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Santa Virginia Centurione Bracelli

25/06/2012  La vita di Santa Virginia Centurione Bracelli

Santa Virginia Centurione Bracelli, singolare figura di fondatrice, nacque a Genova il 2 aprile 1587 da Giorgio Centurione e da Lelia Spinola, donna appartenente alla più antica nobiltà ligure. Da lei e da un sacerdote precettore, Virginia ricevette fin da piccola un’educazione completa e una formazione letteraria non comune: conosceva l’italiano e il latino, aveva imparato a leggere la Bibbia, i padri della Chiesa e le vite dei santi. Rimase purtroppo orfana di madre a soli sei anni e più tardi, pur avendo manifestato l’intenzione di darsi alla vita religiosa, dovette sposare giovanissima Gaspare Bracelli, a cui a sua insaputa era stata promessa in precedenza dal padre. Il suo fu un matrimonio infelice, pur allietato da due figlie, Lelia e Isabella, perché il marito era portato alla vita godereccia e al gioco insieme ai parenti e agli amici, ma ben presto la sua salute ne risentì e a soli 24 anni si ammalò di tubercolosi mentre si trovava ad Alessandria, in casa dei marchesi Trotti suoi cugini. Virginia corse da lui per assisterlo, riuscendo a riconciliarlo col Signore: la morte lo colse il 13 giugno 1607.
Rimasta vedova a soli vent’anni, quello stesso giorno Virginia si consacrò a Dio col voto di castità, rifiutando decisamente un secondo matrimonio offertole dal padre, e dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e all’assistenza dei poveri. Cominciò con l’opera delle Chiese rurali, a cui forniva denaro e suppellettili; poi fondò quattro scuole per la formazione morale e l’addestramento al lavoro dei fanciulli abbandonati, quindi pensò ad aiutare i vecchi e i degenti degli ospedali Pammatone e Incurabili, sostenendo inoltre l’Opera della Redenzione degli Schiavi. Riuscì pure, grazie alla collaborazione di procuratori di specchiata onestà, a mettere a disposizione dei bisognosi metà delle proprie rendite.

Il matrimonio delle due figlie, la morte della suocera e più tardi quella del padre le consentirono di dedicarsi a tempo pieno all’apostolato sociale. Verso la fine del terzo decennio del 1600 l’imperversare della guerra franco-piemontese tra la Repubblica di Genova e il duca di Savoia, spalleggiato dalla Francia, accentuò la grande depressione economica che aveva colpito l’Italia settentrionale favorendo la disoccupazione, la fame e le malattie anche a causa di una epidemia di peste. Il numero dei bisognosi cresceva ogni giorno e Virginia, che già nel 1626 aveva rinunciato a tutti i suoi beni per metterli al servizio dei poveri, visitava i quartieri più malfamati della città, incurante di insulti e minacce, portando il conforto della sua generosa carità e della sua parola a quei miserabili; poi diede vita all’Opera del Rifugio, ricovero di emergenza per le giovani abbandonate e pericolanti, accogliendole prima nel suo palazzo e successivamente, quando questo era ormai insufficiente allo scopo, trasferendole in un ex monastero situato in località Monte Calvario, da lei preso in affitto, e ponendole sotto la protezione di Nostra Signora del Rifugio. Quel giorno, 13 aprile 1631, nasceva una famiglia di terziarie francescane che, col tempo, si sarebbe sviluppata in due congregazioni religiose: le Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario con sede a Genova e le Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario con sede a Roma. Poiché l’afflusso delle giovani ospiti aumentava continuamente, la santa prese in affitto una seconda casa lungo il fiume Bisagno e una terza presso la chiesa di San Bartolomeo.
Attorno all’Opera del Rifugio ruotavano altre attività caritative: l’Ufficio dei Poveri cercava di soccorrere i mendicanti con l’aiuto delle Otto Signore della Misericordia. A queste Virginia affiancò, creandole dal nulla, le Cento Signore della Misericordia protettrici dei Poveri di Gesù Cristo, con il compito di visitare a domicilio le famiglie per rendersi conto delle loro reali necessità: faceva recapitare loro denaro e cibo, pensava a ricoverare i malati e gli invalidi, trovava un lavoro per le persone sane e faceva sì che i bambini frequentassero le scuole. Spesso riusciva anche a coinvolgere in queste sue iniziative esponenti della nobiltà genovese, oltre alle autorità civili e religiose: dal Senato ottenne che la Madonna fosse proclamata Regina di Genova, mentre si adoperò presso l’arcivescovo perché fosse introdotta la pratica delle Quarantore e fossero predicate le missioni al popolo dai Missionari di San Carlo appositamente istituiti. Infine, si fece messaggera di pace tra le opposte fazioni createsi in seno al patriziato per ragioni di prestigio, componendo anche un grave dissidio tra l’arcivescovo, cardinale Stefano Durazzo, e il Doge Agostino De Marini.

Il corpo quasi incorrotto di Virginia, conservato nella casa madre di Genova.
Il corpo quasi incorrotto di Virginia, conservato nella casa madre di Genova.

Nel 1632 fu chiamata a dirigere il Lazzaretto, un ricovero di fortuna dove arrivava di tutto in promiscuità di uomini, donne e bambini; in precedenza era stata nominata Signora della Misericordia con l’incarico di occuparsi del miserabile rione presso la chiesa del SS. Salvatore e lei ne raggiunse gli angoli più nascosti spingendosi negli angiporti e salendo sulle galee per spiegare il catechismo ai bambini e ai marinai, recitare il rosario con la gente davanti alle edicole mariane e cantare laudi spirituali intonate dalla Compagnia degli Orbi da lei fondata a questo scopo. Attorno a sé era però calato l’entusiasmo delle Signore della Misericordia, che cominciavano ad abbandonare l’attività temendo di compromettere la propria reputazione a contatto con la feccia della società. A un certo punto, Virginia fu anche esautorata dai Protettori dal governo della sua Opera, ma lei non si scoraggiò: fino all’ultimo fu una fonte inesauribile di aiuto per le categorie meno abbienti, per i sacerdoti, i religiosi, le suore, i vagabondi, le prostitute. Il Signore la favoriva con locuzioni interiori ed estasi che confermavano quanto fosse pervasa dallo spirito di Dio.
Nel 1636 cominciò ad accusare disturbi che si aggravarono col continuo alternarsi di febbri, vertigini ed esaurimento nervoso, costringendola a ridurre i suoi giri di carità, dietro consiglio del confessore che le imponeva dei periodi di riposo. Virginia morì di polmonite il 15 dicembre 1651, compianta da tutti. La sua fama di santità si accrebbe dopo la morte e si estese ulteriormente allorché, il 20 settembre 1801, la sua salma fu ritrovata incorrotta e flessibile come se fosse deceduta da poco. I processi canonici, cominciati a Genova nel 1931, si conclusero nel 1985 con la beatificazione di Virginia a opera di Giovanni Paolo II e, il 18 maggio 2003, con la sua canonizzazione a opera dello stesso Pontefice. Le sue spoglie si venerano nella chiesa annessa al Conservatorio-Convento di Marassi, che era diventato la Casa Madre dell’Istituto.

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