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martedì 11 dicembre 2018
 
lutto
 

«Con Sandro Mayer se ne va un pezzo del giornalismo italiano»

02/12/2018  La giornalista e scrittrice Silvana Giacobini ricorda il collega e amico scomparso venerdì: «Una morte inaspettata. Il suo stile aveva un’impronta particolare, molto popolare, vicina al cuore della gente. E comprese che i temi religiosi affascinavano molto i lettori».

La giornalista e scrittrice Silvana Giacobini (Ansa)
La giornalista e scrittrice Silvana Giacobini (Ansa)

(Nella foto Ansa: Sandro Mayer con la moglie Daniela Bozzetti).

«Con Sandro Mayer scompare un pezzo della storia del giornalismo italiano. La figlia Isabella lo aveva salutato poco prima che morisse. È stata un lutto inaspettato per la famiglia, per i giornalisti di DiPiù, per tutti noi». Silvana Giacobini, 73 anni, giornalista di successo, scrittrice, ricorda commossa il collega e amico Sandro Mayer, scomparso venerdì a 77 anni dopo un’improvvisa malattia. «La notizia della sua morte mi ha colta all’improvviso», dice Giacobini che dopo la carriera alla Rusconi, cominciata negli anni Settanta, ha fondato nel 1994 il settimanale Chi e poi è approdata alla corte di Cairo per fondare un altro settimanale di successo, Diva e Donna.

Che ricordo conserva di Mayer?

«Molto bello. È stato un collega molto vicino oltreche un amico. Il suo giornalismo aveva un’impronta particolare, di successo come testimoniano le copie vendute. Abbiamo lavorato insieme alla Rusconi dove io dirigevo Gioia. Poi dopo gli anni a Chi, alla fine ci siamo ritrovati da Cairo dove Sandro nel 2004 lanciava DiPiù e io, l’anno dopo, Diva e Donna».

Che stile aveva il giornalismo di Mayer?

«Popolare, è questa la chiave di lettura fondamentale per capire i suoi giornali che erano vicini al cuore della gente senza quelle paratie che spesso affondano nello snobismo più che nel giornalismo. Per certi versi, anch’io con Gioia e poi Chi e Diva e Donna ho seguito lo stile popolare, sia pure su un versante più glamour».

Cronaca, politica, spettacolo, non solo gossip, dunque.

«Io penso che Sandro non abbia mai ricercato lo scandalo per lo scandalo. Il suo giornalismo non ha mai inseguito il gossip per il gusto del pettegolezzo ma per il desiderio di approfondire una notizia e raccontare un pezzo della realtà o il lato meno conosciuto di un personaggio».

I temi religiosi erano molto presenti nei suoi giornali, a cominciare dalla storia di Padre Pio.

«Io non credo che abbia inventato uno stile per raccontare questo tipo di argomenti. Ha soltanto compreso che piacevano ai lettori, molti dei quali cattolici o comunque appassionati ai temi della fede, sia pure non strettamente praticanti. La figura di Padre Pio è affascinante di per sé, ha vissuto molte difficoltà sulla sua pelle per essere creduto anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Il fascino di questa figura è trasversale e i ricordi legati a questo Santo ci sono un po’ in tutte le famiglie. Io personalmente avevo un caro amico di famiglia, non credente, che era andato a San Giovanni Rotondo per curiosità. Padre Pio lo vide in mezzo alla folla e gli disse: “Perché sei venuto qui se non ci credi?”. Da quel momento la sua vita cambiò. Alla fine, è stato quasi istintivo per un direttore vicino ai suoi lettori come Mayer intercettare il tema religioso e raccontarlo».

Chi sarà l’erede di Sandro Mayer?

«Osvaldo Orlandini, suo storico vicedirettore prima a Gente e poi a DiPiù, prenderà il suo posto. Però io non credo che ci sia un erede in senso stretto. Ogni direttore dà un’impronta personale al giornale che dirige e ha il diritto a essere se stesso».

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