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mercoledì 23 agosto 2017
 
Il Rapporto Caritas sulle nuove povertà
 

Sempre più poveri ed esclusi

29/03/2014  Il Rapporto Caritas 2014, "False partenze", traccia la fotografia di un Paese che non è riuscito a rimettere in gioco i suoi cittadini. E che spinge alla fuga cervelli, imprese, capitali, immigrati.

Sono sempre più italiani a bussare alle porte dei centri d'ascolto della Caritas. Nel Mezzogiorno il 59,7 per cento degli utenti, il 43,1 nel Centro Italia e il 44,2 nel Nord. Cittadini che avevano scommesso sulla possibilità di rimettersi in gioco anche accettando lavori malpagati e al di sotto delle proprie competenze e capacità.

I "ri-partenti", li aveva definiti il rapporto dello scorso anno. Ma per molti il loro percorso in salita non si è mai concluso. Per questo, nel documento anticipato all'Ansa, la Caritas parla di "false partenze".

In realtà, dicono i dati della ricerca curata da Walter Nanni con la collaborazione di Federica De Lauso, più che una partenza si registrano delle fughe. Dei nostri laureati, innanzitutto:
il 7 per cento di quanti hanno conseguito il titolo di studio tra il 2009 e il 2010 con un saldo negativo tra laureati che partono e laureati che arrivano dall'estero in Italia.

In partenza ci sono anche i lavoratori italiani che hanno perso il lavoro nelle imprese del Nord e rientrano nelle regioni meridionali con un flusso migratorio di ritorno inimmaginabile fino a pochi anni fa. Partono gli immigrati, con un saldo di un più 17,9 per cento in fuga verso il loro Paese d'origine o verso un altro stato estero.

Sono in partenza anche le imprese, denuncia il Rapporto o perché trasferitesi all'estero o perché acquistate da imprese straniere. Fuggono i capitali. In questo quadro il Paese, lungi dal risollevarsi, ha visto aumentare il numero dei poveri e degli esclusi sociali con un peggioramento molto grave soprattutto delle condizioni dei minori e delle famiglie con più figli.

Per il 61,3 per cento gli utenti dei servizi Caritas sono disoccupati, il 72,1 per cento con figli. Ma aumentano anche coloro che (il 22,9 per cento) versano in condizioni di povertà pur avendo un lavoro. Cercano beni e servizi materiali, dal pasto ai vestiti alle medicine perché in un numero crescente di casi (47,4 per cento) c'è un reddito insufficiente alle normali esigenze della persona o addirittura, nel 28,5 per cento dei casi, un assenza totale di reddito.

Di fronte a questa situazione la Caritas e le Chiese locali si sono adoperate con progetti di microcredito, mense, dormitori, case di accoglienza, magazzini di distribuzione di beni primari. Ma chiedono anche un maggior coinvolgimento delle Istituzioni. In particolare l'avvio del Sostegno per l'inclusione attiva, piano per il quale si era impegnato il Governo Letta e che è rimasto ancora sulla carta.

La Caritas denuncia inoltre ulteriori tagli della spesa che potrebbero avere ripercussioni negative sui servizi che possono erogare gli enti locali e teme che la scure della spendig review possa abbattersi su sanità e assistenza. "Molte delle situazioni di difficoltà economica o di progressiva esclusione sociale", si legge nel Rapporto, "sono evidentemente provocate o comunque aggravate dalle politiche di contenimento della spesa pubblica".

Per questo si chiede al Governo Renzi un intervento immediato, in particolare rifinanziando il Fondo nazionale per l'autosufficienza, rendendo effettivo il nuovo Isee per l'erogazione die servizi, di stabilizzare le sperimentazioni e di pensare a come sostituire il vecchio Programma di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti dell'Unione europea che ha chiuso i battenti al 31 dicembre 2013.

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