L’Unesco lo protegge, ogni 23 aprile, con una Giornata mondiale, come si fa con i patrimoni preziosi e rari. È un monumento di parole e (finché dura) di carta, deperibile, biodegradabile, eppure estremamente resistente: nella forma che ha oggi resiste da 600 anni, in altre forme da quando esistiamo noi, quasi. 

    Ha sedi disparate e variabili: tasche, borse, scaffali, bagni, letti, aeroporti, treni, panchine, cuori... Ultimamente in forma apparentemente volatile, sicuramente compatta, abita anche i nostri computer, ma non abbiamo trovato ancora il modo di conviverci bene. Provate, se vi riesce, a fare le orecchie alle pagine di un e-book.

Per chi non l’avesse ancora capito il monumento da salvare il 23 aprile si chiama libro.    
 
    Hanno scelto la data di San Giorgio, anzi Sant Jordi, perché  in Catalogna, per la festa del patrono, gli innamorati si scambiano libri e rose. È il giorno in cui se ne sono andati, per un curioso incrocio di destini, William Shakespeare e Miguel de Cervantes. Hanno scritto castelli di carta che vivranno per sempre, anche quando la carta non si userà più.

 
    
    Ma i giovani li leggeranno o faranno i fermaporte? Ve lo dirà un'inchiesta sul n°19 di Famiglia Cristiana 

Paola Mastrocola.
Paola Mastrocola.

Premesso che per 56 italiani su cento, leggere dev’essere una condanna a prescindere dall’aver o meno commesso reati, visto che non leggono neppure un libro all’anno.  E' un fatto che un Tribunale dei minori tedesco - ma aveva già fatto qualcosa di simile Agrigento - sta sperimentando la lettura come pena, alla stregua di un lavoro socialmente utile.     

    Funziona così: hai vessato un compagno? Leggi  Il Male di Jan  Guillou, ambientato in un collegio dove i grandi commettono soprusi sui piccoli. Hai molestato una ragazza? Leggi Kurzer Rock di Christina Wahldén, storia di una ragazzina che subito violenza da due compagni di scuola. E così di seguito. Pare che funzioni. Ma un libro può essere una punizione? Fa bene a chi lo legge per castigo o è una punizione soprattutto per il libro che poi verrà vissuto come oggetto di pena anziché come potenziale passione?     

    Eraldo Affinati, scrittore insegnante, nonché penna delle pagine culturali di Famiglia Cristiana, mette un elemento discriminante: «Dipende: se il ragazzo  sceglie di leggere un libro anziché pulire un giardino, perché no? Vedrei male, invece, la lettura imposta senza coinvolgimento da parte del ragazzo. Lo dico come scrittore e come insegnante: i libri importanti della mia vita, quelli che ho amato, li ho letti per scelta non per obbligo. Anche da insegnante preferisco consigliare tenendo conto di interessi e passioni, perché solo così i libri si amano«».     

    Paola Mastrocola, al telefono, reagisce con una sonora risata: «Un libro una pena? Non c’è proprio più limite. Sono perplessa, mi viene da dire che una volta la lettura era un piacere, a me non piacerebbe per niente diventare autrice di una punizione, fosse pure per far riflettere. Preferirei che il libro fosse una libera scelta, sempre: non condivido neanche tanto la continua imposizione della lettura come “dovere”: chi non ha voglia di leggere è liberissimo di fare altro. E poi mi dico, uno che ha letto un libro come pena, poi ne vorrà vedere ancora o odierà i libri per tutta la vita? Per me li odierà».

posto al mondo per fatturato e titoli pubblicati

in Europa

3,5 miliardi di euro il giro di affari

59.000 titoli pubblicati

235 milioni di copie

2.600 case editrici attive

44% gli italiani che leggono almeno un libro l’anno

14% gli italiani lettori forti che da soli reggono il 41% del mercato

3,2 milioni gli italiani che leggono un libro al mese.

51,9% i ragazzi tra i 6 e gli 11 anni che leggono almeno un libro non scolastico


(Fonte Rapporto Associazione italiana editori 2009)

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