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domenica 16 giugno 2019
 
cronaca italiana
 

Sorrento, che cosa sono e da dove vengono le palme di confetti del papa

09/04/2017  I ramoscelli con cui il papa accoglie i sentatetto hanno una tradizione antica: andiamo a scoprirla.

Il profumo dolce dello zucchero caramellato si avverte subito nella sala grande del Convento delle Suore Oblate del Bambin Gesù diretto da Suor Monica Dornelas. Attorno ad un grande tavolo ogni anno si siedono decine di donne. Sono tutte impegnate a manipolare confetti, fil di ferro, e fiorellini. Nascono così le tradizionali palme di confetti realizzate per papa Francesco che proprio con quei ramoscelli accoglie i senzatetto del Vaticano.

A Sorrento la settimana della Santa Pasqua comincia con il profumo dolce della Domenica delle Palme che significa accoglienza. Non solo aprire una porta, accoglienza può voler dire proprio donare. E attraverso quel gesto che domenica compirà papa Francesco che la comunità di Sorrento ha simbolicamente ‘abbracciato’ i senzatetto del Vaticano. Quei lavoretti iniziano nelle singole case. Le donne si riuniscono attorno al tavolo della cucina, quel focolare ancora presente nelle case antiche della costiera. L’occorrente è disposto in maniera ordinata. Ci sono i confetti colorati, i fili di ferro, i fiorellini di cartapesta, i simboli pasquali, e la candela che crea un collante naturale.

Il rito - frutto di una tradizione millenaria risalente ai Saraceni ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme che fu accolto dalla popolazione con enormi rami di palma - apre la settimana che precede la Pasqua in Costiera. Sette giorni che accompagnano la Passione di Cristo con appuntamenti che si tramandano da generazioni e che coinvolgono tutta la città. I due appuntamenti più sentiti, come sempre, sono le processioni degli incappucciati le cui origini, secondo alcuni dipinti, risalgono al Medioevo. La prima, quella degli incappucciati bianchi, percorre le strade della città a partire dalle 3 della notte fino all'alba tra giovedì e venerdì Santo. La simbologia descrive un corteo che accompagna la Madonna in cerca del Figlio. Quella nera, invece, accompagna Cristo Morto seguito dalla Madonna vestita di nero. Questo corteo esce la sera di venerdì Santo e rientra prima della mezzanotte. Entrambe le processioni sono accompagnate da cori polifonici del "Miserere", e nelle strade buie risuonano gli echi struggenti del Salmo 50.

La partecipazione a queste processioni è ambitissima; il "diritto" si tramanda da padre in figlio generazione dopo generazione. Tradizioni e cultura con le abili mani le donne sorrentine hanno confezionato anche 120 rosari. Sedute su una sedia rivolta verso il mare della costiera le ricamatrici muovono armoniosamente la mano che comanda l’uncinetto. Anna e Carmela Pugliesi insieme a molte altre donne hanno realizzato grani e crocifissi in cotone. Sotto la guida di Lucia Nesando invece è stato realizzato un cesto di rose da offrire alla Madonna.

“Nei tempi antichi avere un rosario era considerato un lusso e così molte donne lo realizzavano attraverso quella che era un’arte povera che si tramandava, ovvero quella del ricamo - spiega Annamaria Gargiulo della Fondazione Studi Toniolo che ha curato l’intera iniziativa – insieme alle palme realizzate con i confetti, vogliamo far partire un messaggio di pace e solidarietà dalla costiera sorrentina. Il nostro desiderio è proprio quello di accogliere il prossimo e prendercene cura, infatti, i nostri doni pasquali arriveranno anche al Santuario di Pompei, per malati e degenti della Fondazione Pascale per le cure dei tumori di Napoli, e per i poveri della chiesa di Guadalupe”. L’iniziativa  è stata svolta anche con il contributo del Simposio delle Muse “Arturo Esposito” con il presidente Mario Esposito, delle suore dell’Istituto Agostiniano S. M. della Misericordia. Hanno partecipato anche i ragazzi della Scuola Santa Maria della Pietà con la coordinatrice Carmela Gargiulo. Un cesto di dolci preparati con i limoni freschi di Sorrento sono stati preparati e donati invece dal pasticcere Antonino Mastellone. Tra i regali inviati al Vaticano dalla Fondazione Toniolo anche un’icona di Gesù Buon Pastore realizzata dalla maestra Gemma Vozza.

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