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martedì 16 gennaio 2018
 
Sergio Mattarella
 

Cento anni fa la Grande Guerra, oggi i diciottenni al voto

31/12/2017  Il presidente della Repubblica, nel consueto discorso di fine anno, ricorda le conquiste di questi anni e traccia il cammino verso il futuro. Chiedendo a ciascuno di fare la propria parte per la Repubblica e per la democrazia.

Limato fino all’ultimo. Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica – 10 minuti in tutto – è stato sapientemente cucito studiando nel minimo dettaglio ogni frase e ogni parola in questo momento molto delicato per la vita del Paese.

Sergio Mattarella ricorda i 70 anni della Costituzione, «i principi, i valori e le regole su cui si fonda e si svolge la nostra vita democratica». La chiama la «nostra cassetta degli attrezzi» per affrontare le sfide che ci si presentano davanti. Parla delle elezioni previste per il 4 marzo e ricorda che «l’orizzonte del futuro costituisce il vero oggetto dell’imminente campagna elettorale». Di più, sottolineando che, allo scioglimento delle camere si apre una pagina bianca che tocca agli elettori scrivere, ricorda anche quanti si recheranno per la prima volta a votare. I ragazzi del 1999 che, a differenza dei loro coetanei di cento anni fa, sono chiamati a esprimere la loro volontà e a costruire democraticamente il futuro. «Nell’anno che si apre ricorderemo i cento anni della vittoria nella grande guerra e i ragazzi del ‘99 che vennero mandati nelle trincee», dice il Presidente, mentre «oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della nostra vita democratica».

Anche di fronte alle crisi e alle difficoltà non va dimenticato il lungo periodo di pace che viviamo, senza tralasciare che non per tutti i Paesi è così e che preoccupa la corsa al nucleare. Così come dà da pensare il rapporto con l’ambiente. Non dimentica di fare gli auguri a Papa Francesco  citando proprio il tema a lui caro della salvaguardia del creato.

Un discorso inteso, che il presidente pronuncia seduto davanti alla scrivania, e in cui ripete che «non dobbiamo smarrire ciò che abbiamo conquistato. Le conquiste vanno difese con grande attenzione non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle. Non possiamo vivere nella trappola dell’eterno presente che ignora il passato e deforma il futuro», aggiunge Mattarella. Ricordando che «la democrazia si alimenta di memoria e di visione del futuro» e che i cambiamenti, anche quelli legati alle nuove tecnologie, «vanno governati per evitare che producano ingiustizie» e nuove povertà.

Il lavoro «resta la più importante questione sociale», ribadisce elencando le priorità. Un lavoro che deve esserci in tutte le famiglie. Un lavoro per il quale vanno garantiti diritti e sicurezza.

E ancora ricorda le popolazioni colpite dal terremoto, le vittime di Rigopiano, dell’alluvione di Livorno, i cittadini di Ischia e «tutti coloro che nel corso dell’anno hanno attraversato momenti di dolore, i concittadini vittime dell’attentato di Barcellona, che, insieme con le vittime degli scorsi anni ci ricordano di mantenere l’attenzione al terrorismo». Anche per questo il presidente esprime «riconoscenza alle forze dell’ordine, ai servizi di intelligenza e alle forze armate che hanno operato con competenza e serietà per far vivere l’Italia in sicurezza».

Un discorso che incoraggia, perché l’Italia non è in preda ai risentimenti come tanti dicono, «conosco un Paese diverso in larga misura generoso e solidale», dice Mattarella. E proprio per questo non ci si può scoraggiare: «I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo facendo ciascuno interamente la parte propria. Tutti, specialmente chi veste un ruolo istituzionale, e deve avvertire in modo particolare la responsabilità nei confronti della Repubblica»

E infine il Presidente manda un saluto speciale a «quanti stasera non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere servizi essenziali per tutti noi sulle strade, negli ospedali sulle strade per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare i migliori auguri».

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