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giovedì 23 novembre 2017
 
S. Pietro e paolo
 

Il Papa: «Le chiavi servono per aprire non per chiudere la Chiesa alla gente»

29/06/2016  Francesco celebra la messa nella solennità dei Santi Pietro e Paolo e avverte che solo la preghiera è la chiave che salva la Chiesa dalla paura di chiudersi di fronte ai pericoli, la “via d’uscita” che apre al coraggio della missione. Poi benedice i pallii che saranno imposti agli arcivescovi metropoliti nominati durante l’anno tra cui i pastori di Bologna, Matteo Zuppi, e Palermo, Corrado Lorefice. All’Angelus prega per le vittime dell’attentato terroristico di Istanbul: «Il Signore converta i cuori dei violenti e sostenga i nostri passi sulla via della pace»

Mette in guardia dalla «tentazione che sempre esiste per la Chiesa: quella di chiudersi in sé stessa, di fronte ai pericoli», indicando nella preghiera la «via d'uscita, lo spiraglio», che conduce «dalla chiusura all'apertura, dalla paura al coraggio, dalla tristezza alla gioia» e anche «dalla divisione all'unità» rimarcando la presenza nella basilica di San Pietro dei «nostri fratelli della Delegazione inviata dal caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, per partecipare alla festa dei Santi Patroni di Roma». Papa Francesco celebra la Messa della solennità dei Santi Pietro e Paolo e benedice i pallii, la striscia di lana bianca simbolo del legame speciale con il Vicario di Cristo, che saranno imposti nelle rispettive diocesi da un rappresentante del Pontefice agli arcivescovi metropoliti nominati durante l’anno. In San Pietro ce ne sono 25 che arrivano dai cinque continenti. Cinque di loro sono italiani: Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza e Lorenzo Piretto arcivescovo di Smirne.

Il Papa durante l’omelia riflette sul binomio apertura-chiusura e si sofferma sul simbolo delle chiavi, «che Gesù», spiega, «promette a Simone Pietro perché possa aprire l'ingresso al Regno dei Cieli, e non certo chiuderlo davanti alla gente, come facevano alcuni scribi e farisei ipocriti che Gesù rimprovera». Poi il Pontefice evidenzia come la liturgia del giorno sia anche una storia di “tre chiusure”. La prima riguarda ancora Pietro, messo in cella da Erode e liberato da un angelo grazie, chiarisce il Papa, alla potenza di una intercessione: «Mentre Pietro era in prigione, “dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui” (At 12,5). E il Signore risponde alla preghiera e manda il suo angelo a liberarlo, ‘strappandolo dalla mano di Erode”». E ricorda: «La preghiera, come umile affidamento a Dio e alla sua santa volontà, è sempre la via di uscita dalle nostre chiusure personali e comunitarie. È la grande via di uscita dalle chiusure».

la preghiera per le vittime dell'attentato terroristico di Istanbul

Infine, Bergoglio evidenzia come la vita di san Paolo sia stata «tutta “in uscita” grazie al Vangelo: tutta proiettata in avanti, prima per portare Cristo a quanti non lo conoscono, e poi per buttarsi, per così dire, nelle sue braccia, ed essere portato da Lui in salvo nei cieli, nel suo regno».
E come quella di «Simone, pescatore galileo», Francesco dice che «la vita di ognuno di noi si apre, sboccia pienamente quando accoglie da Dio Padre la grazia della fede. Allora Simone si mette sulla strada, una strada lunga e dura, che lo porterà a uscire da sé stesso, dalle sue sicurezze umane, soprattutto dal suo orgoglio mischiato con il coraggio e con il generoso altruismo. In questo suo percorso di liberazione, decisiva è la preghiera di Gesù».

Un commento anche per il racconto di Rode, la domestica della madre di Giovanni, che quando Pietro appena scarcerato bussa alla sua porta, riconosciuta la voce dell'apostolo, invece di aprire, corre a riferire alla padrona. «Il racconto che può sembrare comico», osserva papa Francesco, «e può dare inizio al cosiddetto complesso di Rode, ci fa percepire il clima di paura in cui si trovava la comunità cristiana, che rimaneva chiusa in casa, e chiusa anche alle sorprese di Dio». La presenza, come da tradizione, di una delegazione del Patriarcato ortodosso ecumenico offre l’occasione al Papa per la preghiera finale: «I santi Pietro e Paolo», dice, «intercedano per noi, perché possiamo compiere con gioia questo cammino, sperimentare l’azione liberatrice di Dio e testimoniarla a tutti».

All’Angelus, infine, il Papa ha ricordato le vittime dell’attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul:  «Ieri sera è stato compiuto un efferato attacco terroristico, che ha ucciso e ferito molte persone», ha detto il Pontefice dopo la recita della preghiera mariana. «Preghiamo per le vittime, per i familiari e per il caro popolo turco. Il Signore converta i cuori dei violenti e sostenga i nostri passi sulla via della pace. Preghiamo tutti in silenzio», ha detto prima di raccogliersi in preghiera con la piazza. Subito dopo ha recitato un’Ave Maria.    

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