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Tanti auguri, cari lettori

24/12/2013 

Nonostante la crisi morda ancora, e le famiglie abbiano poco da festeggiare dopo un anno di sacrifici e privazioni, il Natale che è l’avvento di un Dio che nasce povero in una grotta e si fa bambino, in tutto simile a noi e alla nostra condizione umana, è sempre una lieta notizia. Un segno di speranza anche per tanti disoccupati, esodati e giovani senza lavoro, che la società dell’opulenza ha messo ai margini, come “scarti di umanità”, come direbbe papa Francesco.
Il mio augurio, cari lettori, è di un sereno Natale, nonostante tutto.

Un Natale che sia, soprattutto, di giustizia e solidarietà. E che ci permetta di uscire da noi stessi e dalle nostre case per andare incontro a chi è più nel bisogno. Il dono più bello è poter condividere qualcosa con qualcuno, in particolare con chi vive nella solitudine o con famiglie povere, ma senza aspettarsi nulla in cambio. “Noi siamo facilmente attratti dalla carità presbite”, scrive Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, “quella carità che ama chi sta lontano e lo fa stare lontano, ma non amiamo il povero accanto a noi, in casa nostra, in vera relazione con noi”. Quello che dovremmo guardare negli occhi e avere il coraggio di toccare e abbracciare. E ancora ricorda, il priore di Bose, una bella usanza di quand’era bambino, nel dopoguerra, tempi di crisi e di miseria: “Il giorno di Natale a tavola si riservavano un piatto e una sedia nel caso si presentasse un povero per festeggiare. Era il segno che si era pronti a condividere quel poco che c’era: avere a tavola qualcuno arrivato come una sorpresa accresceva la festa”.

Nell’Angelus di domenica scorsa, papa Francesco ha paragonato la “precarietà” della nascita di Gesù bambino (costretto poi alla fuga in Egitto come profugo, per salvarsi dalle persecuzioni del re Erode), alla situazione in cui vivono le vittime della crisi oggi. “I poveri non possono aspettare” era scritto su uno striscione in piazza San Pietro, che papa Francesco ha fatto suo per ricordare le famiglie senza casa, sia perché non l’hanno mai avuta sia perché l’hanno persa per la crisi. “Invito tutti”, ha detto, “ad operare perché ogni famiglia possa avere una casa. Casa e famiglia vanno insieme: è molto difficile portare avanti una famiglia senza abitare una casa”.

Invito che ci proietta al nuovo anno, che l’Onu ha dedicato alla famiglia, “cellula vitale della società”, cui dedicare politiche concrete di sostegno più che continui attacchi per minarne la stessa sopravvivenza. Famiglia che è anche nel cuore di papa Francesco, che le ha dedicato un Sinodo “straordinario” nell’ottobre 2014 e uno “ordinario” nell’anno successivo, facendo precedere i lavori con un questionario inviato a tutti i vescovi, sacerdoti e comunità cristiane, per capire qual è lo stato di salute della famiglia nel mondo.

Come il 2013 è stato l’anno dei due Papi (dalle dimissioni di Benedetto XVI all’elezione di papa Francesco), anche il 2014, nel mese di aprile, ci riserverà la gioia della canonizzazione di due grandi Pontefici, tanto amati, che hanno segnato la storia della Chiesa: Giovanni XXIII con l’apertura del concilio Vaticano II e Giovanni Paolo II con il suo lungo pontificato e le sue aperture al mondo. Segni di speranza che ci vengono da una nuova “primavera della Chiesa”, di cui papa Francesco è interprete, testimoniando con gioia la misericordia di Dio verso tutti, e i poveri in particolare. E che si aggiungono a qualche timido segnale di ripresa economica, con l’augurio che una politica meno rissosa e miope, ma più attenta al bene comune, vorrà favorire.

Sono tempi duri anche per l’editoria in genere e quella di ispirazione cristiana in particolare, come la nostra. Ma nell’anno centenario della Società San Paolo, editore di Famiglia Cristiana, osiamo sperare che il nostro fondatore, il Beato Giacomo Alberione, sappia intercedere presso il Signore per rinnovare e fortificare la nostra missione di evangelizzare con i mass media e con i “nuovi pulpiti” che sono le reti telematiche. Buon Natale a tutti, cari lettori. E l’augurio di un nuovo Anno che ci porti una speranza in più.

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