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venerdì 20 ottobre 2017
 
 

La firma per salvare ciclisti e pedoni

13/09/2012  Iniziativa del movimento "Salvaciclisti": petizione via web perché in città si passi da 50 a 30 km l'ora. Ogni morto sulle strade costa in media alla società oltre 1,3 milioni di euro.

È già stato superato il tetto delle 5.000 firme alla petizione popolare per passare ai 30 km all'ora in tutte le aree residenziali d'Italia (a eccezione delle arterie cittadine a scorrimento veloce), dove invece oggi vige il limite di 50 km all'ora secondo il Codice della Strada. Dunque, un grande successo per l'iniziativa lanciata sul web (www.salvaciclisti.it) dal "Movimento Salvaciclisti", per chiedere al Parlamento l'adozione «immediata e non più rinviabile» di questa misura, già adottata da altri Paesi europei, e in corso di valutazione anche a Milano dalla Giunta Pisapia, ma soltanto dentro la cerchia dei Navigli.

La petizione popolare, alla quale si può aderire lasciando una firma "digitale" (ecco il link diretto: www.change.org/30eLode) è del movimento Salvaiciclisti, che per l'occasione si appoggia a una delle più forti piattaforme di petizioni on line, change.org, capace di raccogliere in breve tempo centinaia di migliaia di firme su progetti ritenuti d'interesse collettivo. L'iniziativa è stata lanciata anche su Twitter, con l'hashtag #30eLode, e poi sugli altri principali social network: Facebook, Google+ e Linkedin.

manifestazione del movimento "Salvaciclisti" a Roma davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati (Eidon).
manifestazione del movimento "Salvaciclisti" a Roma davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati (Eidon).


«Da ormai troppo tempo sosteniamo l'urgenza di un cambiamento delle strade italiane per evitare la strage continua di pedoni e ciclisti, precisa Paolo Pinzuti, tra i fondatori del movimento Salvaciclisti. Negli ultimi dieci anni sulle strade italiane sono morti oltre 2.500 ciclisti e circa 7.500 pedoni: un numero sufficientemente alto di persone per affermare che la sicurezza nelle strade delle nostre città, allo stato attuale, è da rivedere. Il nostro movimento è nato lo scorso febbraio replicando un'iniziativa promossa dal quotidiano Times di Londra. Lo scorso 28 aprile abbiamo portato in piazza, a Roma, ai Fori Imperiali, circa 50.000 persone desiderose di vivere in città più a misura di persona, e non più, o non solo, di automobile».

Il motivo per cui si è scelto il limite dei 30 km/h invece degli ultradecennali "50 all'ora" è spiegato dagli stessi attivisti: «Ogni morto sulle strade costa mediamente alla società oltre 1,3 milioni di euro. Riducendo la velocità di 20km/h, oltre a dimezzare il numero di morti e feriti in città, sarebbe agevolato anche lo sviluppo sociale dei bambini, per i quali è ormai impossibile frequentare in sicurezza la strada. Per contro, i tempi di percorrenza media per gli automobilisti aumenterebbero di appena il 3 per cento. E significa offrire l’opportunità a chi guida di reagire prontamente ed evitare gli impatti che si possono verificare in strada: bambini che giocano, pedoni , ciclisti o anche animali che attraversano all’improvviso». Oltre al lancio della petizione, sul sito del movimento Salvaciclisti (www.salvaciclisti.it) c'è anche una presentazione della letteratura scientifica disponibile, cioè delle esperienze provenienti nel resto del mondo e una confutazione punto per punto dei pregiudizi che solitamente circondano la mitigazione del traffico

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