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venerdì 22 giugno 2018
 
Forum Sad
 

Sostegno di vicinanza: la solidarietà a portata di mano

10/03/2015  In provincia di Rimini “La Piccola Famiglia” onlus lo sta sperimentando da oltre un decennio con i ragazzi cinesi nati in Italia. Il tema è stato approfondito a Torino, in occasione del XVI Forum nazionale delle associazioni di sostegno a distanza.

Sostegno a distanza e sostegno di vicinanza: due forme di solidarietà concreta che possono coesistere, soprattutto in un contesto multietnico come quello italiano. Ne è convinto Alessandro Centanni, dell’associazione “La Piccola Famiglia”, intervenuto a Torino durante il XVI Forum Nazionale delle associazioni di sostegno a distanza, svoltosi il 6 e 7 marzo e incentrato proprio sul tema “Sostegno”.

Inteso come «solidarietà fra persone che crea pace, sviluppo, welfare e coesione sociale», spiegano gli organizzatori del Forum SaD, specificando che da un lato è attivo «il cosiddetto “sostegno a distanza di vicinanza”, ossia un sostegno fornito alle persone in difficoltà nel nostro territorio; dall’altro, la nuova legge sulla solidarietà e cooperazione internazionale  riconosce l’impegno di nuovi attori sociali».

«Accanto a vari progetti di sostegno a distanza, la nostra onlus ne ha uno a favore dei minori cinesi in Italia. Si tratta del Centro Italia-Cina», riferisce Centanni. Al Centro – aperto dal novembre 2003 a Savignano (Forlì-Cesena) dalla cooperativa sociale Montetauro – è dedicato un sito (www.centroitaliacina.it) ed è sempre aggiornata anche la pagina Facebook (https://www.facebook.com/centroitaliacina).

Il successo dell'iniziativa è dimostrato dai numeri in crescita

Oltre al sostegno scolastico e all’insegnamento dell’italiano, vengono proposte attività sportive, danza, teatro, artigianato, convegni, feste, gite e molto altro. A raccontare il successo di questa iniziativa sono i numeri in crescita: «Dal 2003 a oggi hanno frequentato il Centro circa 200 minori di nazionalità cinese. Quest’anno abbiamo avuto 60 iscrizioni; all’inaugurazione del Centro, dodici anni fa, erano 40, passati a 60 dal 2014».

Nutrito il gruppo dei volontari, giovani e adulti italiani e cinesi: «Dal 2003 hanno prestato il loro servizio complessivamente circa 150 persone, tra cui alcuni ex-studenti del Centro. Se nel 2005 i volontari erano 40, tre anni dopo erano 46, di cui 18 cinesi: 3 di loro facevano gli autisti per il trasporto dei minori da e per il Centro, uno era il tuttofare, 9 insegnanti, gli altri aiutanti per i compiti scolastici. Quest’anno contiamo 30 volontari, 5 dei quali cinesi», riassume Alessandro.

Al 31 dicembre 2013 in Italia si registravano 256.846 cinesi residenti, dei quali 28.026 in Emilia-Romagna. Di questi, 5.236 abitavano nelle provincie di Forlì-Cesena e Rimini (3.049 e 2187 rispettivamente). Nel comune di Savignano abitavano 374 cinesi: erano 81 nel 2000 e 227 nel 2004, secondo i dati dell’Ufficio Anagrafe comunale; una cifra aumentata progressivamente negli ultimi anni, come riferiscono le statistiche dell’Istat: 337 (2007), 332 (2008), 412 (2009), 417 (2010), 362 (2011), 362 (2012).

Alessandro sintetizza alcune storie dei ragazzi minorenni che frequentano il Centro, manifestando «i loro bisogni, non solo scolastici». Il sedicenne Xin Xin è stato lasciato dai suoi genitori, emigrati in Italia per lavorare, «quando aveva 3 anni. Non è stato facile capire come da un giorno all’altro i genitori siano spariti senza più tornare a casa... A 11 anni arriva la bella notizia: finalmente puoi andare dai tuoi genitori. Non sapeva però che anche in Italia non avrebbe mai vissuto con i suoi, bensì con una zia. Prova da solo a proseguire gli studi, ma anche lì è un fallimento... Ora che cerca di vivere da solo, guardando con distacco la sua situazione mi chiede: “Ma la mia famiglia è mai esistita?”».

Poi c’è la tredicenne Lu Lu: «Mi chiama dall’ospedale, dove ha accompagnato il padre con un infarto in corso. Dovrà tradurre al padre quello che dice il dottore: potrà sopportare questa notizia?», si chiede Centanni. Ma aggiunge: «Nonostante tutto, questi ragazzi non hanno smesso di sorridere: sono i ragazzi della porta accanto che abitano le “periferie esistenziali” delle loro dolorose storie di immigrazione».

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