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martedì 22 ottobre 2019
 
 

Se si posticipa la maternità

08/08/2013 

Commentiamo i dati resi noti dalla Clinica Mangiagalli di Milano con Elena Rosci, psicoterapeuta e autrice del libro La maternità può attendere (ed. Mondadori).

- Le donne che partoriscono tra i 35 e i 44 anni superano quelle che mettono al mondo un figlio tra i 25 e i 34 anni.

«Nel quadro generale del cambiamento sociale direi che è un dato che non mi stupisce. I demografi stessi lo segnalano come un andamento fisiologico di tutto l’occidente dove addirittura l’Italia è stato un fanalino di coda. Nel nord Europa ma anche negli stati uniti e in alcuni paesi mediterranei è così da ben più tempo. E’ un dato che va di pari passo con la propensione a realizzarsi, particolarmente al nord e particolarmente nelle città metropolitane. La conseguenza di un processo di autonomizzazione delle donne che scatena un conflitto tra natura e cultura, laddove il processo di innalzamento dell’età per la maternità si scontra con un limite biologico che le donne sentono un po’ stretto. La fertilità comincia a scendere verso i 35 anni, a 40 cominciano i primi segnali di infertilità. In genere quello è proprio il momento in cui le donne si sentono pronte ad avere un figlio».

- Forse anche perché la società ci fa credere che si può fare un figlio quando si vuole.

«Sì, serpeggia questa idea per un desiderio onnipotente che ci fa credere di andare contro i limiti biologici e ci porta a pensare che questo sia possibile. Ma se le donne vogliono essere sicure di fare figli devono decidere di portarli a casa entro i 35 anni, massimo 40».

- Perché alcune donne aspettano i 40 anni per avere un figlio e se non riescono poi lo vogliono ad ogni costo?

«Ci sono casi molto diversi; donne che si sono realizzate tardi e tardi iniziano a cercare un figlio perché il processo di formazione personale e professionale non era ancora giunto a compimento. E si affacciano alla maternità quando biologicamente si cominciano a perdere i colpi. E ci sono donne che, pur avendo realizzato il lavoro e l’amore da tempo, hanno rifuggito a lungo l’idea di un figlio e quando scatta il desiderio, davanti agli ostacoli legati all’età, vivono questo momento come un’ultima occasione. Da lì la ricerca compulsiva che si scatena quando vedi il traguardo e non metabolizzi il fallimento. Sia per accettarla che per rifiutarla, bisogna capire che la maternità è un evento definitivo».

- Donne quindi a cui non manca il cosiddetto “istinto materno”;

«Assolutamente no. Il desiderio materno è naturale, legato al corpo, ma non soltanto. Non sarà un caso che oggi le donne colte e di classe sociale media cominciano normalmente tardi a cercare un figlio. Evidentemente è un desiderio fortemente influenzato dai contesti, dove la natura non basta. Quando finalmente matura il desiderio perché tutte le coordinate si sono allineate, ecco che diventa inappellabile proprio sul confine della maternità biologica, creando così un’infinità di problemi».

 
 
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