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Tav, i parroci: "Serve il dialogo"

04/03/2012  Parlano i preti della Val Susa. Don Silvio: "I nostri fedeli decisi a non mollare. Ma la violenza va condannata. Dobbiamo arrivare a una trattativa con lo Stato"

Monsignor Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa (foto sopra e di copertina: Paolo Siccardi).
Monsignor Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa (foto sopra e di copertina: Paolo Siccardi).

Sono le nove di sera di mercoledì 29 febbraio: una trentina di persone davanti alla cattedrale di Susa si dispone a semicerchio intorno alla statua di mons. Rosaz, il vescovo beatificato da Giovanni Paolo II nel 1991 e intona il  Jubilate deo. A pochi chilometri di distanza, a Bussoleno, la Polizia ha appena sgomberato l'autostrada del Frejus dai manifestanti No Tav. Lungo le strade del paese è in corso una caccia all'uomo per cercare i responsabili di alcuni atti di violenza. Quanto sta accadendo in Valle di Susa stride con il tono mistico e il clima di pace che si respira davanti alla Cattedrale. Eppure queste persone, per tutta la giornata, sono state sul terreno degli scontri, a fianco dei “movimentisti” , in una protesta che ha mille sfaccettature e che vede, a fianco dei “Cattolici per la Vita della Valle”, schierati sul fronte No Tav, gente comune, famiglie con bambini, ragazzi, anarchici, autonomi, giovani dei centro sociali.


Don Silvio Bertolo, parroco di Condove, è da sempre vicino al movimento. “I mass media continuano a dire che gran parte dei valsusini è favorevole al Tav e che la protesta riguarderebbe solo piccoli gruppi fanatici. Non è così. La maggioranza della gente in valle è contraria a quest'opera. E sarebbe proprio il caso di fare  un referendum nei nostri paesi”. Don Silvio è preoccupato: “I toni si alzano ogni giorno di più e i valsusini sono decisi a non mollare”. E lo Stato che fa? “Il rischio è che il clima diventi sempre più pesante. Se alle forze dell'ordine verrà ordinato di usare maniere ancora più forti di quelle utilizzate finora, il rischio è che si vada verso una guerra dello Stato contro una zona del suo territorio. E potrebbero esserci delle vittime”. Per don Silvio è giunto “il tempo di riparare alla linea di forza usata fino ad oggi contro la protesta. La gente della Valle di Susa si sta dimostrando ferma e tenace ed è indispensabile avviare un vero tavolo di confronto e dialogo, a cui siano invitati a partecipare i rappresentanti di tutti i Comuni, non solo quelli graditi al Governo. Proprio il Governo deve cambiare atteggiamento: non può più schiacciare e reprimere ma ascoltare. Serve un dialogo vero, non come quello utilizzato fino ad oggi da Mario Virano che non ha saputo ascoltare e mettere a disposizione di un autentico confronto la sua competenza e la sua intelligenza ”. E sulla violenza? “Va condannata – dice don Silvio Bertolo – così come ogni atteggiamento estremista. Nel movimento No Tav si sono infiltrate frange che con la protesta della valle hanno poco a che fare. Ma capita anche che qualche valsusino, esasperato perchè si vede calpestato nelle sue ragioni, reagisca con atteggiamenti violenti. Questo non deve capitare. Ma è anche vero che  i mass media troppe volte mettono in luce solo i gesti negativi e non parlano a sufficienza delle motivazioni del No alla Tav”.  E poi – conclude don Silvio - “per dialogare davvero con la valle ci vogliono persone pulite, responsabili; non credo che politici screditati possano combinare qualcosa di buono”. 

Don Sergio Blandino, parroco di Sant' Antonino di Susa, invita a “pregare perchè si recuperi la ragione, il senso e la proporzione delle cose”. C'è troppa tensione e troppa violenza, anche da parte di chi protesta: “La lotta è sfuggita a tutti, ai sindaci e anche ai cosiddetti leader No Tav ed è in mano a gente che con la valle non c'entra nulla e che coglie ogni occasione per spaccare tutto”. Il punto allora è come ricomporre il conflitto: “Quando ci sono posizioni così diverse che si scontrano  Sì Tav e No Tav  l'unica cosa da fare è mettersi intorno a un tavolo e cercare una soluzione che magari non soddisferà tutti e accontenterà nessuno. Ma è la sola via di uscita. Secondo me in giro c'è troppo fanatismo. E troppa gente convinta di aver ragione al cento per cento, che considera chi non è d'accordo  con lui un nemico”. Sugli scontri con la Polizia, dice don Sergio, “siamo di fronte a una guerratra poveri. Gente comune della valle di Susa contro poliziotti che fannoil loro dovere per 1300 euro al mese. E quando i poveri si fanno la guerra tra di loro alla fine a guadagnarci sono solo i ricchi”. Cosa devono fare i cattolici di fronte alla violenza? “Un po' come allo stadio quando ci sono cori razzisti, volano parole violente o ci sono scontri: si dovrebbe sospendere la partita. Anche qui, i cattolici presenti a una manifestazione, quando assistono ad atti di violenza dovrebbero prendere e andarsene. Non basta condannare la violenza a parole, Bisogna isolare i violenti, andarsene via”.

Don Luigi Chiampo, responsabile dell'unità pastorale di Almese, ammette“che nelle liturgie non si parla quasi mai di questo problema, anche perchè sul Tav le persone sono divise. Certo, buona parte dei cattolici impegnati, in valle di Susa, fa parte del Movimento No Tav, ne condivide le linee. Ed opera in un'ottica pacifica”. E quindi cosa può fare un sacerdote? “Lavorare con le persone, attraverso il dialogo con i singoli e con i gruppi. Ad esempio, conosco  il ragazzo protagonista del faccia a faccia col poliziotto, finito su tutti gli schermi televisivi e su tutti i giornali. Gli ho parlato  e vi assicuro che è un giovane diversoda come è apparso all'opinione pubblica”. Ma sulla questione Tav cosapensa?  “La Chiesa locale non ha assunto una posizione favorevole o contraria. Io ho la mia posizione ma è importante che i sacerdoti non diventino bandiere di una causa. Dobbiamo piuttosto preoccuparci di ricomporre, sul nostro territorio, un tessuto di valori, a partire dalla non violenza”. 

E il vescovo di Susa? Mons. Alfonso Badini Confalonieri rimanda ad una sua intervista, rilasciata martedì scorso ai microfoni di RadioVaticana. “Il Governo dovrebbe entrare in contatto con le popolazioni locali per aiutarle a comprendere, se non proprio a condividere, il progetto del treno veloce. Che poi è una scelta dell'Europa e dei governi italiano e francese che su questo hanno firmato un accordo internazionale. Mentre in valle di Susa, bisogna che le persone siano disponibili ad ascoltare, accogliere, dialogare. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, la necessità di un dialogo più comprensivo, umano,profondo, schietto. Anche l'arcivescovo di Torno, Mons. Cesare Nosiglia, sostiene che “la politica deve mantenere il dialogo con la Valsusa”. Ai microfoni di Radio Vaticana. Nosiglia ha dichiarato di credere che“quanto sta accadendo in tutta Italia, da parte di gruppi che contestano la Tav, vada oltre il problema che interessa la Val di Susa. Secondo l'arcivescovo, ''tali manifestazioni sono segnali un disagio sociale piu' vasto, che sta crescendo in seguito anche alle difficolta' che derivano dalla crisi economica che stiamo attraversando''. Nosiglia auspica che tutti gli attori coinvolti lavorino per abbassare la tensione, ''che genera contrapposizioni, scontri violenti, isolando gli estremisti e riaffermando le proprie ragioni ma attraverso quelle vielegali, pubbliche, che la nostra democrazia offre''; e che tutte le forze politiche ''devono manifestare posizioni chiare e concordi contro ogni forma palese o larvata di legittimazione della violenza. La cosa piu' positiva da parte della politica resta l'impegno di sostenere unserio e continuo dialogo con la popolazione locale''.

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