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giovedì 23 novembre 2017
 
SONIA BERGAMASCO
 

«La mia Livia riaccende l'amore sopito di Montalbano»

29/02/2016  Da Checco Zalone a Luca Zingaretti, fino al teatro. L’attrice milanese sta vivendo un momento d’oro. Anche nella vita privata: «Ho appena compiuto 50 anni e sento di avere ancora tanta vita piena davanti a me»

Sonia Bergamasco entra nel caffè milanese dove ci siamo dati appuntamento, proprio davanti al Teatro alla Scala. «Perché ho scelto questo posto? Perché il mio residence è qui vicino. E poi perché è a due passi dalla metro che prenderò stasera per andare a teatro a recitare». Passa una donna che la riconosce: «L’ho vista qualche giorno fa al Teatro Parenti e volevo dirle che è bravissima». Confermiamo. Nello spettacolo tratto da Il ballo di Irène Némirovsky, sola sul palcoscenico dà corpo e voce a cinque personaggi, sempre con grande intensità.
Ma il bello è che è stata altrettanto brava anche nella parte della dottoressa Sironi, l’implacabile funzionaria del ministero del Lavoro che in Quo vado? arriva a spedire Checco Zalone perfino al Polo Nord pur di convincerlo a mollare il suo preziosissimo posto fisso. E scommettiamo che lo sarà anche nei panni di Livia, l’eterna fidanzata del commissario Montalbano nei due nuovi episodi della saga tratta dai libri di Andrea Camilleri, in onda su Rai 1 dal 29 febbraio.
Un personaggio che, specie nelle ultime puntate, per usare il vocabolario dello scrittore, non è stata certo una «fimmina che ti fa arrimiscolìare il sangue», ma appariva distaccata, per non dire francamente antipatica, tanto che i rapporti con il commissario si riducevano sempre più a fredde telefonate sulla linea Genova-Vigàta. La nuova Livia invece «cercherà di riaccendere la fiammella» con il suo Salvo.

Era già una fan di Montalbano?


«Conosco bene l’opera di Camilleri anche perché, ancor prima di essere uno scrittore, è stato un uomo di teatro. E questo si avverte tantissimo nella sua scrittura, nel modo con cui delinea gli ambienti e i personaggi».

C’è un luogo del set che l’ha colpita in modo particolare?


«Il Ragusano è una parte della Sicilia incantevole che non conoscevo. Purtroppo ho girato in prevalenza nella casa di Montalbano e quindi non ho avuto modo di conoscerla bene, cosa che mi riprometto di fare ad aprile quando tornerò per girare altri episodi. Però ho già avuto modo di capire perché il commissario ami così tanto andare al ristorante: si mangia davvero magnicamente. Spero di tornare anche con la mia famiglia».

Ha due figlie, Valeria e Maria, di 12 e 10 anni. Hanno visto Quo vado?

«Certo, con me, e si sono divertite moltissimo, come con gli altri film di Checco. E poi loro sono delle nostre grandi sostenitrici».

Quando dice “nostre” si riferisce a lei e a suo marito Fabrizio Gifuni. Vi è mai capitato di recitare in una stessa città in due teatri diversi?

«Solo una volta, l’anno scorso qui a Milano. Io facevo Il ballo e lui era al Piccolo con Lehman Trilogy. È stato strano ritrovarsi dopo. E anche romantico».

Come possiamo definirla nel suo lavoro, perfezionista?

«Certo. Non è mica un insulto».

È diplomata in pianoforte. Quali sono i suoi compositori prediletti?

«Bach, Schubert e Ligeti».

Sono molto diversi tra loro. Le piace spaziare, come nel suo lavoro di attrice...

«Sì, non sono ossessiva. Però non mi interessa l’eclettismo fine a sé stesso, né il virtuosismo. Mi piace mettermi alla prova perché la vita è complicata ed è bello cercare di raccontarla in questa complessità».

Suona ancora?

«Appena posso. E da circa un anno ho iniziato a studiare violoncello».

Ha anche pubblicato un libro di poesie, Il quaderno. Può parlarcene?


«Non c’è un racconto. È una pulsazione interna, uno zampillare che ha a che fare con una parte molto profonda di me. Almeno lo spero... (ride, ndr)».

E la lettura?

«Sono una grandissima lettrice da sempre: è una passione che mi rende felice. Leggere per me è anche un modo per stare nel mondo, per stare in ascolto. È una passione che cerco di trasmettere anche alle mie figlie».

Seguono i suoi consigli o tendono a scegliere i libri da leggere da sole?

«Prima di tutto è la scuola a indirizzarle. Poi hanno un loro percorso e a volte sono io che scopro bei libri grazie a loro. Oggi ci sono libri per ragazzi bellissimi, con illustrazioni magnifiche».

I classici con cui i ragazzi delle passate generazioni sono cresciuti, da Robinson Crusoe a Piccole donne, appaiono loro superati?

«Assolutamente no. Mia figlia ques’estate ha letto Pattini d’argento. Senza piangere, però, come facevo io».

Com’è stata la sua infanzia?

«Complicata. Mi sentivo a disagio, non sapevo da che parte cominciare, non trovavo una mia strada. Così mi sono data da fare, con un forte senso di inadeguatezza ma con la fiducia che prima o poi l’avrei trovata. Così è stato quando, attraverso la musica, sono approdata al mestiere dell’attrice».

Ha appena compiuto 50 anni. Come li ha festeggiati?

«Con una bella cena con gli amici».

Per molti sono un compleanno come un altro. E per lei?

«Per me no. Arrivarci mi è costato fatica, perché non sono “nel mezzo del cammin di nostra vita”, come diceva Dante: sono molto di più. C’è tanta vita dietro, ma ora sento di averne ancora tanta davanti. E piena. E questo mi rende molto positiva».

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