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giovedì 23 novembre 2017
 
infanzia abusata
 

"Non scuoterlo!", Terres des hommes a difesa dei neonati maltrattati

09/11/2017  La Ong ha lanciato una campagna per la prevenzione della sindrome del bambino scosso (Shaken baby syndrome), un comportamento violento nei confronti dei figli nei loro primi mesi di vita e che può arrecare danni fisici e neurologici gravi, fino alla morte.

(Nella foto: Alessandro Preziosi testimonial della campagna "Non scuoterlo!")

Nei primi giorni e mesi di vita, il pianto di un neonato a volte può essere interminabile, complicato da decifrare, quasi impossibile da gestire e sopportare. Così, davanti a una situazione incomprensibile e frustrante, molti genitori possono essere spinti a prendere il bambino e scuoterlo con forza per indurlo a smettere di piangere e calmarsi. Eppure, questa azione in molti casi può essere pericolosissima, causare gravi danni fisici e neurologici al piccolo, o portarlo addirittura alla morte. 

Si chiama Shaken baby syndrome, sindrome del bambino scosso, ed è una forma di maltrattamento purtroppo molto diffusa. Si calcola che negli Stati Uniti trenta bambini ogni 100mila nati subiscano gravi danno a causa di questo comportamento violento e il 25% di essi arriva alla morte. In Italia non si hanno dati ufficiali sulle dimensioni di questo fenomeno. Per far conoscere questa sindrome e sensibilizzare genitori e caregiver, la Ong Terres des hommes ha lanciato "Non scuoterlo!", la prima campagna nazionale per la prevenzione della Shaken baby syndrome. Condotta in collaborazione con numerose strutture ospedaliere e centri specializzati nelle problematiche legate al bambino maltrattato, e sotto il patrocinio dell'Autorità garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, la campagna si sviluppa attraverso il sito Internet www.nonscuoterlo.it e attraverso uno spot Tv, con la partecipazione dell'attore Alessandro Preziosi come testimonial. 

Anche se in Italia non esiste un database nazionale che raccolga i casi di sindrome del bambino scosso, «tutte le strutture ospedaliere più avanzate per la diagnosi precoce del maltrattamento sui bambini ci confermano la necessità di avviare un’ampia azione informativa per la prevenzione di questa sindrome», spiega Federica Giannotta, responsabile advocacy e programmi Italia di Terre des Hommes. 

«Quando un lattante è scosso violentemente», spiega Melissa Rosa Rizzotto, medico di comunità, del Centro regionale per la diagnostica del bambino maltrattato di Padova, «la testa e il cervello in essa contenuto subiscono forze di accelerazione e decelerazione che provocano danni meccanici ai neuroni e alle fibre nervose, oltre che ai vasi sanguigni intracranici e agli occhi». E le conseguenze possono essere devastanti per il piccolo: se il neonato non muore, può comunque subire danni irreparabili, come l'atrofia del cervello, con la morte dei neuroni che hanno sofferto di più. 

I casi intercettati di sindrome del bambino scosso presentano caratteristiche comuni, spiega Stefania Losi, responsabile del Servizio Gaia (Gruppo abusi infanzia adolescenza) del Meyer di Firenze. I bambini arrivano in ospedale iporeattivi o letargici, con difficoltà respiratorie, incapacità di agganciare lo sguardo, con ipotonia o rigidità, convulsioni o crisi. «Sono bambini che hanno avuto frequenti pianti, insistenti e inconsolabili, sonni prolungati, difficoltà ad alimentarsi, vomito, tremori, apnea. Il percorso assistenziale è gestito con un lavoro multidisciplinare di medici e altri operatori sanitari».

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