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«Sentii una voce e un forte dolore alle gambe. Così la Madonna mi ha guarito»

10/02/2018  Antonietta Raco di Francavilla in Sinni (Potenza) era malata di Sla e in sedia a rotelle. Nel 2009 andò a Lourdes accompagnata dall’Unitalsi e durante l’immersione nelle piscine della grotta la sua vita cambiò: «Una voce di donna mi diceva di non avere paura. Capii che stava accadendo qualcosa. Tornai a camminare e ora faccio una vita normale»

Antonietta Raco in sedia a rotelle durante il pellegrinaggio a Lourdes nel 2009 e, a destra, nel 2012 dopo la guarigione con l'abito di barelliera dell'Unitalsi
Antonietta Raco in sedia a rotelle durante il pellegrinaggio a Lourdes nel 2009 e, a destra, nel 2012 dopo la guarigione con l'abito di barelliera dell'Unitalsi

«Mi sono ammalata di Sclerosi laterale primaria nel 2004, non riuscivo più a camminare. Dopo aver girovagato per medici e ospedali senza trovare nessuna diagnosi, il professore Adriano Chiò delle Molinette di Torino mi diagnosticò con precisione la malattia. Avevo problemi respiratori, non riuscivo a deglutire e parlavo a fatica. Nel 2007 sono finita sulla sedia a rotelle perché le stampelle non bastavano più». Antonietta Raco, 60 anni, lucana di Francavilla in Sinni (Potenza), sposata con Antonio e madre di quattro figli, non pronuncia mai la parola “miracolo”. Racconta con semplicità quello che le è accaduto a Lourdes nell’estate del 2009 quando andò in pellegrinaggio con l’Unitalsi. «Non sono andata per chiedere la mia guarigione», precisa, «ma quella di una ragazza del mio paese affetta da leucodistrofia. Sulle spalle, per tutto il pellegrinaggio, portavo la sua maglietta e la feci bagnare nelle acque delle piscine».

Appena arrivati, dopo un giorno e mezzo di viaggio in treno da Battipaglia, Antonietta chiede di andare subito alla grotta delle apparizioni: «Erano le 21.30 circa. Sul viale dell’esplanade vidi una grande luce partire dal fondo e andare verso l’alto. In questa luce vidi la Madonna in preghiera rivolta verso il Santuario che mi invitava ad andare avanti. Non dissi nulla a nessuno». Arrivata finalmente alla grotta, Antonietta si raccoglie in preghiera: «Dissi queste parole: “Madonnina mia ti ringrazio per avermi fatta arrivare qui. Dona la forza a me e alla mia famiglia per affrontare serenamente tutto quello che ancora deve accadere e guarisci, ti prego, questa bambina”».

Il giorno dopo Antonietta chiese di fare il bagno nelle piscine: «C’erano due hospitalier che mi tenevano le braccia. Mentre stavo entrando nella vasca ho sentito un abbraccio sul collo, mi sono girata pensando che fosse la volontaria ma loro erano impegnate a tenermi e sentivo una voce soave di una donna che per tre volte mi ha ripetuto questa frase: “Non avere paura!”. Mi misi a piangere perché capivo che qualcosa stava succedendo. Poi sentii un dolore fortissimo alle gambe, come se le stessero strappando. Continui a pregare e non dissi nulla alle volontarie di quella voce».

«Non riesco a spiegarmi perché proprio a me»

Il 6 agosto Antonietta torna a casa: «Mentre ero seduta sul divano ho sentito di nuova la stessa voce femminile che mi diceva: “Chiamalo e diglielo”. Non sapevo cosa dire, pensavo di avere le allucinazioni e che la malattia fosse peggiorata. Chiamai mio marito Antonio e mi alzai in piedi, feci qualche passo senza stampelle. Lui pensava che cadessi, in quel momento realizzai che a Lourdes ero io ad essere guarita e non la bimba per cui avevo pregato».

La vita di Antonietta è cambiata radicalmente: «Da allora cammino, faccio tutte le faccende domestiche, non ho bisogno di aiuto e sono diventata volontaria Unitalsi», racconta, «qualche tempo dopo il professore Chiò mi visitò, insieme a tutta la sua equipe medica, e restò sorpreso perché non si aspettava di vedermi camminare e in grado di sollevare le gambe. Mi dissero che non avevano mai avuto casi analoghi al mio. A Lourdes la mia vita è cambiata, ho ricevuto un dono anche se non mi spiego perché la Madonna ha guarito me e non la ragazza per la quale avevo pregato».

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