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martedì 15 ottobre 2019
 
Sant'egidio
 

Solo il dialogo vince la guerra

13/09/2017  Il bilancio dell'incontro interreligioso della Comunità Sant'Egidio, cui hanno partecipato numerosi capi religiosi e di Stato. L'impegno per l'integrazione dei popoli

(nella foto: Angela Merkel con il fondatore della Comunità Sant'Egidio Andrea Riccardi all'incontro "Strade per la pace" di Munster)

 

«Lanciamo un grido: mai più la guerra», è una voce commossa che chiude l’incontro interreligioso “Strade di la Pace” che la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato dal 10 al 12 settembre a Münster e Osnabrück. Chi parla è l’arcivescovo armeno cattolico Boutros Marayati: «La guerra non si combatte con la guerra, non si vince con la guerra. La guerra si vince con il dialogo, si vince con il perdono e con la riconciliazione». Marayati viene dalla città di Aleppo, martirizzata da sei anni e mezzo di guerra, «dove un’inutile strage distrugge persone umane, la coabitazione secolare, la cultura, la natura e tutto il bello che c’è». Il grido dell’arcivescovo è ascoltato da centinaia di leader religiosi, politici (Angela Merkel era presente all’inaugurazione) e uomini della cultura.

Continua Marayati, commuovendo le migliaia di persone giunte nelle città tedesche: «Quanto è sporca la guerra! Genera tanti mali, è alla base di tanti interessi, come il commercio delle armi che sono sempre più sofisticate e letali: l’aspetto più infame è che la guerra si fa in nome di Dio». Il grido di pace dalla Siria aveva anche aperto la tre giorni: «Diffondere la cultura del dialogo in Medio Oriente, spazzando via la cultura della spada», aveva chiesto nell’assemblea inaugurale Giovanni X, patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente. Suo fratello è Paul Yagizi, il vescovo di Aleppo rapito quattro anni fa assieme al siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, anche lui vescovo della città martire e assiduo frequentatore degli incontri di Sant’Egidio nello spirito di Assisi.

Nei 26 panel dei tre giorni, la Siria non è l’unico scenario di dolore e preoccupazione di cui si è parlato a Münster e Osnabrück, dalla Nigeria al Centrafrica, dal Pakistan all’Iraq, dal divario tra ricchi e poveri alla violenza verso l’ambiente. La sfida è non rassegnarsi: «Si finisce per dire che possiamo fare poco – dice Andrea Riccardi – e si diventa pessimisti. Ma il pessimismo di chi non soffre è facile, si accetta l’indifferenza al dolore degli altri». Al contrario, per il fondatore della Comunità «abbiamo bisogno di ritrovarci e agire insieme come credenti», come intuì Giovanni Paolo II nel 1986 riunendo i capi spirituali ad Assisi e proponendo di essere insieme artigiani di pace. Molti ritenevano che l’evento dovesse restare un unicum, irripetibile, mentre Sant’Egidio ha da subito raccolto quell’eredità. Quest’anno lo “spirito di Assisi” è arrivato in Germania, in occasione dei 500 anni dalla Riforma protestante di Martin Lutero.

La cerimonia finale è stata preceduta dalle preghiere nei diversi luoghi: cristiani delle diverse confessioni, ebrei, musulmani, buddisti, induisti e fedeli di altre religioni asiatiche hanno invocato la pace in contemporanea, ciascuno secondo la propria tradizione, gli uni accanto agli altri. Poi i religiosi si sono uniti in un corteo segnato da commuoventi abbracci, giungendo nella piazza di fronte al Duomo di Osnabrück. Qui è stato letto l’Appello di Pace 2017 frutto dell’incontro: ciascun leader lo ha firmato, accendendo simbolicamente la candela e deponendola in un candelabro. Si legge nell’appello: «La globalizzazione è riuscita a unire economia e commercio, ma occorre vivere e costruire un’unificazione spirituale, nel rispetto delle diversità, attraverso un dialogo costante, mai isolando nessuno». «Ci impegniamo – continuano – a lavorare per rimuovere le cause all’origine di molti conflitti: l’avidità di potere e denaro, il commercio delle armi, il fanatismo, il nazionalismo».

Così come aveva fatto nell’assemblea inaugurale Ahmed Al-Tayyeb, il Grande Imam di Al-Azhar ovvero del massimo centro teologico sunnita, arriva una forte condanna del terrorismo: «Mai la guerra è santa e che chi uccide nel nome di Dio non ha cittadinanza né tra le religioni, né tra gli uomini».

“Che cosa possono fare i credenti?”, si chiedono i leader religiosi. E rispondono indicando lo spirito di Assisi: “Innanzi tutto pregare! Ma anche il nostro stare insieme tra diverse religioni, cresciuto in questi anni, è un segno di pace e ha già creato una rete di prevenzione dei conflitti”. È un cammino che Sant’Egidio proseguirà: l’appuntamento per l’anno prossimo è a Bologna, su invito del vescovo della città Matteo Zuppi.

 

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