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mercoledì 19 settembre 2018
 
Canonizzazioni
 

Sarà santo don Vincenzo Romano, il prete degli operai

08/03/2018  Torre del Greco in festa per il “suo” parroco, sempre accanto agli ultimi, e che faticò insieme agli operai per ricostruire la città andata distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794. Per Paolo VI fu «precursore della carità sociale nella Chiesa dei nostri giorni»

"Il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardante il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Vincenzo Romano, Sacerdote diocesano; nato a Torre del Greco (Italia) il 3 giugno 1751 e ivi morto il 20 dicembre 1831″. 

Con queste parole, riportate sul bollettino ufficiale della Santa Sede, la città di lava e corallo ai piedi del Vesuvio saluta il "suo" Santo. Allievo di Alfonso Maria de' Liguori, San Vincenzo Romano, il primo parroco italiano del clero secolare elevato agli onori degli altari è il patrono e protettore dei sacerdoti napoletani. Da sempre vicino agli ultimi Vincenzo Romano si meritò l'appellativo di prete dei lavoratori, infatti, insieme agli abitanti della cittadina alle falde del Vesuvio, faticò con gli operai per ricostruire la città andata distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794. In particolare volle proprio la ricostruzione della Basilica di Santa Croce a Torre del Greco e dove per anni ha celebrato i sacramenti. 

Ed è li che ancora oggi riposano le sue spoglie. “Una ricostruzione, quella della Basilica di Santa Croce che si può notare ad occhio nudo perché la facciata della chiesa è più alta del campanile cinquecentesco che fu l’unica cosa rimasta in piedi”. Don Giosuè Lombardo è l’attore della causa di canonizzazione del parroco nato nel 1751 a Torre del Greco da una famiglia modesta ma ricca di fede. A 14 anni volle seguire l’esempio di suo fratello Pietro entrato nella congregazione dei Dottrinari e malgrado un primo rifiuto la sua domanda poi venne accolta e nel 1775 venne ordinato sacerdote.

“Una vita dedicata al prossimo - spiega ancora Don Giosuè Lombardo - ed è per noi una grande gioia soprattutto perché c’è una coincidenza molto speciale”. Vincenzo Romano fu beatificato nel 1963 da Paolo VI, che lo definì “precursore della carità sociale nella Chiesa dei nostri giorni” e la canonizzazione di Vincenzo Romano avviene contemporaneamente a quella di Paolo VI. 

Quella di Romano è una figura molto ricca, possiamo scoprire tutti i tratti della personalità spirituale che al giorno d’oggi chiede Papa Francesco - continua Don Giosuè - in lui troviamo l’immagine del pastore in mezzo al suo popolo,  aveva una grande attenzione per la gente e si deve a lui la figura del cappellano di bordo sulle navi. Volle che a bordo delle imbarcazioni che partivano da Torre del Greco per la pesca del corallo sulle coste della Tunisia o della Sardegna ci fosse un prete e un medico a prendersi cura dei suoi parrocchiani”.

Dopo le guarigioni miracolose di due donne la terza a favore di un uomo è stata determinante per concludere il processo di canonizzazione. “Raimondo Formisano era un commerciante di frutti di mare vissuto nel 1989 - racconta Don Franco Ricciardi vice Postulatore della causa di canonizzazione - l’uomo cominciò a stare male, inizialmente si pensò ad un appendicite, invece era un tumore di 4 chili e mezzo. I suoi 14 figli conoscendo la devozione del padre per Vincenzo Romano cominciarono a pregare anche otto ore di fila. I medici alzarono le mani e non diedero alcuna cura. Raimondo, infatti, ricevette anche gli ultimi sacramenti ma improvvisamente guarì. Dopo quel miracolo ha vissuto per 15 anni e ogni anno ha eseguito dei controlli medici. Tutto era sparito e non si è mai ripresentato. Così nel 2015 si è chiuso il processo diocesano e finalmente possiamo pregare il nostro Santo”. 

Don Vincenzo morì il 20 dicembre 1831 per una polmonite, ma il suo impegno per avvicinare il popolo alla chiesa non è mi stato dimenticato. Due esempi sono il Rosario Meditato e la Messa Pratica ovvero un libretto nel quale aiutava la gente a partecipare in maniera attiva alle celebrazioni in un tempo in cui la messa veniva celebrata in latino, non comprensibile quindi a tutti.  “Il suo motto programmatico era fare bene il bene con fede viva e con gioia noi lo veneriamo” conclude don Giosuè Lombardo.

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